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Le tasse locali mettono ko le buste paga

I conti della Fiom: penalizzati tutti i single, famiglie in rosso dai 35 mila euro in su. Cremaschi: salasso sul lavoro

(18 Gennaio 2007)

La Fiom Cgil ha calcolato l'effetto degli aumenti della tassazione locale sulle buste paga dei lavoratori, e sono dolori: buona parte dei ceti medio-bassi vedrà addirittura un salario di gennaio inferiore a quello di dicembre 2006. Già due giorni fa il manifesto aveva raccolto la denuncia del segretario nazionale dei metalmeccanici Cgil, Giorgio Cremaschi, sull'effetto deleterio che le addizionali Irpef comunali e regionali avranno sui salari, a partire da quello di gennaio. Intanto si è sviluppata la polemica a Bologna, dove la Cgil locale, con il sostegno del segretario generale Guglielmo Epifani, ha criticato la giunta Cofferati proprio a causa del salasso tributario. In poche parole, quanto annunciato dal governo - ovvero l'«ingrassamento» delle buste paga a partire da quest'anno grazie alle nuove aliquote Irpef e al taglio del cuneo fiscale - si dimostrerà falso.

Aiutiamoci con la tabella che pubblichiamo qui a fianco, fornitaci proprio da Giorgio Cremaschi. Come si vede, i lavoratori single perdono in ogni caso, anche quelli a più basso reddito, ovvero sui 15 mila euro lordi all'anno (poco meno di mille euro netti al mese): se infatti hanno avuto 111 euro grazie alle aliquote Irpef stabilite in finanziaria (colonna A), devono dare via 45 euro per l'aumento dei contributi Inps (deciso sempre in finanziaria, colonna C) e 120 per il combinato aumento dell'Irpef comunale e regionale (si è considerato un incremento dello 0,8%, come è avvenuto in Lazio ed Emilia Romagna, colonna D), così da perdere, rispetto alla retribuzione annuale del 2006, ben 54 euro (colonna E).

E' da notare che i single sono stati discriminati rispetto al taglio del cuneo fiscale, perché esso si è trasformato principalmente in assegni familiari (colonna B, che infatti per i single è vuota), riservati a tutta la platea dei contribuenti, pure agli autonomi.

Se dunque per questa categoria il salasso avviene già a partire dai redditi bassi (e via via diviene consistente quanto più si sale di scaglioni, guardare sempre la colonna E), non è che le famiglie se la passino meglio, pur godendo degli assegni familiari (colonna B). Il governo aveva annunciato che avrebbero goduto dei benefici della finanziaria fino allo scaglione dei 40 mila euro di reddito annuo. Ebbene, non è così: per i monoreddito con coniuge e due figli a carico (C+2F) si hanno benefici di una qualche consistenza solo fino ai 25 mila euro di reddito (561 euro), mentre se andiamo a 30 mila e a 35 mila il beneficio diventa minimale (rispettivamente 73 e 36 euro). E se a 40 mila euro il bilancio è pesantemente negativo (-298 euro), dobbiamo pensare che subito sotto (tra 35 mila e 40 mila) si annidino già cifre con il segno meno.

Se la passano meglio le famiglie con entrambi i genitori lavoratori e due figli a carico (2F).
Cremaschi nota dunque che «l'aggravio dell'Irpef locale, sommato all'aumento dei contributi Inps, rischia di ridurre il salario netto di tutti i lavoratori e le lavoratrici single e di quelli con figli a carico con reddito superiore a 35 mila euro. E non stiamo considerando i ticket, gli aumenti catastali, le tasse sui trasporti, tutti in aumento, che secondo l'Adusbef costeranno dai 280 ai 400 euro in più a famiglia». «Facendo una media non precisa, dunque - conclude il segretario Fiom - si vede che già sopra i 25 mila euro lordi il lavoro dipendente va in perdita, e non sopra i 40 mila come affermava il governo».

Intanto Cofferati ha fatto sapere che sull'Irpef comunale intende andare avanti, «perché riguarda tutti i cittadini e dunque non si tratta». E non è mancata una puntura a Epifani: «I sindacati, dopo il giudizio positivo ed enfatico sulla finanziaria, adesso sono in difficoltà e si aggrappano alle addizionali comunali».

Antonio Sciotto - IL Manifesto 18 Gennaio 2007

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