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Giorno della memoria

Giorno della memoria

(27 Gennaio 2012) Enzo Apicella

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(Palestina occupata)

Per fermare la tragedia: grandiosa manifestazione per il cessate il fuoco, solidale con la Palestina e contro Israele oppressore

Sabato 28, a Roma, con il corteo poderoso che si è snodato tra Porta S. Paolo (Piramide) e San Giovanni

(29 Ottobre 2023)

In piazza oltre 40.000

colosseo free gaza

La manifestazione, col duro corteo, è stata un vero successo di partecipazione e di unità di intenti. Anche se non c’era unanimismo. Anche se non tutti sono stati ossequiosi della indicazione dei promotori (le associazioni dei palestinesi in Italia) circa il portare prevalentemente le bandiere di Palestina, terra da liberare, pure questo non è stato ostacolo allo scorrere positivo dell’azione di protesta. Del resto la differenza la fanno le cose della realtà. Esempi concreti: un gruppetto di giovani tunisini che quasi supplicano un gruppo di compagni che hanno le bandiere palestinesi (mentre loro ne sono sprovvisti) per averne una in “prestito” per qualche minuto: il tempo di fare alcune foto con loro che sostengono la causa palestinese. Interrotti in questa azione, solo da una altro ragazzo di colore, che, anche lui vuole essere immortalato con la bandiera di Palestina. Un altro esempio: nel corso del corteo vedere una famigliola, intuibile come d’orgine araba, con una bimba piccola che sventolava la sua bandiera palestinese. Fatta di un foglio, colorato con i pastelli, raffigurante, appunto la bandiera Palestinese. E poi gli altri esempi; delle decine di declinazioni della presenza dei gruppi e partiti comunisti: a cominciare dal PCI e PRC. Fino all’ingresso del corteo in piazza San Giovanni con le donne palestinesi e non solo, che al grido “non c’è libertà se non ci sono donne libere” accompagnato dall’inconfondibile suono del grido emesso con la lingua che vibra forte e veloce. Tutto questo, moltiplicato per migliaia di volti, per centinaia di parole d’ordine scandite, sono stati il cuore e il messaggio della manifestazione. “Hanno ben fatto, - commentano dirigenti del PCI castellano - i promotori a chiamare alla lotta, ora. Hanno ben risposto tutti i partecipanti di questa come di molte altre manifestazioni dei giorni scorsi e in ogni parte del Paese e del mondo. Sottolineando che tutto ciò a cui assistiamo non è annoverabile nella categoria della cattiveria di qualche uomo, o qualche governo, no occorre avere l’attenzione vera sull’origine di tutto ciò. Noi stiamo assistendo - sottolineano questi partecipanti comunisti - dal rischio di guerra mondiale cercato come via d’uscita, ad una necessità ormai ineludibile: il cambio di assetto del mondo che dopo essere stato bipolare, ora non può essere circoscritto nella sfera dell’unipolare con USA/NATO/UE a fare da gendarmi e proprietari del mondo. Ora è il tempo del mondo multipolare. Dove sono tanti i popoli protagonisti: ognuno con lo stato/nazione che si sceglie. Ma dove tutti devono rispettare tutti, per essere a loro volta rispettati e vivere di cooperazione e non di guerra e rapine di risorse.”. “Per questo - concludono gli esponenti del PCI - è importante essere qui: non deviare l’attenzione sui fatti di Gaza e dei territori occupati. Per questo abbiamo ben accolto dai Palestinesi che sono nella capitale l’aver rivendicato come antifascista ed antisionista la matrice delle manifestazioni. Abbiamo portato, come indicato dal PCI la partecipazione alla mobilitazione con tutte le forze laiche e comuniste per poter rivendicare la non totale rappresentatività di Hamas del popolo Palestinese. Donne,vecchi, bambini non sono Hamas! I civili colpiti, gli ospedali distrutti, le scuole devastate i profughi bombardati non sono Hamas! La distruzione di un popolo ed il suo allontanamento dai luoghi di nascita e vita quotidiana non hanno niente di “democratico” ma testimoniano lo stato di regime razziale che insiste in quei territori dovuto alle forze di occupazione militari israeliane ed il loro governo da decine di anni. Occorre l’immediato cessate il fuoco la salvaguardia delle popolazioni ed un definitivo piano di accordi di pace.”. Sarà per questo spirito netto di chiarezza della situazione quale essa è, che nel corteo di Roma, inutilmente sorvegliato da centinaia di agenti bardati, l’unica “azione” di forza che si è prodotta, e che ognuno dei partecipanti vorrebbe aver compiuto, è stata quella di far cadere dallo stendardo, dei 193 in fila della FAO, la bandiera di Israele.

Trasmesso da Maurizio Aversa

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