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La spada dell'Islam

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    Sulla pubblicazione dell’elenco dei viterbesi “infoibati”

    (10 Febbraio 2011)


    Nel 2001, l’Amministrazione comunale di Viterbo aveva intestato un cippo in largo Martiri delle foibe istriane a Carlo Celestini “sacrificato nelle foibe”. Due anni fa abbiamo redatto un comunicato stampa per dimostrare che, in base a documentazione inconfutabile, le circostanze dell’infoibamento non risultassero affatto. Il Comune di Viterbo non ha mai risposto.
    Durante le celebrazione del Giorno del ricordo 2010, però, il consigliere comunale di maggioranza Maurizio Federici aveva parlato di “dodici martiri, nati a Viterbo e provincia, che da alcune ricerche storiche risultano deceduti a seguito di deportazione, fucilazione o infoibamento”. Così avevamo inoltrato all’assessore una lettera per sapere circa i nomi di questi dodici, senza ottenere risposta.
    Stamattina, con una conferenza stampa tenuta da Federici assieme ad altri esponenti del locale centrodestra, sono stati pubblicati questi nomi che, frattanto, sono diventati diciotto (http://tusciaweb.it/notizie/2011/febbraio/5_23foibe.htm ). Faremo al più presto ricerche a riguardo, in quanto la storiografia, come tutte le scienze, comporta rigore, serietà e scrupolosità che possono venir meno in un semplice scambio di battute.
    Tralasciando ora il fatto che nella conferenza stampa, almeno da quanto riportano i giornali, non si sia fatto cenno delle politiche antislave del fascismo, né del martirio cui sono state sottoposte le popolazioni balcaniche occupate dai fascisti (deportazioni e fucilazioni di massa, distruzioni di interi villaggi etc.), veniamo ai dati forniti nell’elenco dei nomi. Nessuno di questi elencati - va da sé tutti soldati - risulta inoppugnabilmente infoibato e, “probabilmente infoibato” non necessariamente significa effettivamente infoibato. Per alcuni si dice esplicitamente che le cause della morte sono ancora in fase di accertamento, per altri si parla di fucilazione o decesso a seguito di internamento, mentre per qualche caso è notizia certa il solo avvenuto decesso, anche a distanza di anni dalla fine del conflitto! In sostanza, è sufficiente la sola circostanza di essere venuti a mancare nei Balcani per essere definiti “infoibati con la sola colpa di essere italiani”. Un infoibamento ormai esteso a tutte le possibili cause di morte. Senza contare che nei Balcani, dopo l’8 settembre 1943, i soldati italiani, a migliaia, sono stati fucilati, deportati nei campi di sterminio o sono deceduti nei campi di prigionia per mano dei nazifascisti.
    Proprio in merito a Celestini, la scheda, sospettosamente breve, riporta soltanto: “CELESTINI Carlo, di Crescenziano, nato a Viterbo nel 1922, scomparso, infoibato nel 1945 a Dyakovo”. Il Comune, in tutta evidenza, non intende rendere pubblica la documentazione su cui si basò l’intestazione del cippo, né motivare a riguardo. In compenso, Federici, parlando delle celebrazione del 10 febbraio, annuncia: “Deporremo un mazzo di fiori al monumento dedicato a Carlo Celestini, un martire delle foibe”. Come dire: alla faccia vostra!
    Fermo restando il rispetto e la pietà che si debbono a tutti i morti, siamo sempre più palesemente dinanzi ad un uso, quantomeno, scorretto delle fonti, privo anche dei più basilari criteri storiografici, sacrificati nel nome di opinioni e convinzioni personali, con l’obiettivo politico di diffamare la lotta partigiana.

    5 febbraio 2011

    Silvio Antonini, Segretario e Portabandiera Anpi Cp Viterbo

    Fonte

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