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Iraq, solidarietá confessionale alla siria

Secondo gli analisti il sostegno che Baghdad sta dimostrando a Damasco ha natura puramente settaria: il governo sciita iracheno teme che un’eventuale caduta di Bashar contagi l’Iraq e produca effetti negativi sulla precaria stabilità del Paese, rafforzando la minoranza sunnita.

(25 Novembre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in nena-news.globalist.it

Iraq, solidarietá confessionale alla siria

foto: nena-news.globalist.it

EMMA MANCINI

Beit Sahour (Cisgiordania), 25 novembre 2011, Nena News – Dopo la sospensione del 12 novembre, la Lega Araba pensa a nuove sanzioni contro la Siria: domani scade l’ultimatum per la firma di un protocollo che preveda l’ingresso nel Paese di osservatori per la tutela dei diritti umani. Se Damasco non firma, si passerà alle sanzioni economiche, che verranno discusse sabato dal Consiglio dei Ministri della Lega.

A schierarsi a fianco della Siria resta l’Iraq che ha ufficialmente rifiutato le misure che la Lega Araba ha preso contro Damasco: lo status di membro della Siria è attualmente sospeso dopo che il presidente Bashar al-Assad non ha rispettato l’accordo stretto il 2 novembre e volto a porre fine allo spargimento di sangue nel Paese.

Allora Baghdad si era astenuto e oggi mostra nuova solidarietà a Damasco. Una solidarietà che secondo analisti ed osservatori avrebbe una natura quasi esclusivamente confessionale e provocherebbe un acuirsi dei settarismi nella regione.

La decisione di astenersi dal voto della Lega Araba aveva attirato sull’Iraq non poche critiche. Il ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari aveva difeso la scelta del suo Paese giustificandola con i riflessi diretti che le proteste in Siria potrebbero avere in Iraq: “La Siria è una nazione sorella – aveva detto Zebari – Abbiamo relazioni importanti, la Siria ospita centinaia di migliaia di rifugiati iracheni. L’Iraq non è nella stessa situazione del Nord Africa o del Golfo, siamo diretti vicini della Siria e quello che accade là ci influenza”.

Per questo, Baghdad ha optato per il non voto, ritenendo più efficaci misure graduali così da spingere il governo siriano a comprendere la necessità di un dialogo nazionale. Ma gli analisti si spingono oltre: il sostegno alla Siria è dettato da ragioni confessionali. Il nuovo governo iracheno, dopo la caduta di Saddam Hussein, è rappresentante della maggioranza sciita, mentre la Siria è guidata dalla minoranza alawita, confessione religiosa derivante dell’Islam sciita.

Iraq, solidarietá confessionale alla siria

La Lega Araba ha sospeso lo status di membro della Siria lo scorso 12 novembre foto: nena-news.globalist.it

Così, i maggiori leader sciiti iracheni, se da una parte dicono di sostenere le aspirazioni del popolo siriano, dall’altro condannano la decisione della Lega Araba contro Damasco. “La sospensione della membership della Siria è giunta in modo inaccettabile – ha detto il portavoce del governo di Baghdad, Ali Al-Dabbagh – Vogliamo completare il processo libertario in Siria, ma non è forzando la mano che il governo siriano si muoverà”.

Dall’altra parte stanno i sunniti iracheni e quel Moqdata al-Sadr che si conquistò l’attenzione internazionale durante la guerra in Iraq del 2003, quando si pose a capo dell’Esercito del Mahdi, milizia fondata per combattere le forze di occupazione. Leader del Movimento Sadrista, al quale appartengono 32 degli attuali parlamentari iracheni, si è subito schierato a fianco del popolo in piazza: “Sosteniamo le vostre manifestazioni di espressione del pensiero”, ha detto recentemente rivolgendosi ai dimostranti.

Senza discostarsi troppo, però, dalla visione sciita: la situazione siriana è diversa da quella del resto del mondo arabo in rivolta perché Bashar al-Assad ha avuto almeno il merito di mantenere la sua posizione anti-americana e anti-israeliana.

“Il nostro Paese è profondamente diviso a livello religioso – ha spiegato Hamid Fadhel, professore all’Università di Baghdad – e gli sciiti hanno votato a maggioranza per il presidente siriano Bashar. Da noi le divisioni settarie sono già una realtà, nell’obiettivo dei nostri politici di creare regioni sunnite e regioni sciite. La stessa cosa accadrà in Siria”.

Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, nelle piazze siriane sarebbero morte oltre 3.500 persone, uccise dal fuoco delle forze di sicurezza governative. E questo spaventa non poco il già instabile Iraq, che tra ricostruzione, settarismi e violenze non riesce ancora a trovare l’equilibrio necessario a fondare le basi di uno Stato solido. Siria e Iraq condividono 605 chilometri di confine e proprio lungo le frontiere comuni si trovano le province a maggioranza sunnita, in prima linea nella resistenza sia contro le forze statunitensi che contro quelle del governo sciita di Baghdad.

“Ritengo che i leader iracheni abbiano paura che l’eventuale caduta di Bashar possa rafforzare la comunità sunnita. E che un simile effetto possa contagiare anche l’Iraq”, ha spiegato l’analista iracheno dell’Economist Intelligence Unit di Londra, Ali al-Saffar. “Se il governo iracheno non sta cercando di convincere gli iracheni sunniti che non si tratta di settarismo, allora penso che stia solo rafforzando le divisioni interne all’Iraq”. Nena News

Nena News

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