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(31 Marzo 2011) Enzo Apicella
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IL “FEMMINISMO” DI CISINT A “QUARTA REPUBBLICA”

La “sindaco” leghista di Monfalcone approda alla trasmissione reazionaria di Nicola Porro nella sua crociata per “emancipare” le donne musulmane bengalesi

(13 Settembre 2023)

Solo un governo delle lavoratrici e dei lavoratori, contrapposto alla partitocrazia di destra e di centrosinistra che si alterna al governo capitalistico, potrà combinare l’emancipazione dallo sfruttamento di classe e di genere.

Anna Maria Cisint

Anna Maria Cisint, sindaca di Monfalcone

La sindaca Cisint ha portato a Quarta Repubblica la sua millantata lotta per l’emancipazione delle donne musulmane bengalesi. In effetti la religione è centrale nell’oppressione di genere. Si ha a che fare con archetipi di una tassonomia sessuale prescritta secondo la teoria di Dio, biblica e coranica, a fronte della realtà concreta degli individui. Però la Cisint, nel mentre inveisce contro l’islam, promuove il cattolicesimo di Stato. La sua imposizione del presepe nelle scuole comunali contro ogni principio di laicità scolastica pubblica, la sua obiezione a celebrare le unioni civili anteponendo la concezione cattolica del matrimonio alla legislazione statale, ne sono dimostrazioni esemplari.

Considerando l’Italia, e non il Bangladesh, la chiesa cattolica è da sempre un ostacolo politico all’emancipazione della donna, religiosamente subalterna al maschio perché creata dopo Adamo, avversaria dell’affermazione legale della maternità surrogata e di qualsiasi identità che non rientri nel dogma eterocispatriarcale. Un maestro spirituale della signora Cisint, l’arcivescovo di Udine, mesi fa ha ricordato la costante campagna curiale contro l’aborto - che causa un’obiezione di coscienza medica di oltre il 64% negli ospedali pubblici costringendo le donne a stressanti migrazioni sanitarie - e contro il matrimonio egualitario. La lotta per la piena autodeterminazione della donna, e per una libera espressione della sessualità, in Italia trovano difficoltà legislative per via del cattolicesimo politico, dei suoi partiti come la Lega della Cisint, e non dell’islam. Anche negli ambienti cristiani vi sono fenomeni integralistici con conseguenze violente sulla donna e i figli minori. Esempi sono l’impostazione patriarcale del capofamiglia, la legittimità delle relazioni sessuali solo con il certificato matrimoniale e solo per relazioni etero, la demonizzazione della masturbazione, il ruolo della Sacra Rota, il valore della verginità, per non parlare dell’obbligo di celibato per i ministri di culto cattolici. Neanche le suore possono indossare il bikini tanto che in Francia, anni fa, si pensava di proibirne l’accesso alla spiaggia.

Solo una coerente battaglia politica per una totale separazione tra Stato e chiese, tra religione e pubblica istruzione, un concreto miglioramento socio-economico e culturale della donna possono porre le basi per uno sviluppo di liberazione femminile. Questo è strettamente legato ad un rilancio del movimento dei lavoratori capace di coinvolgere la classe operaia immigrata dei gruppi nazionali dove la tradizione patriarcale è più radicata. Ciò significa innanzitutto coinvolgere sindacalmente le donne musulmane che già lavorano, numerose secondo i dati nazionali, specie nel lavoro produttivo, innalzarne la possibilità di esprimere una propria soggettività laicizzata, e farne un punto di riferimento per le altre. Monfalcone non è un mondo a parte. Le dinamiche locali nella comunità islamica non sono estranee a quelle nazionali, ed inoltre i musulmani nel monfalconese sono anche europei e non solo bengalesi o africani.

Partito Comunista dei Lavoratori - nucleo isontino

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