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Il 15 giugno e’ lo spartiacque

Lettera aperta ai lavoratori, alla CGIL, all’intero fronte del SI al referendum

(9 Giugno 2003)

Uniamoci, prima e dopo il 15 giugno, contro i nemici dell’estensione dell’articolo 18 (Berlusconi, Confindustria, la Margherita, la maggioranza dirigente DS).
Cacciamo Berlusconi, ma non subordiniamoci all’Ulivo.

Cari compagni, care compagne

il referendum per l’estensione dell’articolo 18 ha rappresentato e rappresenta uno spartiacque tra le classi e nella politica italiana.

A favore dell’estensione dei diritti si sono pronunciate tutte le organizzazioni del movimento operaio e dei movimenti di questi anni, e quindi tutte le forze politiche che pur nella diversità di percorsi e prospettive si fondano sulla rappresentanza delle classi subalterne.

Contro l’estensione dei diritti si sono invece schierate tutte le organizzazioni del padronato. E con esse tutte le forze e tendenze politiche che vogliono rappresentare i suoi interessi e si candidano a governare in suo nome: sia le forze reazionarie del Polo della Libertà, sia le forze del Centro liberale dell’Ulivo (dalla Margherita alla maggioranza DS).

Sui diritti dei lavoratori, insomma, si sta o di qua o di là.
E quando Sergio Cofferati ha scelto di collocarsi di là, per gareggiare (con scarse fortune) nella fitta schiera dei candidati leader dell’Ulivo, ha rotto, non a caso, con le stesse indicazioni della CGIL, con le scelte di Aprile e soprattutto con i sentimenti di quel popolo che l’aveva acclamato il 23 marzo. Un falso mito è caduto, ma a vantaggio della chiarezza.

Allora il fronte referendario del SI deve assumersi fino in fondo, tanto più oggi, le proprie responsabilità. Non si può vivere il referendum come una dolorosa parentesi. Tanto meno si può pensare di usarlo come mezzo negoziale per ricomporre domani quello che il referendum ha diviso.

Al contrario, è proprio l’ora della coerenza: l’ora di fondare l’unità dei lavoratori e di tutte le loro organizzazioni sulla contrapposizione al fronte unico della borghesia italiana e dei suoi partiti.

Innanzitutto è necessario superare troppe passività, defilamenti, disimpegni. Si può dichiarare il SI e non far nulla per farlo vincere?
I giorni che ci separano dal 15 giugno devono vedere finalmente una battaglia capillare in tutti i luoghi di lavoro, nelle piazze, con un’aperta contrapposizione all’intero fronte astensionista. Senza contrapposizione attiva all’avversario, senza elevare tono e livello della battaglia politica non si mobilitano le forze e si favorisce l’astensione. Tanto più se il disimpegno si unisce, come nel caso dei vertici CGIL, a contratti che estendono il lavoro interinale (ferrovie), o avallano il taglio degli organici (scuola). Come si può unire i lavoratori su un voto contro i padroni quando si regalano ai padroni contratti contro i lavoratori?

Ma soprattutto non è sufficiente la pur importante battaglia referendaria. E’ l’ora di rilanciare la mobilitazione e la lotta. Non per partecipare, ma per vincere.

Per due anni la grande primavera dei movimenti è stata privata dal “cofferatismo” di una piattaforma unificante, di un’azione incisiva, di una prospettiva di sbocco. Perché ciò era richiesto dall’alleanza con il Centro liberale. Ora l’impasse dei movimenti e la controffensiva del governo su diritti, pensioni, libertà democratiche richiedono il rilancio di una risposta dirompente che non può più tardare: una risposta che unifichi in una lotta a oltranza tutti i movimenti e tutte le loro forze e miri esplicitamente alla sconfitta del governo e alla sua cacciata.

L’hanno fatto in Francia nel ’95 contro il governo Juppè. Si può e si deve farlo oggi in Italia contro Berlusconi. Altrimenti il miglior risultato referendario rischierebbe di restare senza futuro.

E la marcia reazionaria di questo governo potrebbe diventare inarrestabile.

Ma si può realizzare questa svolta al fianco di quel Centro liberale che si è schierato contro l’estensione dei diritti assieme a Confindustria e Berlusconi, che ha votato con Berlusconi la spedizione in Irak, che ha concordato con Berlusconi l’operazione “Corriere”, che vuole negoziare con Berlusconi la sua stessa impunità giudiziaria?

Cari compagni e care compagne, tutta l’azione del Centro liberale, è quella di usare, oggi come ieri, le classi subalterne come puro sgabello di un futuro governo liberale: promettendo ai poteri forti, oggi come ieri, concertazione sociale e pacificazione nazionale.
Al fianco dei Prodi, Rutelli, D’Alema, Treu, Mastella, non c’è futuro dunque né per le ragioni del referendum, né per un’opposizione vera a Berlusconi, né tanto meno per un nuovo mondo possibile. C’è solo il ritorno a quel passato di privatizzazioni, flessibilità, sacrifici, che ha spianato la strada... all’attuale governo reazionario.

Noi allora crediamo che questo circolo vizioso vada definitivamente spezzato.

Rompiamo insieme con il Centro liberale, costruiamo insieme una mobilitazione radicale per cacciare Berlusconi e per rimpiazzarlo con un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, basato sulla loro forza, sulla loro organizzazione, sui loro interessi.
Perché questa è l’unica vera alternativa, in Italia, in Europa, nel mondo.


In ogni caso non facciamoci più annettere a un nuovo governo borghese dell’Ulivo.

Associazione marxista rivoluzionaria
PROGETTO COMUNISTA
sinistra del PRC

Fonte

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