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Serva dell'imperialismo

Serva dell'imperialismo

(19 Marzo 2011) Enzo Apicella
Il governo italiano mette a disposizione 7 basi militari per l'attacco alla Libia

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(Imperialismo e guerra)

Intervento francese in Libia : Il naso finto del governo Sarkozy

(24 Aprile 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

All’epoca della guerra del Vietnam o della guerra d'Algeria, per una larga parte della classe operaia e dei giovani, era ovvio considerare queste guerre per quello che erano: aggressioni imperialiste. Per quanto riguarda l’attuale guerra in Libia, bisogna constatare che, per gli stessi strati sociali, le cose sono molto meno chiare. L’odio dei lavoratori e dei giovani nei confronti del governo Sarkozy è ben reale, ma non coincide, in questa fase, con la rinascita di una chiara coscienza di classe. L’arretramento della coscienza operaia è in realtà in rapporto con la putrefazione dei partiti di origine operaia (e persino la loro distruzione pura e semplice, come in Italia), il silenzio complice (quando non il sostegno aperto) delle direzioni sindacali, per non parlare dell’assenza di organizzazioni riunite su un programma rivoluzionario che abbiano un radicamento nazionale!

Non si è ancora finito con l’opera di disorientamento politico reso possibile dal compimento del processo di restaurazione del capitalismo nell’URSS.

Eppure, non sono nuovi, veramente non nuovi, gli argomenti degli “interventisti”!
Lo specialista dell’Africa “post coloniale” Maurice Wallenstein non esita a risalire alla famosa “controversia di Valladolid” per dire che vi si trovavano già tutti gli ingredienti serviti oggi per il “diritto di ingerenza”:

« I quattro argomenti di base che sono serviti sempre a giustificare le “ingerenze” dei “civilizzati” del mondo moderno nelle zone “non civilizzate” : la barbarie degli altri, il dovere di mettere fine a pratiche che violano valori universali, la difesa degli innocenti di fronte alla crudeltà degli altri, la necessità di facilitare la diffusione di idee universali. »

C’è una differenza, tuttavia: quattro secoli più tardi, in nome del “diritto d’ingerenza”, gli stati imperialisti non rivendicano più l’annessione formale dei territori occupati (colonie) ma “solo” di controllarne i mercati (materie prime, produzione agricola e industriale). Per questo, si tratta di favorire l’installazione di governi amici, comprati con suntuose prebende, che fanno regnare il terrore nelle popolazioni, terrore che assicura agli investitori delle metropoli tassi di profitto particolarmente vantaggiosi. Ma evidentemente queste considerazioni non possono essere messe in risalto dai media finanziati da questi stessi investitori.

Bisogna riconoscere che gli specialisti della “vendita” del diritto d’ingerenza, per interposizione dei media, non sono a corto d’immaginazione.

Ci si ricorda delle “armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein, della “lotta contro il terrorismo” in Afghanistan (idem), ma per la Libia si sarebbe trattato di evitare il massacro degli insorti, nobile ambizione adornata dalla necessità di favorire la democratizzazione di un regime divenuto improvvisamente infrequentabile!
Un gusto nuovo per la democrazia perfettamente illustrato dalla scelta del governo francese di riconoscere il “consiglio nazionale di transizione” (CNT) installato a Bengasi, diretto dall’ex ministro dell’interno e dall’ex ministro della giustizia di Gheddafi, cioè dalle braccia armate della dittatura… Ma non è tutto, la “coalizione” si è felicitata per l’adesione di Moussa Koussa ex ministro degli affari esteri del rais, che ha guadagnato i suoi galloni di capo dei servizi segreti organizzando le esecuzioni di oppositori al regime all’estero, poi in Libia è anche implicato nell’organizzazione dell’attentato di Lockerbie. Un assassino e un terrorista veramente frequentabili !!!
Aggiungiamo – e ci torneremo- che il primo paese arabo ad aver riconosciuto il CNT non è altro che il Qatar, un stato modello per i “diritti dell’uomo” !!!!

Competenze francesi riconosciute e largamente utilizzate

Non s’insisterà mai abbastanza su ciò che rivelava la dichiarazione di MAM (Michèle Alliot-Marie) sulle “competenze francesi riconosciute in materia di mantenimento dell’ordine” per giustificare l’aiuto proposto a Ben Ali.
Un caso isolato di “aiuto a un dittatore nell’esercizio delle sue funzioni” ?
Certamente no, poiché nello stesso momento, sotto il titolo: “formazione alla gestione delle folle”, si poteva leggere sul sito dell’ambasciata di Francia in Egitto :

« L'Egitto ha chiesto alla Francia di renderlo partecipe della sua esperienza della gestione delle folle e dei grandi eventi ”.
Tale formazione è stata dispensata, dal 10 al 16 ottobre al Cairo a profitto di 20 ufficiali dei servizi di ordine pubblico e della sicurezza di Stato, dal comandante della polizia Pascal COMEAU della DDSP di Saint-Étienne e dal capitano di polizia Luc BRUN della DDSP di Metz.
La formazione è articolata su leggi deontologiche, regolamenti d’impiego, l’esame dei casi pratici, l’organizzazione dei servizi d’ordine, gli equipaggiamenti. »

Citiamo ancora questo articolo del “Point” (17 febbraio 2011) :

« Le forze antisommossa del Bahrein, che hanno dato l’assalto nella notte tra mercoledì e giovedì a un accampamento degli oppositori nel centro della capitale, facendo almeno quattro morti, sono state formate da poliziotti francesi provenienti dalle compagnie repubblicane di sicurezza (CRS). Su richiesta dello stato del Golfo, un accordo di cooperazione in materia di sicurezza interna è stato firmato nel novembre 2007 a Parigi, quando Michèle Alliot-Marie, allora ministro dell’Interno, aveva ricevuto il suo omologo, lo sceicco Rashed Bin Abdallah Al-Khalifa. »

La formazione ha portato i suoi frutti :

« Il principe ereditario del Bahrein ha avvertito che non ci sarà “nessuna clemenza” per coloro che cercano di dividere il regno del Golfo, scosso da metà febbraio da un vasto movimento di contestazione (…)
La famiglia regnante sunnita ha decretato in marzo la legge marziale e fa appello alle truppe del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG), alleanza militare e politica del Golfo, per reprimere le manifestazioni a favore della democrazia, organizzate essenzialmente dalla maggioranza sciita.
Da allora, membri del principale partito d’opposizione sciita Wefaq e numerosi abitanti sciiti hanno denunciato scomparse ai posti di controllo installati attorno a Manama, la capitale, ove presidiano militari col passamontagna. Affermano che centinaia di persone – responsabili politici, militanti, medici favorevoli alla contestazione – sono stati arrestati e che molte centinaia di salariati, per lo più sciiti, sono stati licenziati.
L'organizzazione della difesa dei diritti dell’uomo Human Rights Watch ha denunciato venerdì arresti arbitrari a Bahrein e parla di testimonianze di abusi contro i detenuti. » (“Le Monde”, 8 aprile).

Più generalmente, le “competenze”, come pure i materiali, delle forze francesi di repressione, sono oggetto di un vero mercato, organizzato sotto l’egida del ministero degli Interni.

« Nel 2001 è stato creato il consiglio Civipol, una società di diritto privato, ma detenuto al 49% dallo stato e dipendente sempre dal ministero degli interni. L'impresa ha anche ottenuto la successione della Sofremi come coorganizzatrice del salone Milipol. Creato nel 1984, raggruppa gli agenti di mercato della sicurezza interna. Dal 2008, si tiene alternativamente in Francia e in Qatar. Tra gli espositori dell’ultimo salone in Francia nel 2009, la Cina contava 32 stand contro 85 per gli Stati Uniti o 47 per Israele, e la Francia ne contava 318. Il mantenimento dell’ordine e la lotta contro il terrorismo erano il più grande settore rappresentato. » (secondo “Marianne” gennaio 2011, sottolineato dall’autore).

Ristabilire la Verità :

Fabio Mini, ex comandante in capo degli eserciti della Nato al tempo dell’intervento in Kosovo : “La prima vittima di ogni guerra è la verità. E' un assioma. (...) L'azione militare in Libia non è soltanto umanitaria: è un tentativo di riscrivere la mappa degli interessi energetici in Nord Africa. (...)” (“La Repubblica”, 23 04). Una verità parziale e una grossa menzogna... avrebbe dovuto dire: “col pretesto umanitario, gli imperialismi USA, francese e inglese tentano di riprendere l’iniziativa nella regione” F. Mini è un generale, e i generali sono pagati non certo per dire la verità, ecco un altro assioma.

“Umanitaria” la guerra scatenata dal governo Sarkozy?
Un governo che supera il FN (Fronte Nazionale) nella moltiplicazione delle dichiarazioni razziste e xenofobe ! Un governo che respinge e ammanetta gli emigranti tunisini che si accalcano alla frontiera italiana!
Come immaginare che questo governo, che moltiplica da anni le misure discriminatorie contro gli immigrati, provoca la caccia alle “brutte facce”, fissa quote di espulsioni, potrebbe avere la minima preoccupazione per la sorte dei popoli oppressi? Oppressione senza la quale gli investimenti dei grandi gruppi della metropoli perderebbero ogni interesse.

Non siamo pacifisti, non pensiamo che i rivoluzionari del 1789 avrebbero dovuto scusarsi per aver giustiziato Luigi XVI. Siamo dunque completamente indifferenti alla sorte di Gheddafi. Ma nessun mandato può essere dato a Sarkozy per fare giustizia o per proteggere tutta o parte della popolazione libica. Gheddafi è stato ricevuto con gran pompa da Sarkozy tre anni fa, non certo su mandato dei lavoratori e dei giovani di Francia. Un’accoglienza la cui posta in gioco non era certamente l’introduzione della “democrazia” in Libia !

« Dubbi persistono sui meccanismi del ravvicinamento franco – libico, alimentato dagli accordi di cooperazione, soprattutto in materia di difesa e di nucleare civile, e i contratti di armamento firmati da Parigi sulla scia del rilascio delle infermiere bulgare. Di fronte a una commissione d’inchiesta parlamentare, il consigliere diplomatico del presidente Jean-David Lévitte ha negato ogni legame tra questi accordi e la liberazione del personale infermieristico. Così come ha negato che la visita del numero uno libico a Parigi fosse stata negoziata.
Queste smentite sono stati contraddette giovedì dall’ex rappresentante a Tripoli della Commissione europea, Marc Pierini, che ha assicurato di fronte agli stessi deputati che le discussioni Parigi – Tripoli sul nucleare e le armi avevano costituito “l’elemento decisivo” per la liberazione delle infermiere.
La lista dei contratti “sperati” dalla Francia al tempo del soggiorno parigino del colonnello Gheddafi in materia di nucleare, energia e armamenti non dovrebbe calmare questi “sospetti”. » (“Libération” 7 dicembre 2007).

Col pretesto umanitario...

“Non si può umanizzare la guerra, ma solo abolirla” (Einstein).

Certamente la guerra non si può umanizzare, ma la guerra imperialista arruola quella umanitaria senza la minima vergogna.

Come sempre nei brutti frangenti, si può contare sull’esperienza della Chiesa cattolica e sulla sua padronanza della retorica per trovare nel Vangelo le fonti... del diritto d’ingerenza !

A proposito dell'intervento in Libia, il capo dei vescovi d’Italia, il cardinal Bagnasco, ha dichiarato: “il Vangelo ci indica il dovere di intervenire per salvare chi è in difficoltà”. Va alla guerra ancor più di Berlusconi, in questa operazione !

Ricordiamo che nel 2001, a proposito dell’intervento in Afghanistan, il portavoce del Vaticano aveva ricordato il diritto degli stati “all'autodifesa, anche preventiva con mezzi aggressivi”. Scese in campo anche l'allora cardinale Ratzinger per spiegare a Radio Vaticana che “un padre di famiglia il quale vede aggrediti i suoi ha il dovere di fare il possibile per difendere la vita delle persone a lui affidate anche eventualmente con una violenza proporzionata”.
Dopo l’inizio dei bombardamenti americani, l'Osservatore Romano aveva spiegato che si trattava “d'una operazione limitata di polizia internazionale con obiettivi precisi, e non di una guerra”. (“La Stampa” 4 aprile).
Lo vediamo bene, non è una guerra, neppure la guerra d'Algeria lo era, ai dolci tempi della “pacificazione”. Solo i morti, donne, bambini, vecchi compresi, sono ben reali.

Colin Powell ex comandante in capo degli eserciti d’intervento in Iraq nel 1991, con tono sicuro, rivendica : “Intendo realmente assicurarmi – diceva nell’ottobre 2001 – che noi abbiamo le migliori relazioni con le ONG, che sono per noi un moltiplicatore di forze, una parte così importante del nostro equipaggiamento di battaglia (…) perché tutti i nostri uomini sono impegnati verso lo stesso scopo specifico, aiutare l’umanità, aiutare ogni uomo, ogni donna nel mondo che ha bisogno, che ha fame(…) dare a tutti la possibilità di sognare un avvenire più radioso”.

Radioso e pure irradiato, se ci si riferisce alla terrificante constatazione fatta sulle popolazioni civili che si trovavano a Falluja, città d'Iraq assediata dall’esercito USA nel 2004 :

« Un primo studio scientifico, pubblicato dal giornale delle scienze “International Journal of Environmental Research and Public Health” questo mese di luglio 2010, ci mostra che, 6 anni dopo questo attacco mortifero delle forze americane, i bambini piccoli di questa città sembrano pagare un pesante tributo in termini di salute.
Lo studio è stato realizzato da Chris Busby, del ‘Department of Molecular Biosciences, University of Ulster’ con l’aiuto di questionari su 4843 persone. Comparando i tassi di cancro osservati nella città irachena con quelli osservati in Egitto, mostra una situazione spaventosa :
- 4.22 volte maggiore il rischio di sviluppare un cancro per la popolazione di Falluja rispetto alle popolazioni di riferimento.
- 12,6 volte maggiore il rischio di sviluppare un cancro per i minori di 12 anni.
- 38.5 volte maggiore il rischio di sviluppare una leucemia tra le persone da 0 a 34 anni.
- La mortalità infantile è 4 volte maggiore che in Egitto e Giordania... e il fenomeno si amplifica ancora negli ultimi mesi !
- Il tasso comparato di maschi e femmine in seno alla popolazione è completamente anormale per i bimbi da 0 a 4 anni di Falluja, dove si registrano solo 860 bambini per 1000 bambine …mentre se ne dovrebbero contare 1050 !
- Per gli scienziati responsabili di questi studi questi risultati mostrano effetti sulla salute molto seri, probabilmente legati a mutazioni causate da una contaminazione ambientale che data dal 2004. Indicano come causa possibile l’uranio impoverito, che avrebbe potuto essere utilizzato nelle munizioni americane. »

Altro specialista in aiuti umanitari il “french doctor”, B. Kouchner, che alla domanda:

“Bisogna eliminare Gheddafi” ?

risponde :

“La risoluzione dell'ONU non parla di cambio di regime, anche se dopo 42 anni forse un cambio di regime sarebbe auspicabile”. (sic). (…) “Questo intervento è un fatto straordinario. E l'effetto di quella globalizzazione della sofferenza per la quale mi batto da sempre. Ho sempre cercato di far capire che non si può rimanere indifferenti se accade un massacro in Bosnia o in Guinea. Finalmente, grazie alla lungimiranza dell'ONU, siamo riusciti ad affermare questo principio. E una svolta delle relazioni internazionali che segnerà tutto il XXI secolo”. (“La Repubblica” 23 marzo).

B. Kouchner non è un uomo che resta senza far niente, si adopera molto presso i potentati africani per conto dei suoi amici francesi tra cui l’inevitabile Bolloré.

Hubert Védrine, PS, ex ministro degli esteri di Jospin (presidenza Chirac) dal 1997 al 2002, è lui pure un seguace entusiasta dell’intervento :

“La svolta dell’Onu è un successo storico della diplomazia francese, destinata a modificare le relazioni internazionali nel future, al di là di ciò che succede in Libia oggi (…).”

Ma il pedigree dell'ex diplomatico è una vera lezione di cose sulle forze sociali di cui è il rappresentante, lui e il suo partito.

Sul suo sito si legge: “Nel 2003, Hubert Védrine creò una società di consulenza in strategia geopolitica Hubert Védrine Conseil. Lavora a questo titolo con molte grandi imprese francesi. Ha un partenariato particolare col Cabinet Gide Loyrette Nouel.” Quest’ultimo è uno dei più importanti studi d’avvocati d’affari internazionali, presente in 18 paesi, con più di 600 avvocati.
Tra i suoi “impiegati” il conte François Copé (segretario generale dell'UMP, due mezze giornate alla settimana, 20.000 euro al mese). Sul sito di questa società, tra i suoi ultimi risultati :
Gide Loyrette Nouel fornisce consulenza ad Areva per la creazione di una joint venture en Chine. Gide Loyrette Nouel fornisce consulenza a Groupama per la creazione d’una joint venture nel settore assicurativo con Aviation Industry Corporation of China.

Torniamo al sito del diplomatico avvocato d’affari ( a meno che non sia il contrario... o la stessa cosa ) :

“Nel 2007, il presidente Sarkozy gli propone di entrare nel governo e di riprendere gli Esteri. L’affare non si fa. Lo stesso anno, Hubert Védrine pubblica un rapporto al Presidente della repubblica sulla Francia e la mondializzazione .”

Di cosa può trattarsi? Se non del posto della Francia nel mondo, cioè dei mercati minacciati da difendere o dei mercati da aprire a profitto dei grandi gruppi capitalisti francesi, gruppi di cui il governo rappresenta solo una parte del personale.

La difesa del posto della Francia nel mondo

Il 22 marzo, tre giorni dopo l’inizio dell’intervento in Libia, “La Stampa” pubblica un articolo intitolato: “L'alleanza dove ognuno va per sé”, che disegna bene la strada imboccata dal governo francese :

“Il motore principale dell’intervento in Libia è stata, come sappiamo, la Francia (…) Il motivo di Sarkozy è la sua necessità di riabilitare la sua immagine presso la destra tradizionale che Marine le Pen rischia di soffiargli alle prossime elezioni.(...) Si tratta di restituire alla Francia una posizione di leadership nel Mediterraneo dopo il suo maldestro tentativo di creare una Unione del Mediterraneo di ispirazione francese tra Europa e sponda Sud, tentativo che, pur ridimensionato nel nome e negli obiettivi, è rimasto in pratica lettera morta. In Libia la Francia non ha grandi interessi e quindi rischia poco ; ha invece interessi storici in Tunisia, Algeria, Marocco e in Africa nera ed è qui che l'influenza di Parigi deve riprendere vitalità. (sottolineato da me) L'operazione Libia serve anche a questo” (...).

E ciò introduce il problema della Costa D’avorio, quarto campo d’intervento dell’imperialismo francese dopo Afghanistan, Libano e Libia.
Niente illustra la posta in gioco imperialista meglio dell’intervento francese in Costa D’Avorio e l’instaurazione al potere di Alassouane Ouattara, candidato scelto, eletto e infine installato al potere da Parigi. Un intervento che dimostra una volta ancora che i massacri sono intollerabili per i governi imperialisti solo quando i loro autori sono gli avversari. Il Ruanda ne era stato un sinistro esempio, a una scala che è ancora difficile da apprezzare (in quanto l’episodio non è chiuso) la Costa d’Avorio ne è la conferma :

“Un comunicato pubblicato venerdì a fine giornata dal Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha avuto l’effetto di un elettroshock: “almeno 800 persone” sono state uccise martedì 29 marzo nella città di Duékoué, un crocevia strategico dell’Ovest ivoriano, secondo il CICR, che evoca “violenze intercomunitarie”. Sabato, la missione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio (Onuci) ha parlato di “330 persone uccise a Duékoué da lunedì a mercoledì”, “la maggior parte” da partigiani di Alassane Ouattara. La Federazione internazionale dei diritti dell’Uomo (FIDH) parla di “più di 800 persone (...) giustiziate” dal 29 novembre, data del secondo turno dell’elezione presidenziale contestata. Si sarebbero ancora avuti più di una trentina di morti nella sola giornata di venerdì, secondo la FIDH.”

“La rapidità e l’estrema precisione dell’offensiva militare lanciata lunedì 28 marzo da Ouattara hanno sorpreso quasi tutti gli osservatorio (…). Molto rapidamente, specialisti come Antoine Glaser, ex redattore in capo de “La lettre du continent”, hanno evocato la “probabile” partecipazione del Burkina-Faso e della Nigeria nell'armamento e nell’addestramento degli ex-ribelli. A Ouagadougou, in ogni caso, la stampa resta muta su questo tema . “E’ anche verosimile che consiglieri francesi e americani abbiano partecipato alla progettazione di questa operazione ” continua Glaser”. (Médiapart 2 aprile).

Che siano le truppe coloniali francesi ad aver forzato Gbagbo alla resa, è il segreto di Pulcinella. A favore di chi? “La Tribune” dell’ 8 aprile pubblica una lista dei beneficiari :

“Sui 13.000 Francesi residenti in Costa d’Avorio, numerosi sono quelli che lavorano nelle filiali di grandi gruppi francesi che partecipano ai maggiori settori dell’economia ivoriana : agro-alimentare, BTP, energia, settore petrolifero, trasporti, banche, ma anche piccole e medie imprese nel settore alberghiero, della ristorazione e dei servizi.
Tra le grandi società si trova Bouygues, che, attraverso la sua filiale SAUR, è l’azionista di riferimento della compagnia ivoriana di elettricità (CIE), France Télécom, proprietaria del 51% di Côte d'Ivoire Télécom, Total ed Elf che possiedono il 25% della Société ivoirienne de raffinage (in un paese dove l’esportazione del petrolio è il 29,3% del PIB) o ancora Bolloré, molto attivo nel settore dei trasporti e della logistica.
Le società francesi, stimate a 600 dalla Camera del commercio e dell’industria francese in Costa d’Avorio, (CCIFCI) rappresentano un terzo del PIL del paese, 50% delle riscossioni fiscali e un quarto degli investimenti realizzati sul suolo ivoriano (cioè 372 milioni di euro). Un’attività tale che, nel 2008, il governo francese valutava a 360.000 i posti di lavoro ivoriani dipendenti da queste imprese.”

“La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”. In altre parole, è lo strumento – in ultima istanza – della conquista di posizioni economiche, anche se ci possono essere alcune motivazioni aggiuntive, come per l’impegno dell’Arabia Saudita nel caso dell’intervento in Libia. Le relazioni del governo francese col governo del Qatar e il posto di quest’ultimo nella coalizione sono illuminanti.

“L'Arabia Saudita - il Paese più influente del Golfo Persico - è stato subito favorevole all'intervento sotto l'ombrello dell'ONU perché rafforza la legittimità del suo recente intervento militare a sostegno della monarchia in Bahrein, minacciata dalle manifestazioni di piazza della minoranza sciita che chiede riforme e più partecipazione alla vita politica. (...) Il fronte degli arabi “interventisti” è guidato dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, i primi due paesi mediorientali ad annunciare la loro partecipazione alla no-fly zone con i loro caccia, i Mirage e gli F-16. L'emirato guidato da Hamad Bin Khalifa Al Thani, nonostante la sua modesta dimensione territoriale, ha una grande influenza in questo momento nel mondo arabo: il Qatar è presente in ogni mediazione, trattativa, iniziativa che riguardi il mondo arabo e la grande disponibilità ne fa sempre un protagonista.” (La Repubblica”, 25 marzo)

“ (...) E non a caso ieri il Qatar è stato il primo dei paesi arabi a riconoscere il Consiglio di Transizione come “l'unico rappresentante del popolo libico”.(...)” (“La Repubblica” 29 marzo).
Che vuol dire “non per caso” Il governo del Qatar sarebbe una sorte di “Robin Hood” del Medio Oriente?

L'emiro, accompagnato dal figlio, è il capo del governo, il primo ministro nominato dall’emiro e 7 ministri appartengono alla famiglia dei Ben Thali, quella dell’emiro. E’ una monarchia assoluta in cui la sharia ha forza di legge. La Repubblica islamica d'Iran è giudicata infrequentabile dalla “comunità internazionale”; la Monarchia altrettanto autoritaria e islamica del Qatar è molto frequentata e anche molto corteggiata.

“Abbiamo stabilito in tutti i campi un partenariato esemplare”, ha sottolineato François Fillon, aprendo il 25 marzo il V Forum “Finanze e investimenti in Qatar”. Questo forum si teneva per la prima volta in Qatar. “Bisogna che i due paesi continuino ad apportare un contributo decisivo a placare le tensioni nel Vicino e Medio Oriente” ha anche dichiarato François Fillon, che ha anche sottolineato la “vicinanza dei punti di vista tra il Qatar e la Francia sulla maggioranza delle questioni internazionali”. (sito del governo francese, 25 Marzo 2010).
Placare le tensioni in Medio Oriente? Ognuno sa che, in linguaggio diplomatico, vuol dire difesa incondizionata di Israele, stato coloniale in terra di Palestina. La recente aggressione di Gaza (Dal 18 dicembre 2008 al 21gennaio 2009) da parte di Tsahal ha dato al monarca del Qatar l'occasione di testimoniare il suo attaccamento al’ordine voluto dagli stati imperialisti nella regione.
“L’11 gennaio (più di due settimane dopo l’inizio del massacro ), l'emiro dichiara che il Qatar non chiuderà l’ufficio commerciale di Israele a Doha dopo l’offensiva militare israeliana a Gaza salvo”se i paesi arabi decidano collettivamente di rompere le loro relazioni con Israele. (…) “Vogliono che solo il Qatar faccia un sacrificio. Essi continueranno a trattare con lo stato ebraico.”

Non assume nessun rischio perché la Lega araba si riunisce soltanto il 16 gennaio a Doha, qualche giorno prima della fine dell’aggressione sionista e col l’assenza dell’Egitto e dell’Arabia Saudita, paesi che ricevono un importante aiuto militare dagli USA, fedeli alleati di Israele. Il 18 gennaio, il ministero degli esteri del Qatar annuncia la chiusura dell’ufficio commerciale di Israele a Doha, il 18, la vigilia della fine dell’aggressione militare (…)” (dal FLI).
Si apprenderà in seguito che la chiusura dell’ufficio commerciale mirava solo ad un effetto d’annuncio, le relazioni diplomatiche del Qatar con Israele neanche per sogno. Nel gennaio 2010 visita “segreta” dell'Emiro in Israele e il 39 maggio viene ricevuto il ministro del commercio israeliano, pubblicamente, a Doha in occasione del forum economico mondiale.

Ma Qatar ha altre attrazioni :

“Malgrado la francofilia dell’emiro (che ha legami personali molto stretti col presidente Jacques Chirac e viene spesso a titolo personale a Parigi ) e la francofonia del principe ereditario, l’impressione che prevale è quella di un’invasione americana dell’emirato.

La presenza americana non si limita agli aspetti militari e strategici. (…) due anni fa, il rapporto tra gli investimenti militari americani e francesi era di 1 a 1 ; ormai è di 5 a 1 a favore degli Stati Uniti .(…) La Francia, che finora forniva l’80 % delle attrezzature dell’esercito, tenta di resistere, mentre l’attivismo americano rimette in causa le situazioni acquisite. (…) Rassicurato sull’esistenza a lungo termine di riserve naturali, il paese vorrebbe proiettarsi nel futuro. Gli autocrati illuminati (illuminati dal petrolio? ndr) che dirigono il paese sono conquistati dai vantaggi dell’apertura e della democratizzazione. Vogliono essere in anticipo sulla società per farla muovere, ma senza rischi. Il punto dolente sociale e umano è costituito dai lavoratori immigrati. Questi, che rappresentano i due terzi della popolazione, non hanno alcun diritto sindacale o politico, pochi diritti sociali e nessuna prospettiva d’integrazione.” (“Le Monde Diplomatique” giugno 2004, si apprezzerà il linguaggio molto diplomatico del giornale dallo stesso nome). Ma la guerra per i mercati può essere anche l'occasione di un’operazione di marketing.

La guerra operazione di marketing

Dispaccio dell'AFP del 21 marzo 2011. Titolo: “la Libia potenziale ancora di salvezza per il Rafale”.
“I bombardamenti aerei in Libia offrono all’aereo l’occasione inattesa di dimostrare la sua efficacia, nel momento in cui il suo fabbricante francese Dessault tenta di convincere molti acquirenti stranieri, secondo gli esperti (…) Un conflitto permette di dimostrare realmente le capacità di un apparecchio. La Libia rappresenta una vetrina tecnologica”, commenta Christophe Ménard, analista della Kepler Kapital Markets. Secondo lui è un test a grandezza naturale “a condizione che non ci siano perdite di apparecchi ”.(…) Meglio ancora, poiché i francesi sono portati a lavorare con i militari del Qatar, è più facile convincere gli acquirenti potenziali, aggiungono i due esperti (…).”

Ma si tratta solo di commercio, di vendita di armi, di redistribuzione di carte tra compagnie petrolifere ?

Interesse strategico :

Tocchiamo qui la specificità dell’intervento in Libia, una motivazione direttamente in rapporto con lo sviluppo della situazione in questi ultimi mesi, in questa regione. L'imperialismo USA che pretende ancora di giocare un ruolo mondiale, non lo nasconde.

Intervista di Gates segretario alla difesa e di H. Clinton :

Domanda : Lei crede che la Libia rappresentasse una minaccia potenziale o imminente per gli Stati Uniti ?

Gates : “No, no. La situazione in Libia non era un interesse nazionale vitale per gli Stati Uniti, ma era pur sempre un interesse per tutte le ragioni già illustrate dal segretario Clinton ... L'impegno degli arabi, quello degli europei, la questione umanitaria. Erano tutte poste in gioco di cui tenere debito conto. Indubbiamente c'è stato anche altro di cui tenere conto. Sia a est sia a ovest erano scoppiate delle rivoluzioni. Quei paesi sono in condizioni di grande fragilità.”

Domanda : Si riferisce a Egitto e Tunisia ?

Gates : “Certo, Egitto e Tunisia”. (“La Repubblica” 28 marzo)

Due giorni dopo, in una conferenza stampa, anche Obama evocherà “un intervento necessario per impedire la destabilizzazione dell’Egitto e della Tunisia nella transizione verso la democrazia”. (“Resoconto della conferenza stampa di Obama”, La Repubblica” 30 marzo).

Cosa succede in Egitto ?

Il futuro del processo rivoluzionario in Egitto è in effetti una posta essenziale per il futuro di una regione che detiene una parte importantissima delle risorse energetiche del pianeta.
Il ruolo di assistente dell’imperialismo USA (l'esercito egiziano è il 2° beneficiario degli aiuti americani) assunto dall’Egitto dagli anni ’70 è fondamentale per la perennità dello stato d’Israele, il gendarme della regione. Se per il momento l’apparato di stato egiziano è stato relativamente salvato (il potere degli ufficiali è mantenuto con gli strumenti essenziali dello stato sovrano), se ci sono tentativi di tornare alla “pace sociale” nel vecchio quadro - proibizione degli scioperi che “danneggiano l’economia” - il fiume non è ancora rientrato nel suo letto. In primo luogo, là dove è decisivo, cioè nelle fabbriche. Il sollevamento per farla finita con Mubarak conteneva l'aspirazione ad uscire dalla miseria, a cambiare le condizioni di lavoro, ad avere salari che permettano di vivere. La partenza di Mubarak, se ha testimoniato la forza del movimento, da questo punto di vista non ha risolto niente. E’molto importante che nella manifestazione dell’8 aprile, che ha riunito molte centinaia di migliaia di persone, molte migliaia di loro siano restati in piazza Tahir con una ventina di ufficiali subalterni e sottufficiali per esigere le dimissioni del consiglio superiore delle forze armate. Quest’ultimo è obbligato ad annunciare un processo per Mubarak.
Il movimento per la costituzione di sindacati indipendenti continua, scoppiano scioperi a dispetto della proibizione.

Anche se l’importanza strategica della Tunisia non è comparabile, le difficoltà per il regime a ristabilirvi il vecchio ordine sociale sono reali, e questo costituisce un incoraggiamento per i popoli ultrasfruttati d’Algeria, del Marocco...

E’ “l'instabilità” con la quale l’imperialismo vuol farla finita. Con l'intervento in Libia si pensa di dare un avvertimento ai popoli della regione, basandosi sul fatto che l’insurrezione libica era già allo sbando al momento dell’intervento e che il proletariato vi è troppo poco sviluppato) in gran parte “importato” e senza tradizioni.

Che il risultato dell’intervento, sullo sfondo dei disaccordi interimperialisti, sia incerto e che il mito dell’intervento umanitario ceda a poco a poco, non toglie nulla a coloro che avevano la possibilità di denunciarla e...si sono schierati dietro i loro governanti.

Per limitarsi alla Francia, ha avuto luogo una vera unione nazionale dietro Sarkozy.

L'Unione nazionale dietro Sarkozy

Prendiamo JL Mélanchon, che si presenta come leader di un “Front de Gauche” “alla sinistra del PS”. In un’intervista a “Libération” del 21 marzo, appoggia incondizionatamente Sarkozy: “Se il “Front de Gauche” governasse il paese (...) saremmo intervenuti direttamente? No, saremmo andati a chiedere all’ONU un mandato. Esattamente come si è appena fatto. Posso appoggiare un intervento quando l’interesse del mio paese coincide con quello della rivoluzione”. Si resta sbalorditi nel vedere Sarkozy consacrato difensore della “rivoluzione”. Non manca niente, neppure il riconoscimento dell’ONU come una sorta di giudice internazionale indipendente, mentre fin dalla sua formazione non ha cessato di essere lo strumento delle grandi potenze imperialiste.

Il 26 marzo, un collettivo (che riuniva tra gli altri il PCF, il “ Front de Gauche ”, l'Union syndicale Solidaires, Attac ...) indiceva una marcia di solidarietà col popolo libico, e raccomandava la “vigilanza sull'escalation della guerra, e su ogni deviazione possibile dalla risoluzione 1973 votata dal consiglio di sicurezza dell’ONU (...)”. Sostegno alla risoluzione dell’ONU che legittima l’intervento imperialista, non si può essere più chiari e più allineati su ... Sarkozy.

Quanto alla CGT, la FSU, la CGT FO è il silenzio totale! In un appello a manifestare il primo maggio, questo passaggio: “Le organizzazioni CFDT - CGT – FSU – Solidaires – UNSA esprimono il loro sostegno ai popoli dei paesi arabi che si sollevano per la dignità e la libertà. Dovunque nel mondo, questa onda di choc salutare sconvolge le dittature e porta un messaggio di speranza di libertà, di democrazia e di progresso sociale”. C’è da credere che l’intervento imperialista in Libia faccia parte dell’ “onda salutare”...

A un altro livello di sviluppo e dunque di organizzazione della rivoluzione in Tunisia e in Egitto, sarebbe stato possibile che da questi paesi venisse un aiuto materiale e umano agli insorti libici.

Nelle metropoli imperialiste, il sostegno al popolo libico può consistere solo nella lotta contro i nostri governi e dunque incondizionatamente contro gli interventi militari che organizzano.

20 aprile 2011

traduzione di Michele Basso

Jean-Louis Roussely

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