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Egitto. Per quanto ancora?

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(29 Luglio 2013) Enzo Apicella

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dalla Francia. Dopo la Tunisia e l’Algeria : lavoratori di tutti i paesi, uniamoci

(15 Gennaio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

Mentre in Tunisia le manifestazioni si susseguono da tre settimane, ora i giovani si ribellano anche in Algeria. I governi rispondono con una repressione selvaggia, che ha già fatto almeno tre morti in Algeria, 14 in Tunisia. (Il numero reale sarebbe anche due o tre volte superiore, secondo l’opposizione). Vi si aggiungano centinaia di feriti e migliaia di arresti.

In Tunisia, l’esplosione sociale è cominciata in seguito al suicidio di un giovane diplomato disoccupato, venditore ambulante di verdure. Si estende di città in città e a strati sempre più larghi di una popolazione che soffre per la povertà, l’ingiustizia e la corruzione che fa regnare il regime del dittatore Ben Ali, al potere da 23 anni. Il risvolto del « miracolo economico », con la delocalizzazione in Tunisia dell’industria tessile e dei call center, con le stazioni turistiche paradisiache. Il tasso di disoccupazione del 15,7 % lascia senza sbocchi persino i giovani titolari di un diploma universitario. Ma è valso a Ben Ali le felicitazione di Sarkozy, e quelle del socialista Strauss-Kahn, direttore del FMI, il quale giudica che le sue« riforme » hanno « permesso al paese di ridurre l’impatto della crisi finanziaria ed economica internazionale».

La mobilitazione della gioventù tunisina ha trascinato molti lavoratori, ha ricevuto il sostegno di militanti sindacali e politici, in un paese che ha conosciuto in questi ultimi anni una crescita del malcontento, specialmente con lo sciopero nel bacino minerario di Gafsa nel 2008 : un anno di sciopero, decine di militanti gettati in prigione.

In Algeria, è bastato il recente aumento dei prezzi di prodotti di prima necessità come l’olio e lo zucchero (rispettivamente del 20 e 80 % in meno di 3 mesi !) e l’esempio della rivolta dei giovani di Tunisia perché la collera esploda a sua volta. Come in Tunisia, il malcontento sociale è generale e le cause simili. Per ordine del FMI, dal 1994, lo stato algerino ha ridotto il valore del dinaro di venti volte, per offrire operai algerini quasi gratuiti agli investitori francesi e occidentali. Mentre i prezzi continuano a impennarsi.

Un anno fa, in questi giorni, i lavoratori dell’industria automobilistica di Rouiba (che fabbrica bus e camion) nei sobborghi di d’Algeri, entravano in sciopero contro l’allungamento del periodo di contribuzione delle pensioni e una “rivalutazione” giudicata totalmente irrisoria dello Smic (minimo salariale) algerino, che ammonta solo a15 000 dinari, cioè 157 €. E’ stato seguito dallo sciopero degli insegnanti, dei medici, degli operai del complesso siderurgico Arcelor-Mittal d’El Hadjar o, recentissimamente, dei portuali d’Algeri. Manifestazioni e blocchi stradali scoppiano spontaneamente a causa della penuria di latte o di pane, delle interruzioni dell’elettricità, della mancanza di alloggi, o della distribuzione delle case popolari gravate dalla corruzione.

Per lo stato e il padronato algerino, tuttavia, c’è l’opulenza finanziaria, grazie ai redditi del petrolio e del gas, ma questa è a beneficio di una piccolissima minoranza di ricchi parassiti.

Questa rivolta di giovani che scendono in piazza spontaneamente e se la prendono con tutto ciò che, in qualche modo, può rappresentare lo stato, resta ancora disorganizzata e manca di obiettivi precisi. La classe operaia (che scavalca direzioni sindacali filogovernative in Algeria come in Tunisia) potrebbe dar loro delle prospettive.

E non solo in Maghreb.

La mobilitazione in Tunisia e in Algeria segue da vicino il fermento sociale in Grecia, Portogallo, Francia, Inghilterra, Italia. Mostra che ovunque, contro la crisi e contro coloro che vogliono farcela pagare, la lotta dei lavoratori è all’ordine del giorno. Si propagherà oltre le frontiere, per farla finita con questo sistema capitalista che sta conducendo il mondo alla miseria.


Editoriale del bollettino di fabbrica "l’Etincelle" pubblicato dalla frazione di minoranza di Lutte Ouvrière - 10 gennaio 2011
http://www.convergencesrevolutionnaires.org

traduzione di Michele Basso

Convergences Révolutionnaires

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