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Catalogna
Torniamo alla “normalità”...

(1 Dicembre 2017)

Dal sito della Lit-Quarta Internazionale: www.litci.org
(traduzione dallo spagnolo di Mario Avossa)

som republica

È finita la "impresa secessionista" catalana. Una parte del governo è in carcere, un’altra a Bruxelles. La “rivolta” è stata soffocata e adesso possiamo tornare alla “normalità”.
Adesso possiamo tornare a parlare di ciò che è “normale”, dei processi ai corrotti, e sentire Zaplana e Ignacio González che chiamano figlia di p. Esperanza Aguirre, sentire che quelli della Guardia civile sono implicati nelle trame corruttive dell’operazione Lezo o scoprire altri 5.4 milioni di euro che Ignacio González custodisce in Colombia.
Ormai possiamo tornare alla “normalità” di un Paese governato da un partito accusato da un pubblico ministero di essere “presunto responsabile civile a titolo lucrativo in un regime corrotto.” (Gürtel)
E mentre ritorniamo alla “normalità” di essere governati da un partito che si finanzia attraverso la corruzione, il debito pubblico - 1.13 bilioni di euro - continua ad aumentare costantemente; per non dire poi del debito estero, 1.91 bilioni di euro. Vale a dire: un Paese incastrato in una trappola mortale! Per la delizia dei banchieri e per la sofferenza di “tutti noi spagnoli” che dovremo aggiungere agli infami debiti altri 42.590 milioni di euro che andranno dati a fondo perduto ai salvataggi bancari.
Torniamo alla “normalità” nel contendere alla Romania o alla Macedonia il primato dell’aumento della povertà; attualmente siamo al terzo posto con il 28% della popolazione (12,9 milioni) che vive rischiando la povertà e l’esclusione sociale.
E mentre sono annunciati nuovi tagli, i pensionati torneranno a tenere d’occhio il fondo pensioni che si assottiglia e minaccia il futuro della loro già miserabile pensione.
E i disoccupati torneranno alla loro disoccupazione cronica; e quelli che un lavoro ce l’hanno torneranno a vedere il loro salario divorato dal cancro dell’alto costo della vita che non permette loro di arrivare a fine mese. E si sentiranno perfino privilegiati vedendo le persone colpite da uno qualsiasi dei 189 sgomberi giornalieri o i cosiddetti nuovi poveri, quelli che lavorano e vivono con meno di 684 € al mese.
Ricondotti i catalani, per ora, all’ovile delle elezioni del 21 dicembre, torna la ”normalità” e la rete Ser e tutto il coro mediatico progressista ritornano a scandalizzarsi per la corruzione, ricominciano le critiche a don Tancredo Rajoy che ora salta fuori e minaccia di ritornare a presentarsi alle elezioni. E tornano a ripetere la domanda di qualsiasi buon opinionista: com’è possibile che la gente sopporti tutte queste cose?
Hanno nascosto la realtà sotto il tappeto della loro scarsa vergogna in nome dell’unità della Spagna. Si sono protetti con Rajoy e Filippo VI sotto la bandiera borbonica sostenendo un governo di corrotti e un re che si è scelto da solo. Sono scesi in strada, marciando su Barcellona per manifestare insieme al Pp, al Psoe, a Ciudadanos, ai notabili “comunisti” e all’estrema destra. Un monumento al cinismo: tutti contro il nazionalismo… in difesa della patria!
E ora che i catalani “non ci distolgono dalla normalità”… adesso?
Cosa vogliono fare ora i dirigenti delle Cc.oo. [Commissioni operaie: la principale centrale sindacale spagnola per numero di iscritti; ndt] e della Ugt che hanno promesso un “autunno caldo”, si appoggeranno “ai partiti di sinistra per formare un blocco comune” e per “convocare una grande mobilitazione dei lavoratori”? Andranno ora in piazza per sconfiggere un governo che hanno sostenuto e che hanno appoggiato contro la Catalogna?
Riprenderà Iceta [segretario del Partito socialista della Catalogna; ndt] a gridare “Pedro, per amor di dio, liberaci da Rajoy”? Quello stesso Rajoy che Pedro e gli altri hanno sostenuto e sostengono?
Ritornerà tutta la sinistra a sostenere che il Pp è inammissibile, lo stesso Pp che la sinistra ha sostenuto in modo attivo o passivo quando la Catalogna esigeva di esercitare il suo diritto all’autodeterminazione?
Molte conclusioni restano da trarre da ciò che è accaduto negli ultimi mesi in Catalogna e in tutta la Spagna ed è un dovere dell’attivismo operaio e giovanile non trascurare un singolo fatto di questa ricca e dura esperienza, comprendere perché non si è risolto nulla, perché dopo il 21 dicembre non cambierà nulla. E ciò che non si aggiusta politicamente ritorna a saltare fuori, è questione di tempo, e quasi certamente con maggior forza. E di nuovo il peggiore, il più reazionario, settario e miserabile di tutti i nazionalismi, il nazionalismo spagnolo, ritornerà a declamare “contro i nazionalismi” nel nome della difesa della patria mentre fingerà, di nuovo, di nascondere i problemi sociali sotto il tappeto della sua scarsa vergogna e del suo marcescente franchismo.

Angel Luis Parras - dirigente di Corriente Roja (sezione della Lit nello Stato spagnolo)

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