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Non un uomo, non una donna, non un euro per le guerre

(14 Novembre 2003)

Ancora morte che si aggiunge a morte.
I morti irakeni - migliaia, civili e militari -, i morti americani e ora i morti italiani.
Morte annunciata, morte prevedibile.
Ancora orfani, ancora vedove, ancora genitori che piangono i figli.
Tutti sembrano capaci di capire, di spiegare il senso di queste morti e sembrano sicuri su quello che si deve fare.

Per noi, che pensiamo che l'uso della forza e della violenza e la cultura delle armi siano le piu' assurde, le piu' stupide, le piu' crudeli attivita' che l'uomo abbia messo in campo nel corso della storia, questi morti (vicini, con storie cosi simili alla nostra) assieme agli altri morti, lontani e sconosciuti, sono solo dolore.
Per salvare bambini e diritti umani non si fanno guerre. Per costruire un mondo possibile non servono altri soldati e altre armi, occorre la corresponsabilita' internazionale, la solidarieta' civile, fuori da ogni logica militare e di potere.

Chiediamo il ritiro delle truppe di occupazione da tutti i territori di conflitto armato.
Chiediamo di inserire il ripudio della guerra nella Costituzione Europea.
Chiediamo che il parlamento italiano ritiri i contingenti militari e che i soldi stanziati per il mantenimento delle truppe (in Iraq 250 milioni di euro solo per i primi sei mesi) vengano usati per interventi umanitari direttamente rivolti alla popolazione.


Non vogliamo un governo che investe sulla guerra invece che su scuole, ospedali, servizi.
Vogliamo vivere in un paese, in un mondo solidale, accogliente, nonviolento, che rifiuta il razzismo e le discriminazioni, che riconosce e rispetta i diritti dei migranti e il diritto d'asilo ai profughi e ai rifugiati in fuga dalla guerra, dalla violenza, dalla fame. Abbiamo bisogno di costruire insieme un ordine mondiale pacifico e democratico, basato sul rispetto dei diritti umani, che contrasti ogni piano di guerra infinita.

14 novembre 2003

Donne in Nero di Padova

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