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(13 Settembre 2010) Enzo Apicella
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Non è questa la via

(19 Gennaio 2010)

Se continuiamo ad affidare ad azioni simboliche o, peggio, solo lamentose la possibilità di bloccare la distruzione della scuola statale e laica per tutti la sconfitta è certa, come dimostrano i molti anni costellati quasi unicamente da azioni di quel tipo.

Leggo nel sito di ReteScuole con un sentimento che racchiude in sè sconcerto e stupore, preoccupazione e incredulità la proposta di "inondare" di messaggi di posta elettronica i parlamentari che dovranno esprimersi su quanto ci si intestardisce a definire "riforma" o "riordino" delle scuole superiori, quando ciò che ministero e governo stanno concretizzando è una pratica di demolizione del pezzo di scuola statale e laica che ancora non era stato toccato in modo sensibile -dato che elementari e medie inferiori hanno già pagato prezzi altissimi durante gli anni scorsi-.

Tutto lascia annichiliti di quella proposta: l'idea di fondo, l'azione indicata, la visibilità e l'importanza che il portale le ha assegnato.

L'idea di fondo: lo sfacelo della scuola che governo e ministero stanno compiendo -e che molti di coloro che affermano di non condividere continuando a definirla "riforma" non fanno altro che dignificare senza che ve ne sia alcuna ragione, ma così sostenendo, piaccia o non piaccia, la visione governativa e ministeriale- non deve affatto essere "ripensato" e "rinviato", ma contrastato ed evitato totalmente. Se quello che vogliamo, infatti, è migliorare la scuola in senso culturale e sociale, non di meno ma di più lavoratori -insegnanti, amministrativi, tecnici, ausiliari- c'è bisogno, non di meno ma di più classi -e con al massimo 20 studenti per ciascuna- v'è necessità, non di meno ma di più laboratori c'è esigenza, non meno ma più tempo scuola per tutti occorre. Ma il disegno di governo e ministero, non essendo affatto una "riforma", ma un'operazione economicistica tesa al puro e semplice risparmio di risorse finanziarie che devono essere devolute a banche, imprese private, interessi clientelari e guerre, è esattamente l'opposto di quanto ci serve. Quindi non a "ripensamenti" e a "rinvii" della riduzione al nulla della scuola che si sta praticando si deve puntare, bensì alla sua completa eliminazione.

L'azione proposta: se fossimo di fronte ad un primo passaggio in chiave istituzionale del progetto demolitivo della scuola statale e laica un'azione per tentare di modificare il punto di vista di una parte dei legislatori forse avrebbe anche senso; si potrebbe per tempo, infatti, sondare la permeabilità dei parlamentari alle istanze di base, per poi, conseguentemente, a seconda delle loro reazioni, modificare strategie, tattiche e strumenti di influenza o di contrasto. Ma così non è! Al contrario, siamo quasi in dirittura d'arrivo del vandalico attacco alla scuola superiore, e se la si vuol proteggere ed insieme modificare nel senso in cui andavo prima enunciando, dobbiamo opporre ai barbari che ci governano scudi d'acciaio pesantissimi e sciabole affilatissime, capaci non solo di tagliare loro l'erba sotto i piedi, ma i piedi stessi, e le mani con cui scrivono e firmano regolamenti, decreti e leggi, e la testa, anche, con cui quei regolamenti, decreti e leggi progettano. Non di posta elettronica vanno inondati governo, ministero e parlamentari, perché in questo momento non la degneranno neppure di uno sguardo, anche se fosse quantitativamente incomputabile. E d'altra parte, visto che spesso la maggioranza dei lavoratori della scuola addita altri strumenti di contrasto dei governi come vecchi ed inutili, è bene sottolineare che questa forma di "protesta", benché ammantata da una veste tecnologica e solo apparentemente avveniristica, è stata usata già molto spesso, sia in forma cartacea che in forma elettronica o telefonica, senza riuscire a smuovere neppure un po' le menti di governanti ed amministratori. Essa, pertanto, è vecchia e oggettivamente inefficace.

L'importanza data dal portale a tale proposta: il 13 gennaio scorso un gruppo di lavoratori dell'IIS "Bellisario" di Inzago (MI) ha annunciato -anche via rete- l'avvio di un'occupazione della loro scuola con l'obbiettivo preciso di proporre un esempio di azione di contrasto che se moltiplicata per decine e decine di scuole con ogni probabilità comincerebbe quanto meno a non far più dormire sonni tranquilli a governo, maggioranza e falsa opposizione parlamentare. Di dar sostegno a tale pratica di contrasto alla devastazione della scuola e di agire da strumento di estensione e di unificazione delle possibili altre occupazioni di scuole il portale non si è minimamente preoccupato -e la domanda che mi sorge spontanea è: perché?-, mentre si dà un risalto del tutto immotivato al lancio alluvionale di posta elettronica che non darà alcun fastidio al sistema gestionale della scuola e, peraltro, rimarrà incastrato ed invisibile all'interno dei segreti meandri della rete di camera dei deputati e senato. Certo, non è detto che le occupazioni delle scuole possano effettivamente cambiare il corso degli eventi -tutto dipende dalla quantità e dalla qualità di tali azioni, è evidente-, ma è sicuro che la posta elettronica rovesciata sulle commissioni parlamentari a mo' di temporale estivo al massimo potrà rinfrescare l'aria un po' pesante delle stanze in cui si riuniranno in quiete assoluta i signori e le signore -poche, ma, disgraziatamente, influenti- appesantiti da cibo e denaro che quelle commissioni compongono.

A suo tempo e recentissimamente proprio in quel sito -ma non solo in quello e non solo a realtà virtuali, bensì anche sindacali, associative, scolastiche, individuali- ho avanzato alcune idee e proposte. E nonostante siano racchiuse in documenti che prendevano spunto da situazioni ormai datate o trattate con indifferenza, il loro valore e la loro importanza per la discussione e soprattutto per l'azione è ancora assolutamente attuale, forse più oggi che ieri. A quei documenti, quindi, rimando la vostra attenzione, sperando che il loro rigetto non sia legato al solito fatto che praticare quanto vi si va proponendo è "contro legge", "difficile da attuare" e, soprattutto, "costoso". Senza coraggio, fatica e disponibilità a pagare qualche prezzo non solo non miglioreremo la scuola, ma vedremo andare in pezzi anche quel poco che negli ultimi vent'anni c'è stato lasciato. Ma se a questo non siamo disposti, perché borbottare e lamentarci? Zittiamoci, piuttosto, ne va anche della nostra dignità.

Brunello Fogagnoli

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