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Per un fronte unico internazionalista dei lavoratori contro la guerra imperialista

(19 Ottobre 2023)

Guerra in Ucraina

La redazione finale di questo testo, frutto di un confronto avvenuto negli scorsi mesi tra Partido Obrero e Polo Obrero (Argentina), la Tendenza internazionalista rivoluzionaria e il SI Cobas, è del 4 ottobre, e non può tenere conto, quindi, dei drammatici recenti sviluppi della guerra tra lo stato di Israele (e i suoi protettori occidentali) e l’indomita resistenza delle masse oppresse della Palestina – avvenimenti che tuttavia ne confermano il senso di fondo. E’ quanto mai urgente lavorare per la costituzione di un fronte unico internazionalista contro le guerre del capitale in corso e in preparazione, contro la tendenza generale ad un nuovo scontro globale inter-capitalistico per la spartizione del mondo – affrontando con la massima determinazione i compiti che ci pone la realtà presente, senza restare prigionieri delle esperienze del passato. (Red.)


La guerra in Ucraina dura da quasi 500 giorni e non ci sono prospettive immediate per la sua cessazione. Il numero dei morti e dei feriti supera il mezzo milione. È una delle guerre più sanguinose dalla seconda guerra mondiale.

E la prospettiva è che questo bilancio di morte aumenterà. La recente Conferenza della NATO, tenutasi a Vilnius, ha adottato misure drastiche per sviluppare pienamente la via della guerra contro la Russia e la prospettiva diretta del confronto con la Cina. A questa Conferenza di guerra hanno partecipato paesi dell’Asia (Giappone, Corea, ecc.) e l’Australia, impegnandosi non solo a inviare armi all’Ucraina per continuare la carneficinabellica, ma anche a mettere in atto un’escalation militare contro la Cina.

Tutto ciò conferma che in Ucraina non esiste alcun intervento militare a favore della democrazia e dell’autodeterminazione nazionale. Il governo di Zelensky agisce come una pedina della NATO. Il popolo ucraino viene utilizzato come carne da cannone per gli interessi degli imperialismi occidentali.

Sull’altro fronte, l’invasione militare della Russia non ha nulla a che vedere con la lotta dei popoli contro l’imperialismo. Putin è a capo di un governo oligarchico di capitalisti, che cerca di estendere il suo dominio non solo sulle masse lavoratrici russe, ma anche su quelle dei paesi vicini. La Russia, in quanto potenza militare, agisce come uno stato oppressore non solo nei confronti del popolo russo, ma anche di numerosi popoli, soprattutto quelli circostanti, come dimostrano la guerra contro la Cecenia e la collaborazione dell’esercito di Putin nella repressione della ribellione proletaria e popolare in Kazakistan. Inoltre, la crescente presenza economica, politica e militare russa in Africa e in Medio Oriente rivela che la borghesia russa non è solo interessata a proteggere i propri confini e a recuperare lo spazio che un tempo apparteneva all’URSS, ma è sotto tutti gli aspetti un “attore” sul mercato globale.

Lo sviluppo della guerra ha reso evidente che i principali nemici dei lavoratori ucraini e russi sono nei rispettivi paesi.

Questa è una guerra imperialista da entrambe le parti. I lavoratori e i soldati dell’Ucraina e della Russia sono vittime di una carneficina imperialista, basata sugli interessi predatori di entrambe le parti in conflitto.

La guerra tra NATO e Russia minaccia di estendersi inarrestabilmente, trasformandosi in una guerra atomica e mondiale aperta. Sabotaggio e attacchi aerei organizzati dall’Occidente hanno già portato la guerra in territorio russo. La retroguardia delle forze filo-NATO in paesi come la Polonia e le forze russe in Bielorussia indicano che la guerra potrebbe coinvolgere più paesi in qualsiasi momento.

La tendenza alla guerra risponde a una ragione di fondo. È un prodotto diretto della crisi strutturale del capitalismo che porta ad un aumento delle rivalità inter-imperialiste e a maggiori dispute tra le multinazionali del capitale, alle tensioni e agli scontri tra gli stati, compresi quelli militari.

Dall’accoppiamento tra Cina e Stati Uniti che esisteva durante i primi tre lustri del ventunesimo secolo siamo passati, a partire dal 2018, alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, con un processo di ricollocazione delle catene di fornitura e una forte escalation bellicista – a causa del cambiamento negli equilibri di potenza tra le vecchie e le nuove potenze capitaliste. Le tensioni militari in Africa, che hanno alle spalle questi stessi scontri internazionali, mostrano la responsabilità delle grandi potenze capitaliste nella rinascita del militarismo nel mondo. L’esaurimento del sistema capitalista, che si manifesta nella crescente crisi economica e che ci sta portando ad una nuova recessione globale, è un fattore fondamentale che spinge alla guerra perché ogni entità capitalista (grandi aziende, stati) cerca di scaricare la propria crisi sui suoi concorrenti, e soprattutto sulle masse lavoratrici. Secondo un rapporto appena pubblicato della banca Credit Suisse, la polarizzazione economica e sociale continua a crescere. L’1,2% della popolazione mondiale, composta da milionari, monopolizza il 48% della ricchezza mondiale, mentre 2,8 miliardi di abitanti hanno accesso solo all’1,1% della ricchezza globale, il che condanna centinaia di migliaia di persone alla miseria e alla carestia.

I governi imperialisti votano bilanci di guerra con forti aumenti della spesa militare, tagliando al contempo la spesa sociale e promuovendo severi piani di austerità. L’inflazione sta mangiando gli stipendi. I governi hanno sviluppato un’offensiva contro le pensioni, per porvi fine e istituire al loro posto, un sistema di sussidi agli indigenti, negando i diritti dei lavoratori. Le tariffe dei servizi pubblici aumentano, l’istruzione e la sanità pubblica vengono privatizzate.

Ciò porta – e porterà ogni giorno di più – alla resistenza delle masse sfruttate contro gli attacchi delle proprie borghesie e dei propri governi, in difesa delle loro condizioni di vita contro la barbarie capitalista. Gli scioperi dei lavoratori e le rivolte di massa sono lo scenario in via di sviluppo.

Finora non c’è stata una mobilitazione di massa contro la guerra imperialista. Il contrasto è evidente se mettiamo a confronto l’attuale situazione con le mobilitazioni internazionali del passato contro la guerra in Iraq e con le iniziative sviluppate in occasione dei vertici della NATO e del G7. Il motivo è che la sinistra si è per lo più allineata dietro l’uno o l’altro fronte reazionario, mentre la classe operaia subisce i colpi degli attacchi capitalistici anche a causa dell’assenza di una sua direzione rivoluzionaria.

Per il momento, le proteste si sono limitate ad un certo numero di azioni isolate, i lavoratori portuali negli Stati Uniti, in Italia e altrove che si sono rifiutati di portare armi che sarebbero state usate nella guerra contro i loro fratelli lavoratori in altri paesi. Rivendichiamo il diritto a mobilitarsi contro la guerra in Ucraina e Russia, che è stato brutalmente perseguito dai governi di Kiev e di Mosca.

Facciamo appello a che avvenga una svolta di 180 gradi e si promuova una grande mobilitazione internazionale contro la guerra imperialista. Il punto di partenza è difendere una politica di classe indipendente da entrambi gli schieramenti che si contendono il mondo.

Un insieme di organizzazioni sindacali e politiche italiane ha indetto per sabato 21 ottobre – nel quadro di un piano nazionale di lotta – una giornata di mobilitazione presso la base militare di Ghedi, vicino Brescia, per unire la rivendicazione contro l’imperialismo italiano alla lotta contro la Nato, che si svolgerà nello stesso giorno anche presso le basi NATO in Toscana e Sicilia. Sotto lo slogan “Il nemico principale è nel proprio paese”, queste organizzazioni operaie e di sinistra si mobilitano innanzitutto contro la loro borghesia imperialista.

Consideriamo questa giornata, e in particolare la manifestazione di Ghedi, come un primo passo verso una mobilitazione internazionale contro la guerra in Ucraina e contro tutte le guerre del capitale in preparazione. Mettiamoci al lavoro per creare un coordinamento internazionale di tutte le forze che condividono la nostra opposizione proletaria e internazionalista alla guerra e per realizzare un Fronte Unico contro la guerra e i provvedimenti dei capitalisti contro le masse. Lavoriamo subito insieme per organizzare una prima giornata di lotta internazionale contro la guerra imperialista.

Abbasso i bilanci di guerra e le politiche di riarmo. Abbasso le sanzioni occidentali contro la Russia che affamano il popolo russo. Libertà per i prigionieri politici anti-militaristi in Russia e Ucraina. Per la piena libertà politica e sindacale in Ucraina e Russia. Abbasso le leggi e le persecuzioni anticomuniste.

Aumento delle spese sociali (istruzione, sanità, alloggio) per le masse lavoratrici. Restaurazione del sistema pensionistico dei lavoratori. Aumento dei salari con compensazione automatica dell’aumento dei prezzi. Basta con il lavoro precario, difesa dei diritti del lavoro e della contrattazione collettiva.

Guerra alla guerra! Abbasso la guerra imperialista! Scioglimento della NATO, ritiro delle truppe russe dall’Ucraina. Abbasso i governi responsabili della guerra da entrambe le parti. Per l’unità internazionale dei lavoratori. Fraternizzazione tra lavoratori e soldati ucraini e russi per porre fine a questa guerra reazionaria e imporre una vera pace che solo i governi operai potranno realizzare.

Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!

Partido Obrero - Polo Obrero - Si Cobas - Tendenza internazionalista rivoluzionaria

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