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Tornate nelle fogne!

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(25 Aprile 2011) Enzo Apicella

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25 Aprile: essere antifascisti oggi

(25 Aprile 2009)

Per noi, il 25 aprile è una giornata di memoria storica e politica, una giornata di lotta; lo festeggiamo ricordando quei partigiani che combatterono non solo contro l’occupazione tedesca, ma anche e soprattutto per un futuro migliore, per una società basata sui principi della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà e della fratellanza tra popoli.

Ogni anno, in questa giornata, celebriamo il ricordo vivo della lotta partigiana e ricordiamo ciò che fece il fascismo contro i lavoratori per difendere profitto e rendita; cerchiamo di portare il nostro messaggio soprattutto ai più giovani che una scuola e una informazione sempre più di regime privano della verità storica.

Ma questo non basta. Come antifascisti dobbiamo andare ben oltre la “memoria storica”, pure importante. Dobbiamo colpire il consenso sociale e politico della destra, costruendone uno radicalmente alternativo, anticapitalista, non dimenticando che la deriva reazionaria si sviluppa anche grazie al modo in cui ha governato in questi anni la “sinistra”. Quando infatti è la “sinistra” che istituisce i lager-CPT per gli immigrati o che usa i soldi dei lavoratori per ridurre le tasse alle imprese o che manda gli aerei a bombardare la Jugoslavia senza neppure coinvolgere il Parlamento… è evidente che destra e “sinistra” diventano concetti inadeguati a comprendere il quadro politico esistente; da Rifondazione Comunista alla Lega Nord, passando per PD e PDL, i partiti sono tutti formalmente diversi ma poi, qualunque sia la maggioranza, le politiche di Governo sono tutte sostanzialmente identiche. Post-fascisti e post-antifascisti, finti comunisti e veri anti-comunisti, liberisti di sinistra e liberisti di destra… si contendono il Governo del paese per difendere gli interessi delle imprese e massacrare socialmente i lavoratori.

Ecco perché del dilagare della xenofobia e della “guerra tra poveri” non dobbiamo considerare responsabili solo le forze politiche di destra (come la Lega Nord o i gruppi post-neo-fascisti che di questi temi fanno una bandiera programmatica), ma anche le forze politiche e sindacali che si definiscono “progressiste”, “solidali”, “di sinistra”… e che poi attaccano i lavoratori e sbattono gli immigrati in surplus per le aziende nei campi di concentramento.

In questo scenario, compito principale degli antifascisti è costruire una concreta solidarietà di classe tra lavoratori italiani e immigrati, entrambi vittime degli stessi sfruttatori (seppur in condizioni differenti); solo in questo modo si potranno creare nuovi rapporti di forza a favore della classe lavoratrice.

I gruppi reazionari sfruttano le contraddizioni reali (spartirsi il “diritto” ad essere sfruttati) tra lavoratori immigrati e italiani per costruire il proprio consenso: alimentano la paura, grazie anche a giornali e televisioni che non fanno altro che parlare di stupri e violenze (in questo modo nascondendo parzialmente gli effetti devastanti per la nostra vita quotidiana della crisi economica generata dai capitalisti e le banche) e poi la sfruttano politicamente. La xenofobia è la risposta reazionaria a queste contraddizioni. Una risposta solidale sarebbe possibile se esistesse una diffusa consapevolezza tra i lavoratori italiani di essere parte della stessa classe dei lavoratori immigrati, ma le classi, ce lo hanno ripetuto in tutte le salse, sono ”cose del passato”…
Ecco i risultati: guerra tutti contro tutti, miliardi di euro prelevati dalle nostre tasche e regalati alle banche e alle imprese che hanno fatto crack.

Per poter contrastare tutto questo è necessario affrontare la questione dell’antifascismo su un terreno sociale e materiale, invece di continuare a “tuonare” slogan vecchi di 30/40 anni.

Dobbiamo tornare nelle fabbriche, nelle scuole, nei movimenti sociali, nel territorio… fare politica e non propaganda, costruire un intervento incisivo. O l’antifascismo vive nella pratica quotidiana della lotta politica, sociale e culturale anticapitalista e antimperialista oppure non vive e diventa un “antifascismo di facciata”, buono per le commemorazioni formali e per le parate istituzionali; e infatti, quest’anno, alla vigilia delle elezioni europee, persino Berlusconi e i suoi sodali celebreranno il 25 aprile. Tutti antifascisti?

Oggi, mentre i fascisti si uniscono e si organizzano in raggruppamenti sempre più forti e aggressivi, gli antifascisti, invece di reagire con l’organizzazione e la difesa materiale e politica della propria agibilità, tendono ad attardarsi in e con partiti nemmeno-più-di-sinistra (per i quali “antifascismo” significa, al massimo, “dateci vostri voti per comandare al posto di Berlusconi e Fini”), in gruppi spesso ultra ideologizzati e/o ultra opportunisti, in ghetti sociali autogestiti.

Tendono ad adattarsi, soprattutto, su una visione manichea e residuale di antifascismo che non sapendo cogliere le contraddizioni reali e principali, non riesce a porre nessun argine alla crescita, effettiva, dei richiami al fascismo che già hanno larga agibilità, specie tra i giovani, nel quadro di una più generale deriva reazionaria di massa.

Noi non vediamo ancora un “pericolo fascismo”; vediamo, naturalmente, un “pericolo fascisti” anche se, pur con tutta la sua aggressività e violenza, non lo consideriamo principale.

Il perché è presto detto: i fascisti sono solo una parte del problema, perché il nostro problema si chiama capitalismo.

Attrezzarsi intellettualmente e materialmente alla lotta contro il capitalismo (e contro tutte le sue espressioni, istituzionali, politiche, sociali, economiche…) è il nostro compito dell’oggi.

E per realizzare questo che è al tempo stesso un auspicio e un obbiettivo la precondizione dev’essere quella del definitivo superamento di qualsiasi concezione o programma di carattere riformista.

Quanto detto non significa che non ci debba preoccupare anche dell’incremento di aggressioni fisiche da parte dei fascisti, soprattutto a danno degli immigrati; significa che non è con gli slogan e con le manifestazioni rituali e auto-referenziali che si inverte la situazione.

Il posto degli antifascisti è nei luoghi di lavoro e di studio, nei movimenti sociali, nei territori…
È lì che possiamo e dobbiamo ricostruire il nostro insediamento sociale, le nostre “casematte”.

È lì che possiamo e dobbiamo ricostruire la nostra forza organizzata, forza che potremo poi scagliare con tutta la determinazione necessaria contro i capitalisti e i loro servi fascisti e finto-antifascisti.

25 aprile 2009

Laboratorio Marxista
laboratoriomarxista@virgilio.it
Compagne e compagni veneti per un'organizzazione politica marxista
ccvopm@alice.it

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