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(10 Ottobre 2011) Enzo Apicella

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    La finanziaria fa da spartiacque a sinistra

    (23 Dicembre 2006)

    La legge finanziaria, che è stata definitivamente approvata, si conferma come un gigantesco regalo a Confindustria e alla grandi imprese, con nove miliardi di euro a regime di sola riduzione del acuneo fiscale, cui si aggiunge un’infinità di ulteriori regalie: incentivi fiscali alle fusioni, crediti d’imposta sulle spese in ricerca, fondi per la competitività e la finanza d’impresa, rottamazioni.

    Parallelamente si conferma l’aumento delle spese militari e per le missioni; si aumentano i fondi pubblici per scuola e università private (cento milioni per le sole università);si esentano dall’ICI persino i collegi ecclesiastici; si elevano sino a 750 mila euro i tetti massimi di stipendio per i manager; si regalano sgravi fiscali alle grandi società immobiliari.

    A pagare tutto questo concorrono le nuove tassazioni locali, i tagli massicci su sanità, scuola pubblica, università, enti locali, gli odiosi tickets sanitari. Cui si aggiungono il sequestro di fatto del TFR, e l’annuncio di un nuovo colpo sulle pensioni.

    Il PRC, il PdCI, la Sinistra DS hanno dunque votato la finanziaria del grande capitale contro la propria base sociale. Non hanno garantito, com’essi affermano, “il meno peggio”. Hanno consentito, con la loro copertura a sinistra, il varo di una finanziaria di 35 miliardi che Berlusconi non avrebbe avuto la forza di fare: quindi “il peggio”. Oltretutto proprio a vantaggio di Berlusconi e delle destre.

    Inqualificabile si configura, in questo quadro, il voto di fiducia sulla finanziaria da parte dei parlamentari cosiddetti “dissidenti” di Ernesto e Sinistra critica. All’ultimo congresso del PRC si pronunciarono contro l’ingresso nel governo e su questo chiesero consenso. Oggi sono giunti, in nome del governo, a votare la finanziaria delle spese militari e dei sacrifici sociali. Per di più proprio nei giorni dei fischi di Mirafiori. Indipendentemente dalle loro scelte future, l’atto che i gruppi dirigenti di Ernesto e Sinistra critica hanno compiuto dà la misura di una distanza incolmabile, di principi e di morale politica, col nostro movimento e il nostro progetto.

    Il Movimento per il Partito comunista dei lavoratori si conferma, tanto più oggi, come l’unico possibile punto di riferimento a sinistra per tutti coloro che rifiutano la capitolazione e la svendita.

    Movimento per il Partito comunista dei lavoratori

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