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(15 Agosto 2012) Enzo Apicella

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(29 Gennaio 2012)

L’editoriale del nuovo numero di FalceMartello



“Abbiamo messo in sicurezza i conti” ci rassicura il professor Mario Monti intervistato dal conduttore-zerbino del centrosinistra Fabio Fazio. In effetti la quantità di miliardi risparmiati dalle tre manovre effettuate nel 2011, prima da Berlusconi e poi dal governo dei tecnici, è notevole. Persino Angela Merkel, accogliendo di nuovo l’Italia nel consesso delle nazioni che contano, si è detta “impressionata” per la severità delle misure imposte da Monti.

Lo spettatore-elettore progressista avrà tirato un sospiro di sollievo, ma si è trattato di un attimo: subito Monti ha aggiunto che l’Europa si aspetta nuovi provvedimenti, e li vuole a tempi brevi. È in arrivo un nuovo trattato europeo, sotto dettatura di Berlino, che imporrà il pareggio di bilancio a tutti i paesi dell’Unione. Già Camera e Senato hanno approvato in prima lettura le modifiche costituzionali che vanno in questo senso, ma l’Europa (leggi: il capitale) ha bisogno di ulteriori “rassicurazioni”.

Ed ecco giornali e televisioni mettere in campo un battage pubblicitario soffocante per far divenire attraente all’opinione pubblica la nuova parola magica: liberalizzazioni.

Con la sua solita aria da professore severo ma al tempo stesso giusto e tranquillizzante, Monti nella stessa intervista ha affermato che si tratterà di “operazioni meno indigeste” per l’opinione pubblica.

La realtà è che le tanto decantate liberalizzazioni non sono solo quelle riguardanti le licenze dei tassisti o del numero dei notai, ma comprendono un attacco decisivo a quello che resta del contratto nazionale e dei diritti di chi lavora. Per il pensiero dominante, infatti, tutto è “corporazione” (tranne naturalmente la tutela dei propri interessi di classe) e quindi anche l’organizzazione collettiva di noi lavoratori. E allora via l’articolo 18, ma anche addio “all’obbligo di applicare i contratti collettivi nel settore del trasporto ferroviario”. Un bel regalo a Montezemolo, ma anche all’Ad di Trenitalia, Moretti. Diventerà carta straccia anche il risultato referendario del 12-13 giugno. Nelle parole del governo, “è chiaro che l’acqua è un bene pubblico. È il servizio di gestione che va liberalizzato” (così il sottosegretario Polillo, Il Manifesto 11 gennaio 2012). Per non parlare della liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali che avrà pesanti ricadute sulle condizioni di lavoro dei lavoratori del settore.

Attraverso le liberalizzazioni, si dice, “gli italiani, vessati da tagli e tasse, risparmieranno”. Niente di più falso. Un studio della Cgia di Mestre, reso pubblico lo scorso 17 dicembre, ha analizzato gli andamenti dei prezzi nei servizi erogati in undici settori aperti alla concorrenza negli ultimi vent’anni. È aumentato tutto, dalle tariffe nel settore delle assicurazioni (184,1% dal 1994) a quello dei servizi bancari (109,2% dal 1994), dai treni (53,2% dal 2000) alle autostrade (50,6% dal 1999), concludendo con il gas (33,5% dal 2003). Si sono abbassati solo i costi della telefonia.

Di queste misure il capitalismo ha assoluto bisogno, soprattutto visto che la crisi economica non si è affatto conclusa. Secondo Standard & Poor’s, nel 2012 il Pil si dovrebbe contrarre dell´1,5% nell’Eurozona. Per l’Italia Confindustria fa una previsione ancora più fosca: -2%.

In questo contesto, la manovra approvata dalle Camere poco prima di Natale non sarà affatto l’ultima. Il vecchio continente si prepara a un’epoca di austerità, di cui il nuovo trattato vuole definire le leve giuridiche attraverso cui imporla.

Il governo Monti, lungi dall’essere un governo di una stagione, è stato posto nelle condizioni per imporre una politica di sacrifici e di rigore. La recente bocciatura dei quesiti referendari per l’abolizione del “porcellum” spiana ulteriormente la strada verso la fine naturale della legislatura.

Con la collaborazione del Partito democratico (entusiasta sostenitore delle liberalizzazioni, e non da ieri) i “tecnici” hanno imposto la più dura controriforma delle pensioni dai tempi del governo Dini. Attraverso un clima asfissiante da unità nazionale, promuovono il più grave attacco ai diritti e alle libertà dei lavoratori dal dopoguerra ad oggi.

I vertici della Cgil assistono a questo massacro totalmente incapaci di elaborare una risposta all’altezza. Chi si ricorda più delle tre ore di sciopero “per una manovra più giusta” dello scorso 12 dicembre?
La “linea Maginot” della Camusso sembra essere rimasta quella della difesa dell’articolo 18, ma con quali strumenti i vertici Cgil si preparano a dare battaglia? Sono strumenti spuntati, perché la linea è chiara: non si deve scioperare contro questo governo, non ci si deve porre all’opposizione di Monti. Giammai a qualcuno venga in mente di farlo cadere! La logica che ha pervaso l’indirizzo politico non solo della Cgil ma anche della Fiom è quella della valutazioni sui singoli provvedimenti, del caso per caso. Insomma: non si disturbi il manovratore!

Ed è soprattutto per la mancanza di un punto di riferimento politico e sindacale, che le lotte, durissime ed esemplari, che scoppiano in ogni lato del paese, da Fincantieri alla Wagon Lits, ai tanti focolai di resistenza che trovano uno spazio su questo mensile, faticano a trovare un minimo comune denominatore che possa unificare tutte le vertenze.

È necessario mettere assieme tutti coloro che il manovratore lo vogliono disturbare, che vogliono costruire un’opposizione politica e sociale al governo Monti e alle forze politiche, con in testa Pd e Pdl, che lo sostengono. Un’opposizione che non venga meno una volta che il Professore avrà concluso il suo mandato e che sviluppi un programma di alternativa complessiva al capitalismo. Nonostante la cortina fumogena di mass media, intellighentzia e vertici dei partiti “progressisti”, la rabbia nei confronti di questo governo è crescente e tangibile. È compito dei comunisti rappresentarla.

Porteremo questa posizione in tutte le mobilitazioni delle prossime settimane, a partire dal corteo nazionale della Fiom dell’11 febbraio e costruiremo con convinzione la manifestazione del 10 marzo promossa dal comitato No Debito, perchè i lavoratori italiani tornino in prima linea nella lotta contro il capitalismo e tutti i suoi paladini.

16 gennaio 2012

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