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    Venezia. Garantire l’esistenza agli ex lavoratori esternalizzati!

    (2 Giugno 2010)

    A tutt’oggi, dopo ben due ordinanze favorevoli emesse dal Tribunale del lavoro di Venezia i quarantadue lavoratori del sevizio esternalizzato di front office operanti presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia continuano a rimanere a casa (ormai sono quasi sei mesi) poiché l’ATI Guerriero + Prodest non intende adeguarsi alle disposizioni dei giudici.

    Questo autentico paradosso avviene grazie alla complicità dell’Ateneo che consente al consorzio milanese di applicare agli attuali dipendenti una tipologia contrattuale, il lavoro discontinuo, non prevista dall’articolo 7 del capitolato speciale d’appalto redatto dall’ente committente stesso.

    I quarantadue lavoratori che hanno intrapreso la via legale per vedere riconosciuti i propri diritti (ricordiamo che fra un mese finirà il sussidio di disoccupazione) resteranno a casa per sempre, permanendo la volontà del consorzio di non ottemperare alla legge.

    Di fronte a tale situazione le istituzioni tutte, dall’Università (se fosse portatrice sana di cultura, cosa che non è!), al Comune, alla Provincia, alla Regione devono assumersi la responsabilità politica e giuridica di difendere le ragioni di questi lavoratori che si sono opposti alla deregolamentazione schiavista del mercato del lavoro voluta da Guerriero + Prodest, risolvendo in primis, permanendo lo stato di “non occupazione”, il problema della sussistenza dei medesimi.

    Non servono vuoti proclami di solidarietà, bensì fatti concreti atti a costringere il Consorzio milanese ad ottemperare ai dispositivi ordinati dal Tribunale del Lavoro e se questo non bastasse è necessario porsi il problema dell’erogazione di un salario di disoccupazione per i non reintegrati in servizio.
    Se così non fosse significherebbe avvallare:

    -La logica delle gare al massimo ribasso che favorisce cooperative rispondenti a metodiche clientelari che nulla hanno a che fare con la tutela dei diritti dei lavoratori ai quali vengono imposti ritmi lavorativi sempre più pesanti e retribuzioni sempre più basse.
    -Che ditte o cooperative di schiavisti possano estendere la tipologia del lavoro discontinuo anche in altri appalti della Provincia di Venezia (Musei Civici, Biennale, Cinema Comunali, Appalti delle pulizie, etc.)
    -Che continui ad imperare la logica dell’intermediazione di manodopera laddove i lavoratori appaltati ricevano ordini di servizio direttamente dall’ente committente.

    La drammatica vicenda dei quarantadue lavoratori in outsourcing che per oltre dieci anni hanno svolto attività di front office presso le varie sedi dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dimostra il totale fallimento della politica delle esternalizzazioni a cui non fa seguito il tanto decantato risparmio spese degli enti pubblici poiché, i lavoratori se assunti in organico costerebbero meno e si eviterebbe anche la mancata continuità occupazionale. L’esternalizzazione consente soltanto ai furbetti delle Cooperative (più o meno appoggiati politicamente) d’instaurare un sistema di attacco al salario allo scopo di aprire un varco per una disponibilità di manodopera disposta a tutto pur di lavorare.

    Contro tutto ciò è tempo che le istituzioni agiscano concretamente evitando vuote frasi di solidarietà che poi nulla cambiano nei fatti.

    Coordinamento dei Lavoratori della Cultura in Lotta

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