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(26 Settembre 2011) Enzo Apicella

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A proposito della manifestazione a roma il 9 giugno 2007

No, non è stato Bush l’ospite grato della città di Roma, ma la Palestina.

(10 Giugno 2007)

La Palestina è stata nel cuore del corteo che è partito da Piazza del Popolo, no, anzi che è partito dalle città del sud e del nord Italia, dalle mille periferie ed in esse è poi rientrato dopo aver trascorso chilometri e chilometri con treni, pullman e macchine.
Il percorso tra Piazza della Repubblica e Piazza Navona è servito solo per abbracciarci, riconoscerci e cantare assieme.
Il cuore di questo corteo è stato soprattutto per la Palestina, violentata dagli israeliani, ma anche dalle politiche guerrafondaie dell’amministrazione Bush e per quello che ci riguarda dal governo Prodi (questo governo immorale mantiene ancora gli accordi militari con Israele, accordi firmati dal suo sosia Berlusconi, mantiene l’embargo contro il popolo palestinese come richiesto da Israele e Bush).

Sui giornali di stamani in molti si sono stupiti per il mare di persone che ha attraversato l’Italia ed invaso Roma, ma per chi come noi ha preparato da mesi la manifestazione è stata la conferma che quanti provenivano dalle strade di Genova 2001, non cercavano poltrone nei governi, ma vogliono un cambiamento reale, profondo delle politiche e dei progetti criminali attuate dai vari governi negli ultimi 15 anni.
Il popolo di “un altro mondo è possibile” non si schiera con i padroni del mondo, contro gli sfruttati e gli oppressi, come vorrebbero i vari Prodi, D’Alema, Bertinotti e compagnia cantando.

A Milano, il minuzioso e paziente lavoro politico, tra gli altri, delle generose compagne e compagni del C. S. Vittoria, la presenza di giovani (Damiano, Cristina, Davide, Francesca, Tiziano, Thomas) di Rho, Arluno, Magenta e giovani compagni di tanti altri paesi della periferia milanese si sono impegnat,i con spirito rivoluzionario, per permettere di accogliere nei loro cuori la Palestina oppressa, e dire un grande NO al boia americano ed ai loro servi nostrani.
Ancora una volta si è dimostrato che i padroni hanno la forza ma non la ragione, questa sta dalla parte di chi è sfruttato, di chi non si accontenta di sopravvivere con il sorriso beota di Berlusconi o Prodi, ma vuole vivere la propria condizione dentro spazi sociali che esprimano comunanza, dentro territori liberati dallo sfruttamento capitalista, che sanno guardare con solidarietà e gratitudine quei popoli oppressi che resistono all’oppressione.

Ora si tratta di continuare il nostro impegno quotidianamente dove viviamo, senza permettere che tanti o pochi “cavalli di Troia” tentino di infiltrarsi dentro le nostre fila e fare in modo che il movimento dei “senza se e senza ma” venga sconfitto.
Stiamo attenti alle tante sirene istituzionali che cercheranno accordi per far fallire ogni possibilità di reale cambiamento.
Lo hanno già fatto con tante piccole e grandi associazioni attraverso finanziamenti, soldi peraltro rubati al popolo palestinese ed altri che non accettano di chinare la testa.
L’esempio più eclatante si è visto dentro Piazza del Popolo deserta nonostante le numerose sigle, e gruppi musicali, ma che non sono serviti ad incantare le decine di migliaia presenti nelle strade romane.

Le parole d’ordine fatte vivere nelle strade di Roma sono quelle che abbiamo urlato a Vicenza, il 18 novembre per la Palestina a Roma, sono quelle che non vogliono basi americane sul nostro territorio, ne TAV, ne essere complici delle guerre di rapina o delle torture americane e israeliane.
E’ ipocrita chi vuole “lanciare” ponti verso di noi, ma nel contempo partecipa alle guerre imperialiste spacciandole per “guerre umanitarie”.

Nel prossimo periodo dobbiamo porre al primo posto la questione della rappresentanza politica. Molti compagni, sbagliando, ritengono questo fattore debba essere immediatamente ricondotto ad una dimensione elettorale.
Io credo che questa strada sia per un verso fuorviante e per l’altro impraticabile dentro le strettoie del sistema politico/istituzionale nel nostro paese. Non possiamo riprodurre continuamente gli stessi schemi di ragionamento e di iniziativa che hanno portato all’attuale crisi delle opzioni di classe.

Francesco Giordano

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