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Monti & Napolitano contro i lavoratori, a difesa del grande capitale industriale e bancario

(1 Aprile 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

Il governo Monti-Napolitano ci sta facendo pagare pesantemente la crisi capitalista a tutto vantaggio del grande capitale. Con le sue misure ha macellato le nostre pensioni, ha ridotto i nostri salari, taglia i resti di spesa sociale ancora destinati ai lavoratori.

Ora il suo obiettivo è una controriforma globale del mercato del lavoro, annichilendo l'art. 18 e riducendo gli ammortizzatori sociali, generalizzando la precarietà.

Nell'attacco ai lavoratori il governo è sostenuto da centro destra e da centro sinistra, dal PdL di Berlusconi, come dal PD di Bersani. Trova un valido appoggio in Cisl e Uil che gli hanno spianato la strada con una serie di accordi separati filopadronali. Gode del “collaborazionismo mascherato” della Cgil, pronta ad assecondare il PD e che, di fronte a un attacco di simile portata, invita ad uno sciopero generale … dopo le amministrative.

Non solo, è anche un governo di repressione contro i movimenti sociali e le lotte dei lavoratori.

La criminalizzazione e gli arresti del movimento NO TAV, gli sgomberi dei presidi di lavoratori in lotta contro i licenziamenti come all'Esselunga di Pioltello, la linea dura contro le manifestazioni operaie che non rispettano la concertazione, indicano la volontà di ghettizzare in un problema di “ordine pubblico” la questione “sociale” dei licenziamenti, dell'impoverimento, dei sacrifici per noi lavoratori.

L'attuale crisi capitalista non è il prodotto di una speculazione finanziaria senza regole, è l'espressione del declino del capitalismo, della sua incapacità strutturale di creare nuove fasi stabili di sviluppo economico e di garantirci condizioni di vita e di lavoro soddisfacenti.

Da questa crisi il capitalismo, in Italia come nel resto del mondo, cerca di uscire con misure drastiche di feroce controriforma sociale, che sono un attacco aperto e dichiarato al proletariato, per ridurne altrettanto drasticamente le condizioni di esistenza.

Dalla crisi noi lavoratori non ne usciamo “meglio” mobilitandoci per sacrifici più “equi”, sognando un capitalismo più “solidale”. Tantomeno con una moratoria del debito estero o con la fuoriuscita dall'euro e il ritorno alla lira. Il capitalismo non sarà mai “meno” capitalista di quanto non lo sia oggi, anzi creerà sempre più diseguaglianze, nazionalismi, razzismi e guerre.

Dalla crisi noi lavoratori possiamo uscirne solo cominciando ad autorganizzarci in tutti i posti di lavoro e nel territorio, cominciando a unire tra di loro tutte le lotte di resistenza alla ristrutturazione e all'attacco padronale, contrapponendo la difesa dei nostri interessi a quella degli interessi capitalisti. Solo così inizieremo a trasformare i rapporti di forza a nostro vantaggio, a creare le condizioni per un sindacato di classe e di massa e per un'organizzazione politica indipendente del proletariato.

Se vogliamo liberarci dal debito, dobbiamo liberarci dal capitalismo!


30 marzo 2012

Sindacato Intercategoriale Cobas

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