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Egitto: allarmante aumento molestie sessuali

(9 Novembre 2012)

Nel paese, ma anche nel resto della regione, le donne in numero sono vittime di molestie e violenze. Le cause di un fenomeno non nuovo ma sempre piu' preoccupante

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Una immagine che un anno fa ha fatto il giro del mondo. Piazza Tahrir, una manifestante viene quasi denudata e poi percossa dai poliziotti

di Sofia Zavagli

Roma, 9 novembre 2012, Nena News - Recenti articoli comparsi sulla stampa araba rimarcano che la molestia sessuale stia raggiungendo livelli epidemici in vari paesi della regione, a cominciare dall'Egitto. Ma come viene percepita la molestia sessuale nei paesi arabi? Chi ne è vittima? Quali sono le cause? Quali strumenti vengono impiegati per arginare tale fenomeno?

Le prime risposte soddisfacenti giunsero nel 2008 da uno studio effettuato sul campo, al Cairo, dal Centro Egiziano per i Diritti delle Donne il quale rivelò che l'83% delle donne egiziane e il 93% delle donne straniere aveva vissuto personalmente esperienze di molestia sessuale.

Attraverso l'utilizzo di questionari e interviste su un campione di 2020 donne egiziane, 1010 uomini egiziani e 109 donne straniere nei tre governatorati del Cairo, Giza e Qalubiya, lo studio, il primo e il più importante realizzato fino ad oggi, trasse delle conclusioni inaspettate e abbatté numerosi stereotipi relativi all'argomento.

La molestia sessuale è definita come un "atto a sfondo sessuale deliberatamente condotto dal molestatore risultante in un abuso sessuale, fisico, psicologico della vittima a prescindere dal luogo, sia esso il posto di lavoro, la strada, il trasporto pubblico, l'istituzione scolastica o anche in luoghi privati, siano essi le abitazioni o in compagnia di colleghi o parenti". La molestia può includere: ammiccamenti, gesti, offerte di rapporti sessuali, domande sulle inclinazioni sessuali, palpeggiamenti, mostra di immagini a sfondo sessuale. Il molestatore può essere chiunque, uomo o donna, anche se l'indagine empirica dimostra che i casi afferenti al primo rappresentino di gran lunga la maggioranza. Infine, qualsiasi donna può essere vittima, indipendentemente dall'età, dall'estrazione sociale e dalla nazionalità.

Posto ciò, vennero individuati sette tipi di molestia: palpeggiamento, rumori (fischi e baci simulati), stalking, aggressione verbale con esplicito sfondo sessuale, sguardi lascivi, molestie al telefono e esibizione di organi genitali. Uno degli aspetti più interessanti riguarda il rapporto tra molestia e modo di vestire. Gran parte della propaganda religiosa ed anche del senso comune si concentra sul fatto che gli indumenti tradizionali (hijab o niqab) e la rinuncia a vestirsi in modo "indecente" risparmino le donne da eventuali aggressioni. I risultati della ricerca invece contestano questa comune credenza dato che il 72.5% delle donne molestate erano velate e non portavano abiti tradizionali.

Altro aspetto degno di nota è il "luogo" della violenza. Anche in questo caso la percezione comune ci suggerisce luoghi bui e isolati. Al contrario, la maggioranza delle molestie sessuali avviene in posti affollati, davanti alle scuole ed alle università, nel posto di lavoro e sui mezzi pubblici. Un esempio di tale tendenza è stato recentemente l'aggressione della reporter di France 24 a Piazza Tahrir.

Nella sua dettagliata analisi, il Centro Egiziano per i Diritti delle Donne rileva che la molestia sessuale sia un fenomeno recente ed in crescita. Tuttavia, ciò che si evince è la difficoltà nel raggiungere un consenso riguardo le sue cause. Gli intervistati hanno puntato il dito contro l'impoverimento della società e la mancanza di lavoro che non permetterebbero ai giovani di sposarsi e quindi di avere "leciti" rapporti sessuali. Altri hanno condannato l'immagine della donna ritratta nei media ma questa è una critica che può essere rivolta ai mezzi di comunicazione di tutto il mondo. In aggiunta: una tutt'ora non dimostrata correlazione tra la crescente pressione religiosa (e i suoi valori patriarcali) e la molestia sessuale.

È sicuramente vero inoltre che la società egiziana non preveda una legislazione che criminalizzi apertamente tale fenomeno. Il Codice Penale egiziano infatti non considera la molestia sessuale un crimine non essendo né stupro né aggressione ma la relega a ciò che potrebbe essere tradotto con i nostri "atti osceni in luogo pubblico".

Nel vuoto istituzionale e nel disinteresse da parte delle forze dell'ordine è la società civile a mobilitarsi.

Nel 2010 un gruppo di attivisti istituì la Harassmap, un progetto di mappatura delle molestie sessuali al Cairo realizzato attraverso l'utilizzo della piattaforma open-source Ushahidi: attraverso un SMS in ogni momento è possibile riportare e denunciare atti di abuso.

Più di recente e precisamente è notizia di una settimana fa la costituzione di gruppi di volontari al Cairo atti a monitorare il fenomeno durante la festività dell'Eid al-Adha. Le due associazioni a capo della mobilitazione, Imprint Movement e Against Harassment, sostengono da tempo che le festività musulmane siano teatro di numerosi e sempre più preoccupanti incidenti a sfondo sessuale. L'attività di monitoraggio si è concretizzata nel sensibilizzare la popolazione, nel redarguire i molestatori colti in flagrante conducendoli talvolta alla polizia ma anche in atti di violenza contro i molestatori stessi.

Questa è chiaramente una situazione di limbo che esige una immediata risposta da parte delle istituzioni. È necessaria una legge che efficacemente individui e punisca quegli atti, quali le molestie sessuali, che si collocano a metà strada tra le violenze sessuali vere e proprie e i danni alla morale comune. A tal proposito il Ministro degli Interni aveva annunciato all'inizio di ottobre una serie di "misure contro le molestie sessuali". Il tempo ci dirà se tali provvedimenti verranno inseriti nella nuova Costituzione.

Nena News

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