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il G8 a L'Aquila.

Che c'entra il G8 con il terremoto?

(25 Aprile 2009)

Sconcerta la notizia data da Berlusconi dello spostamento del prossimo G8 dalla Sardegna a L'Aquila la città ancora sotto shock e che continua a tremare ed ad essere annebbiata dai calcinacci che rovinano al suolo sulle strade devastate. Le motivazioni addotte da Berlusconi, finora sono tre: risparmiare sulle spese previste a La Maddalena concentrando le forze della protezione civile in un solo posto,rendere "moralmente" impossibili le manifestazioni di protesta, dare una change agli abruzzesi.Ha testualmente detto: " I no global non avranno cuore di manifestare in mezzo alle rovine del terremoto."Si tratta di una decisione strana ,di un colpo di teatro che spettacolarizza il terremoto a vantaggio di Colui che si presenta ai suoi colleghi potenti della terra come il grande padre degli abruzzesi degli italiani di tutti insomma, un uomo che lavora notte e giorno per il bene pubblico e che farà dell'Abruzzo il grande momento della sua stessa apoteosi di grande, grande uomo di Stato.....

Fare il G8 a l'Aquila è una decisione poco seria e scorretta verso la popolazione sofferente che subirà le limitazioni inevitabili che ragioni di sicurezza imporranno alla mobilità nell'intera zona. La vita sarà praticamente sospesa durante tutto il tempo dei lavori della riunione. Dalle tende si potranno vedere gli elicotteri che trasportano i Capi di Stato delle otto potenze che si arrogano il diritto di decidere per l'intero pianeta. Persone che hanno perso tutto i propri cari, la casa, i beni, il lavoro potranno misurare la loro difficile condizione esistenziale e rapportarla a quella della ricca oligarchia convenuta a curiosare tra le l rovine.

I terremotati hanno bisogno di pace, di serenità, di aiuti concreti di non diventare scenario, palcoscenico,
coreografia di un evento che probabilmente comincia a capire di avere la coda di paglia se mette tra se e la gente che lo contesta il dolore e la miseria del terremoto quasi come scudo..

Il G8 è una periodica manifestazione di superbia dell'impero occidentale. Nonostante il fallimento del sistema finanziario e, per molti versi, del capitalismo, non accenna ad una sola parola di autocritica, non pensa di dotarsi delle regole che dovrebbero impedire in futuro disastri indotti da carta straccia spacciata per titoli di credito veri ed esigibili. Le scelte gigantistiche dell'industria automobilistica non la salveranno dalla crisi strutturale c he l'attraversa dal momento che produce beni che non possono essere acquistatl dalle immiserite
masse popolari dell'occidente e che non potranno durare ancora per molto dal momento che l'energia che serve a produrli ed a farli funzionare si sta esaurendo. Il liberismo è fallito e non è in grado di dare un futuro al capitalismo dal momento che dopo la deregolazione e l'inselvaggimento dei rapporti sociali non trova niente da dire. Dopo Bush nessuna verà novità. La salvezza delle banche e dell'industria dell'auto potranno mettere delle toppe che prima o poi torneranno a lacerarsi. Obama (ammesso che lo voglia) non riesce a risocializzare il liberismo che imperversa nella globalizzazione oramai più come malattia che come motore.

Credo che le manifestazioni di protesta ci saranno lo stesso. Il mondo assedia da vicino il regno opulento del colonialismo. Nonostante migliaia di morti e la repressione, l'emigrazione verso l'Europa è inarrestabile senza una riforma profonda del capitalismo che però non ci sarà. Controllare e bloccare l'immigrazione è impossibile. IInoltre, il G8 dovrebbe spiegare al mondo le ragioni della invasione e dell'occupazione della Palestina, dell'Irak e dell'Afghanistan e il disastro spaventoso dell'Africa .

Con questa sinistra pagliacciata in programma, l'Italia, nonostante le inquietudini del Capo dello Stato marcia verso la totale privatizzazione del potere nelle mani di un solo uomo che considera i propri ministri alla stregua di dipendenti , il parlamento un impaccio, la magistratura un corpo da omologare ai suoi "principi", il bilanciamento dei poteri dello Stato un peso fastidioso.

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