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9 giugno: Missione compiuta!

(16 Giugno 2007)

150 mila persone, provenienti dai più lontani angoli del nostro paese, hanno espresso il loro sdegno nei confronti della guerra permanente e infinita di Bush ma anche di quelle "umanitarie" portate avanti dal Governo Prodi. Una indignazione tutta italiana: contro il tappeto rosso srotolato sotto i piedi del criminale di guerra accolto come un amico e un fedele alleato da un esecutivo che ha dimostrato per l'ennesima volta di essere lontano anni luce dal popolo che lo ha votato. Una indignazione espressa, però, anche in nome e per conto di tutti quei popoli aggrediti, violentati e occupati dalle truppe imperiali di Washington ma anche dai "nostri bravi ragazzi", quei mercenari in divisa che l'Italietta di D'Alema manda a morire e ad ammazzare per potersi sedere al tavolo delle grandi potenze.

Questa volta niente biglietti regalati da Cgil Cisl e Uil, niente pensionati intruppati sui pullman e portati in gita a Roma con tanto di pranzo al sacco, niente battaglioni di funzionari stipendiati coi soldi del finanziamento pubblico. Le persone arrivate a Roma sono tutte persone vere, in carne ed ossa, che con sacrificio e determinazione hanno deciso di investire soldi ed energie per difendere il proprio futuro e quello dei propri figli. "Oggi qui c'è la vera 'piazza del popolo" si gridava dai camion che sfilavano per il centro di Roma. L'allusione era al "sit in-ghetto" nel quale il poco lungimirante ceto politico della sinistra governista aveva deciso di rinchiudersi in nome della priorità della permanenza al governo rispetto ad una identità alternativa ormai obsoleta e anzi controproducente ai fini della governabilità. Già a metà pomeriggio le facce scure dei vari Giordano, Pecoraro Scanio e Diliberto parlavano da sole: da una parte un intero popolo in marcia, dall'altra una piazza vuota con 500 (500!) persone in attesa di un miracolo che non è mai arrivato. La frattura, speriamo definitiva, tra un movimento contro la guerra che ha deciso di camminare con le proprie gambe e una sinistra governista, radicale a parole ma subalterna nei fatti, è stata notata addirittura da quotidiani come Unità e Corriere della Sera e dall'agenzia di informazione dell'Unione Europea Euronews, che non hanno esitato a sbeffeggiare i generali senza truppa di Piazza del Popolo.

Come pensavano lorsignori di portare migliaia di persone dentro una piazza che prendendo di mira solo Bush sorvolava completamente sulle enormi responsabilità di un governo Prodi che la sinistra parlamentare appoggia senza mai mettersi di traverso? Tra gli organizzatori del non evento c'era addirittura chi aveva lasciato intendere che la protesta era contro Bush e non contro l'amministrazione statunitense nel suo complesso. Ai promotori di piazza del Popolo lanciamo una sfida: chi ci sa dire quante guerre, invasioni, occupazioni, colpi di stato, dittature militari e attacchi terroristici hanno scatenato i governi del Partito Democratico e quante quelli del Partito Repubblicano?
Il successo del corteo No War di ieri non era scontato: i segnali di insofferenza nei confronti della sinistra dell'Unione sono da tempo crescenti, ma in troppi casi si sono ridotti a mugugni, mal di pancia e strappi parziali immediatamente ricuciti in nome della mancanza di un'alternativa credibile e del ritorno del babau Berlusconi. Ma da quando Vicenza si è mobilitata contro la militarizzazione del Dal Molin qualcosa sembra essere cambiato. Alle recenti amministrative il ricatto del "se no torna la destra" non ha funzionato: migliaia di cittadini contrari alla base USA si sono astenuti mandando un segnale inequivocabile ai partiti dell'Unione: non abbiamo più bisogno di voi, da ora facciamo da soli.

Il bel corteo di ieri ha ripreso il testimone di Vicenza: un corteo unitario, determinato, radicale e pacifico; le scaramucce tra gli imitatori nostrani dei black block e le truppe schierate a difesa dei pre-Potenti vanno considerati un episodio più che marginale. Missione compiuta quindi.

Adesso però è fondamentale che quel popolo che è sceso in piazza il 9 giugno non torni a casa e non firmi cambiali in bianco a nessuno. Se è vero che allo stato non esiste un'alternativa politica organizzata alla ex-sinistra radicale, è anche vero che la forza del vasto movimento di massa che si oppone alla guerra non è poca cosa.

Sarà dura? Indubbiamente. Ma se il vasto e finora informe movimento popolare che è sceso in campo prima a Vicenza e poi a Roma saprà uscire dalla logica degli eventi singoli per iniziare a costruire un percorso unitario e dotato di strumenti politici e organizzativi efficaci, sarà l'inizio di una nuova fase per la sinistra di classe di questo paese.

domenica 10 giugno 2007

Radio Città Aperta

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