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La rivoluzione in Egitto non ha fatto altro che cominciare

Note per chiarire la situazione in Medio Oriente

(26 Agosto 2013)

rivegitt

di Miguel Manzanera Salavert (*); da:rebelion.org; 24.8.2013

L’egemonia mondiale nel secolo XXI dipenderà da come si supererà la crisi economica in corso; ma anche dalla guerra a bassa intensità che la NATO sta sviluppando contro i popoli del Medio Oriente e del Nord Africa da decenni.

La rivoluzione in Egitto non ha fatto altro che cominciare. E se qualcosa dimostra che la cosa è seria, questa è la violenza del golpe militare contro la democrazia appena inaugurata.

Dopo aver rovesciato Mubarak, il governo timido e conservatore di Morsi, sostenuto dai Fratelli Musulmani, stava perdendo rapidamente l’appoggio della popolazione egiziana, che aspira ad un ordine sociale più giusto. I quasi 20 milioni di firme raccolte dal movimento Tamarrod che chiedevano le dimissioni di Morsi erano una minaccia reale per la dominazione imperialista in Egitto.
La possibilità che questa nuova mobilitazione popolare rovesciasse il governo islamista, aprendo le porte ad una radicalizzazione democratica dello Stato egiziano, è stato il vero motivo del colpo di Stato.

Dietro la violenza dello stato si nasconde sempre la paura delle classi dominanti di perdere gli strumenti di controllo sociale, basati sul consenso sociale circa la loro capacità di dirigere i destini di una nazione.

I militari egiziani non difendono solo i loro privilegi, ma anche gli interessi del’imperialismo e delle élites regionali del Golfo Persico. Per questo l’intervento militare contro la democrazia è stato appoggiato dalle monarchie del Golfo e tollerato dalla NATO.

Ciò che mostra il colpo di Stato egiziano è che l’equilibrio regionale è appeso ad un filo.

Dopo un secolo di intervento colonialista, 65 anni di occupazione della Palestina da parte di Israele e più di 30 anni di intervento militare nella regione dalla prima Guerra del Golfo, il Medio Oriente e il nord dell’Africa sono diventati una polveriera, il cui scoppio può causare un rovesciamento completo della correlazione internazionale delle forze politiche.

Ciò che è in gioco è la lotta per l’egemonia mondiale tra l’imperialismo della NATO e le potenze emergenti raggruppate nel BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica).
La guerra di civiltà, che lo stratega del Pentagono Huntington programmò, è diretta fondamentalmente contro la Repubblica Popolare Cinese, quale centro di questo raggruppamento alternativo.

La guerra programmata e diretta dal 1980 contro i paesi laici del mondo musulmano – Afganistan, Iraq, Libia, Siria – nasconde la vera lotta di classe sotto la maschera di una lotta tra culture e civiltà. E fa parte dell’offensiva militare contro la Cina, che è stata pianificata dal Pentagono da decenni.

Ma la NATO si è impantanata in un fronte in cui gli amici di ieri diventano facilmente i nemici di oggi.

L’alleanza tra integralisti e liberali, che è stata la base di questa offensiva militare, è molto simile all’appoggio ai regimi fascisti che la NATO sviluppò durante la Guerra Fredda, ma potrebbe star sfaldandosi per gli attacchi terroristici contro i paesi imperialisti.

E anche perché è possibile che lo Stato siriano stia vincendo la guerra contro le guerriglie, integraliste e liberali alleate, appoggiate dalla NATO e dalle monarchie reazionarie del Golfo Persico; il che potrebbe essere l’inizio di un processo rivoluzionario in tutta la regione.

Ecco perché recentemente gli USA hanno installato droni sulla frontiera giordana con la Siria; anche se non sembra possibile che osino utilizzarli per appoggiare le guerriglie che lottano per cambiare il regime siriano, i droni costituiscono una minaccia per paralizzare
il progredire delle opzioni rivoluzionarie.

Come in tutte le guerre, la battaglia della propaganda è essenziale per definire le opzioni accettabili nell’uso dell’armamento disponibile. Quindi non bisogna lasciarsi confondere dai mezzi di comunicazione al servizio della NATO.

Si deve esigere: primo, una condanna ferma e unanime dei massacri commessi dall’esercito egiziano; secondo, un’indagine imparziale e oggettiva sulla repressione dello Stato siriano e sull’operato della guerriglia e delle bande armate oppositrici del regime; terzo, una valutazione dell’operato della NATO in Libia e la ferma condanna dei crimini di guerra commessi là dall’aviazione e dalla marina della NATO e dalle guerriglie che hanno rovesciato il precedente governo; quarto, una ferma condanna dell’intervento della NATO e dei suoi alleati in Iraq e Afganistan e dei crimini di guerra là commessi; quinto, una ferma condanna dell’operato dello Stato di Israele e delle violazioni dei diritti dei palestinesi; sesto, che tutte queste condanne abbiano conseguenze penali contro i responsabili della violazione dei diritti umani personali e collettivi.

(*) Filosofo marxista e scrittore spagnolo.

Traduzione di Daniela Trollio - Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli" (Sesto San Giovanni)

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