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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
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Direzione nazionale del Prc (8 novembre 2012) - Proposta di OdG Conclusivo

(10 Novembre 2012)

La giornata europea di mobilitazione del 14 novembre vede per la prima volta da un anno la convocazione dello sciopero generale da parte della Cgil. Contestualmente si svolgeranno scioperi generali in Spagna, Grecia, Portogallo, Malta, Cipro e iniziative di mobilitazione negli altri paesi.

Il Prc sostiene attivamente questa mobilitazione, sottolineandone al contempo i limiti che individuiamo nella piattaforma, tutta interna alla logica di una impossibile “riduzione del danno” delle politiche di austerità, nella implicita prospettiva politica di un nuovo centrosinistra e in uno strumento di mobilitazione del tutto insufficiente quali sono le 4 ore di sciopero. La Direzione fa appello a tutte le strutture del Prc a partecipare allo sciopero caratterizzando la nostra presenza con l’appello all’apertura di una vera e propria stagione di lotta contro il governo Monti che a partire dalla rinnovata resistenza dei lavoratori Fiat al ricatto di Marchionne, dallo sciopero dei metalmeccanici già convocato per il 5-6 dicembre, dalle mobilitazioni degli studenti e dalle tante vertenze già aperte in difesa dell’occupazione sfoci in una mobilitazione generale che porti il movimento operaio italiano nel fronte già da tempo aperto dai lavoratori greci, spagnoli e portoghesi.

Il legame tra mobilitazione sociale e prospettiva politica è oggi più che mai il problema centrale a cui dobbiamo rispondere.

Il risultato delle elezioni siciliane ha mostrato l’impossibilità di sommare forze con prospettive divergenti. Il “fronte” tra Fds, Sel e Idv non ha retto la prova dei fatti. Siamo quindi chiamati a scelte nette che riaprano una prospettiva per il nostro partito.

La prospettiva politica ed elettorale ad oggi è nettamente definita. Il Pd sarà perno del prossimo governo su una piattaforma di rispetto e applicazione delle politiche di austerità dettate dai “mercati” e dalla Bce. Il centrodestra, più in crisi e diviso che mai, in prevalenza dovrà seguire la logica dell’unità nazionale tentando di condizionare il futuro governo, ma non può aspirare a riconquistare a breve la guida del governo. Lo scontro tra chi propone un nuovo centrosinistra e chi caldeggia una coalizione più allargata al centro in nome della continuità con Monti è uno scontro dal nostro punto di vista secondario nella misura in cui nessuna di queste due ipotesi si pone al di fuori del recinto delle compatibilità imposte dalla crisi.

La protesta contro i tagli, l’austerità, la corruzione politica, viene interamente raccolta dal Movimento 5 stelle o rimane nell’astensione. Il movimento operaio si trova quindi di fronte a una falsa alternativa. Nessuna di queste due forze è in grado di dare risposte credibili alla crisi sociale che attanaglia milioni di persone e che è destinata a continuare e ad aggravarsi nella prossima fase.

Il nostro compito è contribuire a costruire quel punto di riferimento oggi mancante: una sinistra di classe, che rompa nettamente con la prospettiva di un nuovo centrosinistra e che non si faccia trascinare nell’orbita del populismo borghese e piccolo-borghese. Ad oggi questa prospettiva può concretizzarsi solo a partire da una presentazione autonoma e indipendente del nostro partito.

La Federazione della sinistra ha certificato il suo fallimento politico nella riunione del 3 novembre. La natura del dissenso è insanabile alla luce dei seguenti fatti:

- il rifiuto del Pdci e del movimento per il partito del lavoro di aderire alla manifestazione No Monti del 27 ottobre, rifiuto motivato pubblicamente e politicamente.

- la scelta di queste stesse forze di aprire una interlocuzione col Pd a partire dalla proposta di partecipazione alle primarie al fine di inserirsi nella coalizione di centrosinistra.

La Direzione nazionale dichiara pertanto conclusa la partecipazione del Prc alla Fds e ritira le proprie delegazioni dai suoi organismi nazionali, locali e dalle rappresentanze istituzionali.

La nostra scelta di costruire fin da subito la nostra battaglia elettorale con una posizione autonoma non significa rifiutare a priori il confronto con le forze politiche e sociali che si oppongono al governo Monti. Tuttavia dobbiamo essere consapevoli che una alternativa credibile, anche sul piano elettorale, non può oggi nascere dalla sommatoria di realtà scarsamente rappresentative o dall’ennesimo appello di “intellettuali, amministratori e personalità della società civile”. I tentativi in corso già da mesi, a partire da Alba o oggi dalla proposta di “lista arancione” lo confermano una volta di più. Innanzitutto nessuno di essi ha al suo interno una qualsiasi ispirazione di classe, la critica al sistema rimane sul piano della “onestà” e di una astratta democrazia priva di qualsiasi connotazione di classe. In secondo luogo queste aggregazioni sono attraversate sia dall’attrazione verso il Pd, sia da quella verso il grillismo; il tentativo di tenersi in equilibrio fra queste contraddizioni può fare naufragare questi tentativi prima ancora che giungano in porto.

Ma il punto decisivo è che nessuna di queste proposte si rivolge al movimento operaio, né ha la possibilità di svolgere alcun serio ruolo nella costruzione di un movimento di massa su scala simile a quanto vediamo in Grecia e in altri paesi, che sarebbe l’unica leva per creare una effettiva crisi nel quadro politico dell’unità nazionale e di sgretolare il sostegno a quelle forze politiche e alle burocrazie sindacali che sono state fino ad oggi il principale ostacolo allo sviluppo di una opposizione di massa a questo governo.

Conseguenza e sottoprodotto di questi limiti strutturali sarà anche l’inefficacia di queste aggregazioni sul piano elettorale.

Siamo quindi a un passaggio di grande rilevanza per il futuro del Prc e soprattutto per la nostra ambizione di essere una forza politica capace di incidere nello scontro di classe nel nostro paese e a livello internazionale, di essere parte attiva nella costruzione di una alternativa a un sistema in crisi che sprofonda milioni di persone nella povertà, nel peggiore sfruttamento e nella privazione di un futuro degno.

La Direzione nazionale convoca il Cpn per il 17-18 novembre con i seguenti obiettivi:

- Proporre che venga assunta la prospettiva qui esposta come base del lavoro del partito da qui alle elezioni politiche.

- Convocare entro gennaio una conferenza nazionale straordinaria che definisca il programma elettorale e getti le basi per una mobilitazione straordinaria di tutto il partito.

- Lanciare una sottoscrizione straordinaria specificamente dedicata al sostegno alle iniziative politiche fino alla campagna elettorale.

- Proseguire e intensificare la raccolta di firme per i referendum sul lavoro in piena autonomia e indipendenza, anche come leva per mettere a nudo le contraddizioni delle forze politiche e di quei settori sindacali che pur essendone teoricamente promotrici di fatto intendono depotenziarne ogni aspetto di contraddizione col Pd e con la linea della maggioranza della Cgil.

- Avviare un vasto lavoro di confronto con realtà di aziende in lotta, Rsu, comitati esponenti di vertenze ambientali e territoriali, della scuola, al fine di presentare questa prospettiva politico-elettorale e lavorare alla costruzione di liste e candidature chiaramente identificabili con le punte avanzate delle mobilitazioni, sviluppando l’idea del “voto operaio a candidati operai” e di “un voto di lotta a candidati che lottano”, ossia dando un netto carattere di classe alla nostra critica al sistema politico distinguendola nettamente dalle posizioni interclassiste e populiste.

Claudio Bellotti, Donatella Bilardi, Alessandro Giardiello, Lidia Luzzaro, Sonia Previato, Jacopo Renda (FalceMartello)

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