il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Capitale e lavoro    (Visualizza la Mappa del sito )

PRIMA PAGINA

  • E' uscito il n. 77 di "Alternativa di Classe"
    (23 Maggio 2019)
  • costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

    SITI WEB
    (Capitale e lavoro)

    Verso la mobilitazione europea per il diritto alla casa

    (7 Novembre 2003)

    Si svolgerà a Padova il 27-28 novembre prossimi il 15° incontro dei ministri europei dell’alloggio a cui parteciperanno anche i 10 paesi candidati all’UE e la Commissione Europea. Il tema “Politiche della casa e integrazione europea: problemi e prospettive” è di quelli impegnativi, che possono segnare una svolta nella costruzione di un’altra Europa se solo vi fosse il coraggio e la decisione politica di combattere un’integrazione che marcia ad almeno tre velocità verso l’uniformazione neo liberale: l’Europa centrale e del nord, erede del fortissimo, ma declinante, intervento pubblico nel settore abitativo del secolo scorso, l’Europa del sud, passata dal controllo dei fitti alla totale deregolazione e disimpegno pubblico dal settore, l’Europa dell’Est, che sta vivendo un percorso drammatico, dall’intervento statale onnipresente alle privatizzazioni selvagge e alle restituzioni dei beni nazionalizzati.

    In parallelo, o meglio, con una traiettoria secante il vertice, un ampio fronte europeo si sta mobilitando per proporre un’altra politica abitativa possibile, basata sul diritto alla casa e non sulla mercantilizzazione di questo bene primario. Il comitato promotore va dall’Unione Inquilini italiana a quella estone a quella portoghese, da Emmaus a Alex Zanotelli, dalla CGL francese alla Rete Veneta del Lavoro Migrante, dalla cooperativa Coralli al Fronte dei senzatetto del Belgio, dalla Rete Donne e Habitat di HIC all’Alleanza Internazionale di Abitanti fino al presidente dello IACP di Napoli, a dimostrazione di quanto sia trasversale la preoccupazione per l’aggravamento della questione abitativa in Europa. La mobilitazione di Padova, seguendo la pratica degli scorsi anni, prevede un seminario di approfondimento e una manifestazione di massa per preparare l’incontro ufficiale che questo fronte vuole avere, anche in questa occasione, con i ministri della casa.

    Ma perché una questione che sembra così intimamente legata al locale è diventa motivo di aggregazione e scontro a livello europeo?
    Perché, molto semplicemente, la costruzione dell’UE fondata sulla mobilità di capitali e persone ha rimescolato il concetto di politiche territoriali, relegando l’autonomia degli stati e degli enti locali ad un ruolo sempre più dipendente dai parametri monetaristici. Bastano alcune cifre: in Italia la spesa pubblica per l’alloggio e l’inclusione sociale è lo 0,2% del totale delle prestazioni sociali, la più bassa tra i 15, mentre in Francia è il 4,6%, in Danimarca il 6,1%, in Olanda il 7,4%. Considerando che il rapporto tra deficit e PIL non deve superare il 3% se, per esempio, l’Italia volesse raggiungere la media europea del 3,7% di investimenti per l’alloggio sociale, dovrebbe tagliare altri servizi, ad esempio le pensioni.
    Tagli sociali in cambio dell’Euro. E’ questa l’Europa che vogliamo?
    Perché il prodotto casa, gli investimenti, le infrastrutture, gli appalti, i servizi di intereresse generale, ricadono sempre più tra le competenze dell’UE, producendo una massa consistente di direttive, regolamenti, politiche, dalla tassazione IVA alla certificazione dei prodotti edilizi, dalle norme sulla libertà di concorrenza fino ai fondi strutturali per la coesione sociale, e persino giurisprudenza. Un esempio? Nel 2002 la Commissione europea ha condannato l’Austria per aver instaurato un sistema di autorizzazione preventiva alla realizzazione di seconde case, in quanto sproporzionato all’obbiettivo di favorire la residenza degli autoctoni rispetto all’imperativo della libera circolazione dei capitali.
    Perdita dell’autonomia locale in cambio dell’Euro. E’ questa l’Europa che vogliamo?
    In altre parole, nonostante nemmeno il futuro Trattato dell’UE preveda formalmente la competenza europea in materia abitativa, tale competenza è un dato acquisito sul versante merce.
    Però, scandalosamente, a tutt’oggi il diritto alla casa è negato da un pilatesco “diritto all’assistenza alloggiativa”, previsto dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, che mette su un piano del tutto subordinato tale diritto, pure riconosciuto dalla legislazione dei singoli paesi.
    Perciò, se lo squilibrio a favore delle politiche monetariste non verrà rivisto, nella fattispecie riconoscendo formalmente la competenza europea in materia e introducendo a quel livello il diritto alla casa, le conseguenze possono essere tragiche per i circa 70 milioni di persone mal alloggiate, in coabitazione o in alloggi malsani, tra le quali oltre 3 milioni sono senzatetto, tra cui moltissimi migranti, donne, anziani e giovani. Un esempio? Attualmente uno sfrattato (a causa delle politiche di liberalizzazione dei fitti) non può ricorrere alle Corti di giustizia europee per far rispettare un diritto umano pure riconosciuto dalle Nazioni Unite. Però la Federazione Europea della Proprietà Immobiliare, sulla base della normativa UE, ha potuto fare ricorso alla Commissione europea contro le garanzie pubbliche accordate dai comuni svedesi alle società municipali per l’alloggio sociale. Vuol dire che, nel nome del liberismo, questa Unione Europea dà alla lobby immobiliare gli strumenti per attaccare gli ultimi baluardi dello stato sociale. Uno stato sociale che, è detto con forza dai diretti interessati, non può essere sostituito dalla sussidiarietà del volontariato.

    Fortunatamente, quest’anno siamo all’indomani del fallimento del vertice di Cancun, marcato da un’inedita alleanza sul campo tra paesi non allineati al neo liberalismo di marca statunitense e il movimento altermondialista, che ha messo un freno anche alle politiche di privatizzazione dei servizi di interesse generale.

    Siamo anche all’indomani del FSE di Firenze, dove il movimento europeo per il diritto alla casa si è confrontato con serietà, scegliendo due assi principali: la lotta per l’inserimento di tale diritto nella Costituzione europea e quello contro le privatizzazioni. Assi che hanno cominciato a produrre iniziative già nei mesi scorsi, come in Italia, Germania e Francia, che verranno analizzate e rilanciate nel corso del prossimo FSE (Parigi, 12-15 novembre 2003). Ad esempio, discutendo una strategia comune per combattere i parametri monetaristici, padri delle privatizzazioni. Applicazione pratica: richiesta di una moratoria biennale di tutti i processi di privatizzazione in corso al fine di studiare il rilancio dell’edilizia sociale.

    I ministri dei 15+10 sono già chiamati a discutere di queste ipotesi ma, senza un movimento di lotta che dia voce ai senza voce, capace perciò di mobilitarsi costantemente anche a livello europeo, il rischio concreto è che proseguano la corsa verso la distruzione dell’idea stessa di casa come diritto

    Perciò l’incontro di quest’anno assume una valenza strategica dirompente per le istituzioni e i movimenti che si daranno appuntamento a Padova.
    Come fare per dare forza propositiva alla mobilitazione crescente? Proponendo, ad esempio, che sulla base della conquistata competenza europea in materia, i singoli paesi possano investire nel settore abitativo sociale senza sforare il rapporto deficit/PIL. Per incentivare i paesi renitenti si potrebbe, ad esempio, proporre tale facilitazione nel caso di aumento delle spese per edilizia sociale superiore alla media degli ultimi anni. Utilizzando questo argomento, cioè che le politiche abitative sono investimenti e non spese, il Brasile di Lula sta cercando di uscire dal cappio imposto dal debito estero. Oppure, non in alternativa, si potrebbe proporre che sia istituito un Fondo Europeo per la casa che intervenga a riequilibrare i deficit abitativi territoriali nell’ambito dei programmi per l’inclusione sociale. Magari questo fondo potrebbe essere finanziato da una tassa europea sulle case sfitte per speculazione, dando così nuova autorità ed autonomia agli enti locali.

    Per questi motivi, e per i molti altri che ci rendono sensibili all’esigenza di essere pienamente i costruttori delle città europee del futuro, questa volta come mai nel passato, la posta in gioco vale l’impegno di una partecipazione qualificata e massiccia da tutta Europa per argomentare con forza le ragioni del diritto alla casa senza frontiere.
    Prima, durante e dopo il meeting di Padova.


    VERSO LA MOBILITAZIONE EUROPEA PER IL DIRITTO ALLA CASA*
    (Padova, 27-28 novembre 2003)


    Si svolgerà a Padova il 27-28 novembre prossimi il 15° incontro dei ministri europei dell’alloggio a cui parteciperanno anche i 10 paesi candidati all’UE e la Commissione Europea. Il tema “Politiche della casa e integrazione europea: problemi e prospettive” è di quelli impegnativi, che possono segnare una svolta nella costruzione di un’altra Europa se solo vi fosse il coraggio e la decisione politica di combattere un’integrazione che marcia ad almeno tre velocità verso l’uniformazione neo liberale: l’Europa centrale e del nord, erede del fortissimo, ma declinante, intervento pubblico nel settore abitativo del secolo scorso, l’Europa del sud, passata dal controllo dei fitti alla totale deregolazione e disimpegno pubblico dal settore, l’Europa dell’Est, che sta vivendo un percorso drammatico, dall’intervento statale onnipresente alle privatizzazioni selvagge e alle restituzioni dei beni nazionalizzati.

    In parallelo, o meglio, con una traiettoria secante il vertice, un ampio fronte europeo si sta mobilitando per proporre un’altra politica abitativa possibile, basata sul diritto alla casa e non sulla mercantilizzazione di questo bene primario. Il comitato promotore va dall’Unione Inquilini italiana a quella estone a quella portoghese, da Emmaus a Alex Zanotelli, dalla CGL francese alla Rete Veneta del Lavoro Migrante, dalla cooperativa Coralli al Fronte dei senzatetto del Belgio, dalla Rete Donne e Habitat di HIC all’Alleanza Internazionale di Abitanti fino al presidente dello IACP di Napoli, a dimostrazione di quanto sia trasversale la preoccupazione per l’aggravamento della questione abitativa in Europa. La mobilitazione di Padova, seguendo la pratica degli scorsi anni, prevede un seminario di approfondimento e una manifestazione di massa per preparare l’incontro ufficiale che questo fronte vuole avere, anche in questa occasione, con i ministri della casa.

    Ma perché una questione che sembra così intimamente legata al locale è diventa motivo di aggregazione e scontro a livello europeo?
    Perché, molto semplicemente, la costruzione dell’UE fondata sulla mobilità di capitali e persone ha rimescolato il concetto di politiche territoriali, relegando l’autonomia degli stati e degli enti locali ad un ruolo sempre più dipendente dai parametri monetaristici. Bastano alcune cifre: in Italia la spesa pubblica per l’alloggio e l’inclusione sociale è lo 0,2% del totale delle prestazioni sociali, la più bassa tra i 15, mentre in Francia è il 4,6%, in Danimarca il 6,1%, in Olanda il 7,4%. Considerando che il rapporto tra deficit e PIL non deve superare il 3% se, per esempio, l’Italia volesse raggiungere la media europea del 3,7% di investimenti per l’alloggio sociale, dovrebbe tagliare altri servizi, ad esempio le pensioni.
    Tagli sociali in cambio dell’Euro. E’ questa l’Europa che vogliamo?
    Perché il prodotto casa, gli investimenti, le infrastrutture, gli appalti, i servizi di intereresse generale, ricadono sempre più tra le competenze dell’UE, producendo una massa consistente di direttive, regolamenti, politiche, dalla tassazione IVA alla certificazione dei prodotti edilizi, dalle norme sulla libertà di concorrenza fino ai fondi strutturali per la coesione sociale, e persino giurisprudenza. Un esempio? Nel 2002 la Commissione europea ha condannato l’Austria per aver instaurato un sistema di autorizzazione preventiva alla realizzazione di seconde case, in quanto sproporzionato all’obbiettivo di favorire la residenza degli autoctoni rispetto all’imperativo della libera circolazione dei capitali.
    Perdita dell’autonomia locale in cambio dell’Euro. E’ questa l’Europa che vogliamo?
    In altre parole, nonostante nemmeno il futuro Trattato dell’UE preveda formalmente la competenza europea in materia abitativa, tale competenza è un dato acquisito sul versante merce.
    Però, scandalosamente, a tutt’oggi il diritto alla casa è negato da un pilatesco “diritto all’assistenza alloggiativa”, previsto dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, che mette su un piano del tutto subordinato tale diritto, pure riconosciuto dalla legislazione dei singoli paesi.
    Perciò, se lo squilibrio a favore delle politiche monetariste non verrà rivisto, nella fattispecie riconoscendo formalmente la competenza europea in materia e introducendo a quel livello il diritto alla casa, le conseguenze possono essere tragiche per i circa 70 milioni di persone mal alloggiate, in coabitazione o in alloggi malsani, tra le quali oltre 3 milioni sono senzatetto, tra cui moltissimi migranti, donne, anziani e giovani. Un esempio? Attualmente uno sfrattato (a causa delle politiche di liberalizzazione dei fitti) non può ricorrere alle Corti di giustizia europee per far rispettare un diritto umano pure riconosciuto dalle Nazioni Unite. Però la Federazione Europea della Proprietà Immobiliare, sulla base della normativa UE, ha potuto fare ricorso alla Commissione europea contro le garanzie pubbliche accordate dai comuni svedesi alle società municipali per l’alloggio sociale. Vuol dire che, nel nome del liberismo, questa Unione Europea dà alla lobby immobiliare gli strumenti per attaccare gli ultimi baluardi dello stato sociale. Uno stato sociale che, è detto con forza dai diretti interessati, non può essere sostituito dalla sussidiarietà del volontariato.

    Fortunatamente, quest’anno siamo all’indomani del fallimento del vertice di Cancun, marcato da un’inedita alleanza sul campo tra paesi non allineati al neo liberalismo di marca statunitense e il movimento altermondialista, che ha messo un freno anche alle politiche di privatizzazione dei servizi di interesse generale.

    Siamo anche all’indomani del FSE di Firenze, dove il movimento europeo per il diritto alla casa si è confrontato con serietà, scegliendo due assi principali: la lotta per l’inserimento di tale diritto nella Costituzione europea e quello contro le privatizzazioni. Assi che hanno cominciato a produrre iniziative già nei mesi scorsi, come in Italia, Germania e Francia, che verranno analizzate e rilanciate nel corso del prossimo FSE (Parigi, 12-15 novembre 2003). Ad esempio, discutendo una strategia comune per combattere i parametri monetaristici, padri delle privatizzazioni. Applicazione pratica: richiesta di una moratoria biennale di tutti i processi di privatizzazione in corso al fine di studiare il rilancio dell’edilizia sociale.

    I ministri dei 15+10 sono già chiamati a discutere di queste ipotesi ma, senza un movimento di lotta che dia voce ai senza voce, capace perciò di mobilitarsi costantemente anche a livello europeo, il rischio concreto è che proseguano la corsa verso la distruzione dell’idea stessa di casa come diritto

    Perciò l’incontro di quest’anno assume una valenza strategica dirompente per le istituzioni e i movimenti che si daranno appuntamento a Padova.
    Come fare per dare forza propositiva alla mobilitazione crescente? Proponendo, ad esempio, che sulla base della conquistata competenza europea in materia, i singoli paesi possano investire nel settore abitativo sociale senza sforare il rapporto deficit/PIL. Per incentivare i paesi renitenti si potrebbe, ad esempio, proporre tale facilitazione nel caso di aumento delle spese per edilizia sociale superiore alla media degli ultimi anni. Utilizzando questo argomento, cioè che le politiche abitative sono investimenti e non spese, il Brasile di Lula sta cercando di uscire dal cappio imposto dal debito estero. Oppure, non in alternativa, si potrebbe proporre che sia istituito un Fondo Europeo per la casa che intervenga a riequilibrare i deficit abitativi territoriali nell’ambito dei programmi per l’inclusione sociale. Magari questo fondo potrebbe essere finanziato da una tassa europea sulle case sfitte per speculazione, dando così nuova autorità ed autonomia agli enti locali.

    Per questi motivi, e per i molti altri che ci rendono sensibili all’esigenza di essere pienamente i costruttori delle città europee del futuro, questa volta come mai nel passato, la posta in gioco vale l’impegno di una partecipazione qualificata e massiccia da tutta Europa per argomentare con forza le ragioni del diritto alla casa senza frontiere.
    Prima, durante e dopo il meeting di Padova.

    HIC Europe Focal Point

    Fonte

    Condividi questo articolo su Facebook

    Condividi

     

    Ultime notizie del dossier «Contro il vertice europeo sulla casa»

    4818