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(13 Settembre 2012) Enzo Apicella

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La BCE, nello spronare i governi amici, ammette l'indicibile.

(11 Ottobre 2011)

In una audizione al Parlamento Europeo, il presidente della BCE, Jean Claude Trichet, ha spronato i governi europei ad affrontare con fare più vigoroso, la attuale crisi economica dell’economia capitalistica.

Crisi, che a suo dire, nelle ultime tre settimane, si è acuita al punto da toccare non solo i piccoli paesi europei, ma l’intera Europa.

E soprattutto crisi, che oggi investe anche economie forti come USA e Giappone.

L’invito è a salvare le banche il prima possibile.

Cosa significhi il "salvare le banche" è cosa facilmente intuibile: far pagare a chi non ha contratto il debito, il debito stesso.

Ancora più guai in vista, per le classi popolari, per chi già a fatica, riesce a vivacchiare in un mare di problemi.

Disoccupazione, precarietà, privatizzazioni, lavoro senza diritti, sono evidentemente poca cosa, per chi nel lusso ci sguazza ogni dì.

E vien facile cosa, immaginare, che anche questa volta, l’allarme lanciato da Trichet, verrà preso al volo dai vari Governi europei, per imporre misure alla "lacrime e sangue"indirizzate solo verso le fascie deboli della popolazione.

Fin qui, tutto bene, madama la marchesa, il gioco delle parti si ripete, ed ognuno dal proprio posto di comando, eseguirà gli ordini impartiti.

Centrodestra e centrosinistra, faranno a gara a chi è più realista del re in persona, e finanziarie e manovre antipopolari si sprecheranno, o almeno, queste sono le loro chiarissime intenzioni.

Il nostro Paese, non farà eccezione, e tempi durissimi si profilano all’orizzonte, per salvare banchieri strozzini, sciacalli giocatori di borse economiche, e classi ricche.

E allora, mi si potrebbe chiedere, cosa c’è di nuovo?
Del già visto di anni e anni?

Il nuovo è che il suggeritore Trichet ammette che la crisi ha potenzialità strutturali, che è il capitalismo stesso ad essere "in pericolo", se non si agirà con i giusti tempi, tempi di rapina, naturalmente vien da pensare.

E dire che fino a questo momento, solo da ben pochi settori della sinistra di classe avevano osato parlare di crisi strutturale dell’economia capitalistica.

E che ancora in questo momento, le stampelle sinistre del centrosinistra, son tutte proiettate a non rompere le uova nel paniere, incapaci di arrivare a quello che il signor Trichet indica come pericolo gravissimo, la crisi di sistema economico.

Rimanendo ingabbiate, in logiche di alleanza, più o meno sfumata, con chi, delle lettere della BCE, ne fa il proprio programma politico per il futuro.

E di che futuro stiano parlando, ne sanno bene chi scende in piazza negli Stati Uniti, in Europa, addirittura in Cina.

E per una volta tanto, la situazione suggerisce di prendere veramente sul serio le parole del Trichet, e portarle in piazza il 15 ottobre, e nelle mille e più iniziative che si oppongono al pagare debiti contratti da altri.

La crisi è di struttura economica, e non solo ci suggerisce di far sapere che no, il debito noi non lo paghiamo, ma che si profila il tracollo dell’economia capitalista, e che questo tema, oggi diventa più importante che mai.

I nuovi tempi ce lo suggeriscono, e non tenerne conto, depotenzierebbe l’importanza delle proteste di massa , che saranno il nuovo dei tempi ormai vicini a noi tutti/e.

Con buona pace dei sinistri pompieri dell’oggi e del domani.

Dovranno farsene una ragione, mica vorranno esser secondi al signor Trichet?

LA CRISI é STRUTTURALE, e non saremo di certo noi, a non farlo sapere, l’indicibile ormai lo si può urlare.

Enrico Biso

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