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Arrivano gli aiuti. Rotto l'infame assedio di Gaza

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(7 Gennaio 2010) Enzo Apicella

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(Gaza Freedom March)

Gaza Freedom March, gli ostacoli di Mubarak

(29 Dicembre 2009)

Gaza ha prigionieri dentro e ostaggi fuori. Un anno dopo lo scempio di “Piombo fuso” i pacifisti, millequattrocento, uno per ogni morto, venuti da 43 nazioni a portare ai palestinesi il calore d’un abbraccio e una voce internazionale a conferma che una parte di mondo non s’è dimenticata di loro vengono tenuti lontano. Oltre il valico di Rafah insieme all’infinità di merce e medicinali d’ogni genere che da mesi Israele non fa transitare. Complice un Egitto colluso con le decisioni prese da Tsahal prima ancora che dalla Knesset e comunque da una politica diventata tutt’uno con strazio e morte perpetuati nel tempo. I pacifisti sono al Cairo, hanno urlato davanti alla sede dell’Onu. C’è chi come un gruppo di anziane donne, fra cui l’ottacinquenne ebrea americana Hedy Epstain, ha addirittura iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la mancata autorizzazione di varcare la frontiera e dare vita alla “Freedom March”. Già domenica ci sono stati momenti di tensione con la polizia egiziana che ha arrestato più di trenta militanti intenzionati ad avvicinarsi a Rafah, proprio verso la zona degli scavi per il muro d’acciaio sotterraneo, l’altra vergogna della falsa democrazia di Mubarak.

A Gaza i ventimila edifici distrutti o lesionati non sono mai stati costruiti e con essi fogne e impianti elettrici. L’acqua corrente manca non solo nelle case rimaste ma negli stessi ospedali e l’inazione della Comunità internazionale è una palese realtà. La sopravvivenza basata sulle ordinarie igiene e nutrizione è estremamente difficile per decine di migliaia di persone (di cui un’infinità sono bambini) ridotte da dodici mesi a vivere in tende di fortuna. Per loro non esiste nessuna Protezione Civile. Se a ciò aggiungiamo gli inquietanti effetti cancerogeni rilasciati dal materiale bellico riversato sul terreno - si tratta delle altissime concentrazioni di tungsteno, mercurio, mobildeno, cadmio, cobalto, stronzio rilevate da alcuni ricercatori italiani che nei mesi scorsi hanno esaminato campioni di terra proveniente da Jabalya e altri luoghi della Striscia - le condizioni esistenziali nell’enclave palestinese risultano a di poco crudeli. La marcia internazionale di questi giorni lancia l’ennesima protesta nei confronti dei governi occidentali silenti e complici d’un crimine di guerra a tutti gli effetti com’è considerato dall’Onu, in base al rapporto Goldstone, l’attacco israeliano a Gaza.

Eppure i carcerieri di quella gente cercano di ostacolare anche le iniziative simboliche. Dopo aver sequestrato i loro pullman, in queste ore viene impedito ai militanti francesi e italiani di spostarsi verso il confine anche coi taxi. La mediazione con le autorità prosegue tramite taluni ambasciatori mostratosi disponibili a sostenere le richieste dei concittadini pacifisti. Ma il Ministero degli Esteri egiziano è stato durissimo, ha cercato la provocazione accusando di falsità i partecipanti alla marcia: a suo dire il materiale di conforto da consegnare ai palestinesi sarebbe inesistente e i manifestanti farebbero di tutto per mettere in cattiva luce l’operato del governo locale. Da qui le mosse tutt’altro che collaborative con le quali è stata bloccata per cinque giorni la nave pacifista del deputato inglese Galloway, le è stato vietato di attraversare il Mar Rosso, e sul territorio sono stati eseguiti gli arresti citati. Le autorità del Cairo paiono votate a impedire in ogni modo il passo che la delegazione vuole assolutamente fare: varcare il famigerato valico sud e abbracciare i fratelli gazesi.

28 dicembre 2009

Enrico Campofreda

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