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Pro mutuo mori

Pro mutuo mori

(19 Settembre 2009) Enzo Apicella
In un attentato a Kabul, sono colpiti due blindati italiani, uccidendo 6 parà della Folgore

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No all’occupazione dell’Iraq!

Il 20 marzo a Roma al fianco della resistenza del popolo irakeno e palestinese.

(25 Febbraio 2004)

Un anno è passato da quando milioni di persone, donne e uomini, in tutto il mondo sono scesi in piazza, nelle strade e nei luoghi di lavoro per dire, chi più chi meno, no alla guerra, no all’aggressione e all’offensiva imperialista contro i popoli del M.O.
Nulla è valso per fermare la macchina bellica delle multinazionali e delle gerarchie della finanza mondiale; la guerra è stata decisa ed è stato deciso di distruggere quello Stato, l’Iraq, a mo’ d’esempio. Tanti sono gli interessi di lorsignori per desistere e fermarsi dal compiere l’ennesimo crimine contro l’umanità e la democrazia, contro le libertà e l’uguaglianza. L’ordine mondiale
pensato e annunciato dalla banda che occupa la Casa Bianca è proprio tutto questo: l’egemonia economica incontrastata ed il controllo totale dei mercati.

Per arrivare a questo obiettivo occorre terrorizzare il mondo e piegarlo con la forza dei bombardamenti: missili e carri armati sono stati gettati nella mischia e con la massima potenza di fuoco, l’ordine è di non risparmiare nessuno e niente, tutto va distrutto. Va distrutto persino il dissenso e la contrapposizione, la macchina bellica distruttiva deve essere ben oliata, niente
e nessuno può incepparla.
Hanno promesso che avrebbero gettato gli Irakeni nell’era della pietra, oggi i signori del capitalismo che sognano l’impero stanno mantenendo la promessa. In Iraq regna il caos e con esso fame e malattie prendono il sopravvento. La disoccupazione è totale se non per coloro che accettano di arruolarsi al servizio delle forze d’occupazione (esercito irakeno e polizia). Sono stati banditi dal Paese tutte le organizzazioni umanitarie che esprimono il loro
dissenso e contrarietà all’occupazione (per entrare nel Paese occorre avere una certificazione dall’amministrazione militare americana), per non avere testimoni scomodi dei misfatti dell’occupazione: uccisioni e repressione cruenta, maltrattamenti e tortura nelle prigioni amministrate dai soldati della
“libertà”. Libertà appunto, era lo slogan che i fautori del terrorismo mondiale hanno lanciato per giustificare la loro guerra, una libertà portata sui carri armati, con i missili e le bombe dei bombardieri americani…

A distanza di un anno, gli eserciti della coalizione del terrore si trovano impantanati in una guerra per davvero infinita; ogni giorno vengono registrati attacchi mortali con perdite pesanti. I soldati avvertono sintomi di isteria totale e, sotto i continui colpi della resistenza irakena, rivelano il loro vero volto, ossia, compiere azioni sempre più brutali contro la popolazione, azioni
che sembrano più di vendetta che non per l’autodifesa.
In Israele, ubriachi della “vittoria militare fulminante” dell’esercito della coalizione sul governo irakeno, hanno incominciato la loro campagna di repressione senza uguali contro il popolo palestinese: uccisioni sistematiche di attivisti dell’Intifada e non, distruzione totale di tutte le infrastrutture governative e del privato sociale, restrizioni alla libertà di movimento e alle
cure sanitarie, al diritto allo studio e la costrizione della popolazione alla fame e, non per ultimo, la costrizione della popolazione nei ghetti che solo il nazifascismo era riuscito ad escogitare.

Oggi, spaventato dal giudizio espresso dalle masse europee, Israele parte con l’offensiva propagandistica per “aggiustare” le cose; complici, i governi capitalisti europei hanno stabilito la data del giorno contro l’antisemitismo a ridosso del giorno in cui la corte internazionale inizia ad esaminare la questione del muro dell’apartheid eretto dal fascismo israeliano in Palestina.
Israele, pur rifiutando di presentarsi nelle aule del tribunale pensa di difendersi fuori a colpi di propaganda, a tal fine ha portato l’autobus colpito a Gerusalemme nelle strade davanti alla sede del tribunale. Che dire, infine, della posizione dei governi della Comunità Europea che toglie la legittimità al tribunale internazione di esaminare il fascicolo summenzionato?!

Gli attacchi contro le forze comuniste e della sinistra europee continuano, la demonizzazione del nemico non basta più, occorre più repressione e stato di polizia. Questo in concomitanza con gli attacchi ai diritti sociali delle lavoratrici e dei lavoratori, prospettando lo smantellamento totale del sistema di welfare. Il diritto di cittadinanza è circoscritto a pochi, quelli dei circuiti finanziari e del capitalismo naturalmente.

Per questi ragioni e tante altre non elencate, noi diciamo
· no alle guerre imperialiste
· no all’offensiva neoliberista e al terrorismo imperialista
· no al terrorismo di Stato sionista
· contro il muro dell’apartheid e del patto liquidatorio di Ginevra

invitiamo tutte e tutti i compagni e le compagne a manifestare, il 20 marzo, per
· il ritiro immediato di tutte le truppe di occupazione dal Iraq
· per attivare il tribunale internazionale e processare tutti coloro che si sono macchiati di crimini di guerra e contro l’umanità
· per chiedere il risarcimento giusto delle popolazioni colpite dal terrorismo imperialista.

l’UDAP invita tutte le realtà della sinistra che condividono le proprie
posizioni politiche a manifestare insieme nel tentativo di portare la lotta dei
popoli irakeno, palestinese, colombiano etc, nelle strade di Roma.

Per raggiungere questo obiettivo, l’UDAP, invita i compagni ad un
incontro/confronto per elaborare una piattaforma condivisa da svolgersi a Firenze domenica 29 febbraio 04, a partire dalle ore 10.30, in Via dei Conciatori 4 rosso (zona Santa Croce). Il luogo è raggiungibile dalla stazione col bus n° 14 (direzione RIPA), scendendo alla penultima fermata di Via Ghibellina.

Unione Democratica Arabo-Palestinese

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