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I maro' tornano...

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(22 Marzo 2013) Enzo Apicella

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4 novembre
senza patria, senza eserciti,
SENZA CLASSI!

(1 Novembre 2023)

Gaza distrutta

Fiducia nel “diritto internazionale” non ne abbiamo.
A stati, nazioni, governi, non ci appelliamo.
PER L'INTERNAZIONALISMO
CI ORGANIZZIAMO!


Gli operai non hanno patria, né stati, nazioni o “diritto internazionale” cui rivolgersi, su
cui far pressioni, o dai quale farsi difendere.
Il nocciolo del loro sfruttamento, l'estrazione di plusvalore, è uguale ovunque.
I padroni degli stati e delle nazioni estraggono profitto dal loro lavoro in pace ed in guerra, mentre il “diritto internazionale” fa finta, scatola vuota e priva di decisionalità com'è, di “regolarne” scontri economici e militari, altrimenti soggetti ai rapporti di forza e di potenza economica, politica, e militare.
Per altro, il “diritto internazionale” non è sempre lo stesso.
Esso stesso è espressione dei rapporti tra potenze e blocchi continentali, e delle variazioni di questi rapporti.

Oggi, chiuso il lungo ciclo bipolare di Yalta, l'attacco asiatico al vecchio ordine globale sta cambiando il peso delle forze in gioco e gli equilibri tra esse, ridisegnando anche l'assetto regolatore giuridico del “diritto internazionale”.
Per quanto sfasata nel tempo e in notevole ritardo, la sovrastruttura globale è costretta ad adeguarsi alla struttura in veloce cambiamento.
E' evidente che così come stati, nazioni e blocchi continentali, anche il “diritto
internazionale” appartiene ai padroni, essendo il loro strumento di regolazione delle loro diatribe, “pacifiche” o violente.

E' evidente che, proprio per questo, il “diritto internazionale” non può essere utilizzato, auspicato dagli sfruttati, in quanto parte integrante di un sistema a loro nemico.
Così come non si può pretendere il disconoscimento di un padrone da parte dell'altro, o di uno stato da parte dell'altro, perchè i capitalisti competono e si scontrano talvolta tra loro, ma sono sempre uniti nella difesa del loro sistema di sfruttamento.
O chiedere una “maggiore presenza Europea” ( magari come alternativa a quella
Americana....) diventando nei fatti sponsor dell'imperialismo U.E., e del proprio processo di rafforzamento in Medioriente e nella competizione globale.

Gli sfruttati di ogni latitudine, non hanno niente da chiedere a nessuno dei loro nemici.
Hanno solo da combatterli con armi proprie!
Hanno solo da riscoprire e praticare l'internazionalismo, come nemicità con i padroni di casa propria e come fratellanza universale di classe, non sostituibile con il richiamo ad una presunta “legalità internazionale” ( e addirittura “legalità in guerra”.....), ed ai suoi truffaldini strumenti senza potere reale.

Solo la forza di classe moltiplicata dalla coscienza internazionalista può imporre la pace, perchè soppianta il sistema capitalistico all'origine dello sfruttamento, vero responsabile di ogni guerra.

Gli sfruttati palestinesi muiono, senza combattere, a migliaia, colpiti dal pogrom Israeliano, lasciati soli prima da “rappresentanze” corrotte e colluse con il sionismo, ora da fondamentalismi sanguinari al soldo Iraniano.
Come sempre, quando sezioni del proletariato mondiale non hanno una propria autonoma organizzazione di classe, finiscono per essere utilizzate, come oggi in Medioriente, nella lotta tra potenze d'area e nella competizione interimperialistica per la nuova spartizione planetaria.
L'assenza dell'internazionalismo favorisce sciovinismi e nazionalismi di stati teocratici in lotta tra loro per il dominio profittuale locale.
I proletari pagano per tutti soffrendo e morendo sotto i bombardamenti o colpiti alle spalle e dentro le case, per essere poi aizzati ed armati gli uni contro gli altri, sotto bandiere non proprie, statuali e religiose.
Tutt'intorno infuriano, anche con l'altra guerra Russo-Ucraina, schieramenti e posizionamenti di cartelli politici locali e continentali, chi nel tentativo di rallentare il proprio storico e progressivo indebolimento, come l'occidente, chi per accelerare, forte della propria emergente potenza economica, il nuovo ordine mondiale e la riscrittura delle intere relazioni
internazionali.

Il movimento rivoluzionario, nel fraterno sostegno al diritto alla vita e alla libertà dei palestinesi e di tutti gli esseri umani, rivendica la propria totale autonomia di analisi, critica ed azione diretta nella prospettiva internazionalista, contro ogni stato, ogni esercito, ogni religione.

SOCIETA' INCIVILE

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