il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Stato e istituzioni    (Visualizza la Mappa del sito )

Primavera

Primavera

(8 Febbraio 2011) Enzo Apicella
4 bambini Rom muoiono nell'incendio della loro roulotte causato forse da una stufetta

Tutte le vignette di Enzo Apicella

PRIMA PAGINA

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(La tolleranza zero)

DIRITTI DEI LAVORATORI

La giunta fascioleghista di Ghinelli attacca. Rispondiamo con l'occupazione!

Ad Arezzo la giunta comunale di destra vuol chiudere la Casa delle Culture, unica realtà di incontro e di integrazione per i migranti

(1 Aprile 2018)

casa culture arezzo

Il 26 marzo si è tenuta una partecipata assemblea pubblica alla Casa delle Culture di Arezzo. All’ordine del giorno: l’Amministrazione di destra guidata dal sindaco Ghinelli ha deciso di chiudere questo spazio, smantellarne l’attività, utilizzarlo ufficialmente per altri scopi. Per il primo cittadino la Casa delle Culture non serve, è un costo, Arezzo ne può fare a meno, nonostante il fatto indiscutibile che gli anni di attività mirata alla coesione sociale, alla valorizzazione della multiculturalità e all’integrazione dimostrino il contrario.

La gravità della decisione ha messo in moto quella parte cittadina che spontaneamente si è ritrovata per contrastare la scelta dell’Amministrazione, a coronamento di una petizione popolare contro la chiusura con tanto di raccolta di firme. Diversi gli interventi in assemblea, ma tutti consapevoli dell’importanza di una realtà consolidata nel territorio da ben cinque anni che andrà a sparire per volontà scientifica di questa amministrazione, la quale pubblicamente giustifica tale decisione con la scusa del costo. In realtà sono emerse alcune notizie interessanti:

1) per la Casa delle Culture il Comune negli anni ha potuto usufruire di fondi europei, di cui tuttora gode e godrà fino al 2020, tant’è che tali fondi sono stati già stanziati nel bilancio preventivo del Comune. Quindi è categoricamente escluso che la casa delle Culture sia un costo che grava sulle spalle dell’Amministrazione.
2) l’attuale Amministrazione sostiene la necessità di utilizzare gli spazi adesso a disposizione per creare un luogo che funga da succursale per l’Università per effettuare i propri corsi “a distanza”, e che darà lavoro a due operatori e servizio a (solo!) 20 ragazzi. Consideriamo che l’attività finora svolta dalla casa delle Culture ha gestito fino a 8.000 utenti annui!

Al di là delle dichiarazioni ufficiali di intenti del sindaco Ghinelli, le conclusioni sorgono spontanee:
3) i fondi europei messi a disposizione per la casa delle Culture fanno sicuramente gola a questa Amministrazione, la quale, nonostante i soldi siano già a bilancio per questo servizio, non farà altro che stornarli tramite una variazione e dirottarli verso altro destino.
4) dietro la decisione dell’Amministrazione si palesa un fenomeno pericolosissimo, ossia l’ombra proiettata sulla Casa delle Culture di un rigurgito fascista che dimostra tutta la sua volontà di dividere stranieri da italiani, azzerare il lavoro di integrazione sin qui svolto e creare veri e propri ghetti.
Ad una Amministrazione di destra, già incline di per sé e allineata alle politiche allarmiste e di stampo securitario che adesso vanno per la maggiore, non conviene certamente avere in città un tale esempio di integrazione e convivenza civile qual è la Casa delle Culture. Se un modello come questo, di conoscenza e di confronto, funziona così bene, come si potrà gridare sempre e comunque al lupo nei confronti degli immigrati? Come si potrà dichiarare che il pericolo è rappresentato principalmente dagli stranieri che delinquono e non rispettano "le nostre regole”? All’amministrazione Ghinelli verrebbe a mancare la base su cui finora si è costruito il consenso che l’ha portata ai vertici comunali.

Noi del Partito Comunista dei Lavoratori siamo intervenuti in assemblea e siamo stati gli unici a non esserci limitati a una dichiarazione di solidarietà a operatori e fruitori del servizio, ma anzi abbiamo opposto l’unica soluzione fattiva al problema della chiusura: occupare i locali per proseguire l’attività, far valere la volontà della parte civile della cittadinanza, coinvolgendo il maggior numero possibile di cittadini comuni, quelli consapevoli che la cultura della collaborazione e la volontà di contaminazione fra culture diverse sia la risposta più giusta all’ideologia fascista contro lo straniero.
Attraverso l’occupazione dimostriamo che è possibile aspirare a una società nuova, di uguali, più giusta. Lottiamo per la fine delle finte logiche del risparmio e del profitto e combattiamo contro quello che la società capitalista e repressiva vuole: la cultura del nemico a tutti i costi, al di là di ogni ragionevolezza.

Partito Comunista dei Lavoratori - sezione di Arezzo

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Ultime notizie del dossier «La tolleranza zero»

Ultime notizie dell'autore «Partito Comunista dei Lavoratori»

3822