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Salvate la Sanità

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(28 Novembre 2012) Enzo Apicella
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L’ordine del giorno e l’ordine della notte

Relazione letta al convegno “Ordine pubblico e diritti umani”, Padova, 24 e 25 Settembre 2004, Sala Polivalente “Diego Valeri”.

(11 Dicembre 2004)

L’ordine della notte: caso primo

Venerdì 12 marzo 2004 in un’ora imprecisata della notte nel Pronto Soccorso di una grande città del Nord-Est un paio di balordi rumoreggiano, e nemmeno tanto, per essere sottoposti ad una visita medica. Gli spazi sono vuoti, la notte è fonda. C’è da aspettare un po’. Ma il loro rumoreggiare è considerato da chi di dovere eccessivo.
Secondo una tecnica vista un centinaio di volte l’agente di turno gli gira intorno, già agitati li provoca con le solite frasi, finché alla fine ottiene in cambio ciò che voleva, lo sperato ed inevitabile insulto in cambio.
Si faccia attenzione: la situazione è talmente rischiosa che uno dei due ragazzi viene inoltrato, da solo e senza particolari scorte in un ambulatorio per le dovute cure.
Ma ciò non ha importanza, evidentemente.
Il giovane provocato - e di rigetto insultante - viene spinto fino all’uscita del Pronto Soccorso, dove capeggia una gigantografia, per altro di grande bellezza, della Madonna, dal poliziotto di turno e dai due vigilantes. A questo trio, non si sa a che titolo, si aggiunge un autista, un tale P., un energumeno violento e volgare.
L’azione dura, pare, tra i due e i quattro minuti.
E’ un pestaggio in piena regola. Violento. Furente.
Tutti insieme contro uno.
Prima dall’alto e poi con il ragazzo a terra.
Un altro operatore si aggiunge al trio nel gran finale, portando il suo elegante contributo in una poderosa pedata ai testicoli del ragazzo a terra.
Dopo il pestaggio, chiamata la volante, il ragazzo viene portato via, non so con quali accuse mai.

L’ordine della notte: caso secondo

Alcuni mesi fa (ho la colpa di non aver segnato la data giacché mai pensavo di doverne parlare) una ragazza comunemente definita “punkabbestia” viene portata dalla Croce Verde e messa su una barella del Pronto Soccorso.
Poco dopo arriva il suo ragazzo, e si siede, in un ambiente quasi deserto, ai piedi della barella della sua ragazza sanguinante, piangendo rumorosamente, disperato.
Come immaginavo la cosa non poteva durare molto. Più volte i vigilantes privati vanno a rompergli le scatole: non si piange così, non così forte, in questo ambiente soprattutto, aggiungo io, se non si è in giacca e cravatta, sennò puoi persino urlare per il dolore.
Colpevole di pianto viene più volte infastidito dai vigilantes.
Alla fine stanco, sbalestrato di suo, dolente, puzzolente, si alza dal fianco della barella ove era coricata la sua ragazza e si porta, attorniato dalle forze dell’ordine pubbliche e private, verso l’uscita.
Ma compie un errore imperdonabile. Tocca, senza alcuna violenza, il braccio di un infermiera (che si era anch’essa prodigata ad infastidirlo) a livello dell’ascella.
L’azione degli omoni in divisa è fulminea, davvero.
Immediatamente atterrato con una tecnica straordinaria, viene sbattuto faccia a terra e ammanettato.
Colpevole di non so cosa, viene chiamata la volante e sbattuto dentro di peso, tra nugoli di insulti dedicati a questa “scoassa”.
Di nuovo: che aveva fatto questo ragazzo?

Intermezzo sulla viltà

Fatto salvo che, si sa, chi indossa la divisa non sbaglia mai, e se sbaglia ha ragione lo stesso, perché erra secondo le mie categorie (diritti umani, diritti civili, non violenza) e non le sue ma, mi chiedo: per tali persone esiste un giudice a Berlino?
Di fatti consimili, nelle notti di questo imprecisato Pronto Soccorso del Nord-Est italiano, tante persone ne han visti centinaia, da anni.
Certo, l’ambiente è immerso in un sistema di viltà, di paura, di adeguamento, di arretratezza interpretativa, di partecipazione, di diniego.
A tali fatti i testimoni, in quel luogo di viltà, li troverebbe solo quel giudice a Berlino, concedendo anonimati ed altro, come in una giustizia di antico regime.
Colà vi è di tutto, persino un poliziotto (anche lui grande esperto di denial) che ha messo su un piccolo commercio di orologi (e venderli sotto prezzo fa felici tutti, ed è molto amato per questo).
Vi sono vigilantes che vigilano in rapporto agli umori dell’atmosfera, se piove o fa freddo, o se non sono occupati col computer aziendale, il loro vigilare si fa, come dire, diverso.
Vi è il medico che in un civile alterco con il sottoscritto definisce scientifica la teoria secondo cui il sangue di un extracomunitario è più potenzialmente infetto del nostro (e un mio amico specializzando alla notizia ha ribadito ironicamente che quello degli italiani del Sud lo è di più di quello di noi del Nord!).
A tutte queste cose sono anche presenti uomini e donne, tre medici, infermieri, operatori che appartengono, come si dice, alla grande tradizione della Sinistra, quella che una volta si indignava innanzi a tali fatti. Eppure anch’essi tacciono.
Denial.

L’ordine della notte: caso terzo

Qualche mese fa (e il caso è apparso anche sul Gazzettino di Venezia) un’ anziana signora, stanca di attendere per ore, ha un duro alterco con un infermiera del Pronto Soccorso.
Dopo un po’ interviene anche suo marito, un invalido sessantenne.
Chiamato immediatamente il poliziotto di turno, un omone grande e grosso e lì da tanti anni, il policeman prima scaraventa a terra l’anziano, poi lo trascina per il bavero da terra per i 70 metri del corridoio, e poi lo sbatte dentro nel suo ufficio.
Era pieno giorno. C’eran almeno 30 persone, tra borbottii scandalizzati, ma nessuno dice nulla.
Gli uomini in divisa non si discutono.
Appena vengo a sapere la cosa mi arrabbio moltissimo.
Spalleggiato dalla testimonianza di due (rari) coraggiosi colleghi (se non ci fossero stati loro, polizia e azienda mi avrebbero ridicolizzato, a suon di denial) invio SMS con l’accaduto a tutti gli amici di rilievo pubblico che conosco auspicando un loro intervento (che, a parte Gianna Benucci, non avviene mai e mai pubblicamente).
Lo invio anche al Gazzettino di Venezia. Poco dopo una brava giornalista mi chiama per conoscere l’accaduto.
Il giorno dopo uscirà sul giornale, democraticamente.
Ed anche la risposta dell’Azienda: ciò che denuncia il Buganza del Tavolo dei Laici non è mai sostanzialmente accaduto.
Bello vero? E, ribadisco, lo han visto 30 persone, e se non avessi avuto per una volta due colleghi coraggiosi accanto polizia e azienda mi avrebbero cortesemente e democraticamente fatto a pezzettini.

GEWALT

Gewalt è un termine tedesco che ho conosciuto frequentando il saggio Per la critica della violenza di Walter Benjamin, e le pagine ad esso dedicate da Jacques Derrida nel suo bellissimo Forza di legge (un volume che mette la finzione al centro del suo discutere di legge).
Gewalt in tedesco vuol dire tanto violenza che autorità, potere legittimo, pubblica forza.
Questi autori vogliono dire che il termine giustizia è una finzione, un giochino di luci terminologico per anime semplici, che cela ciò che il termine Gewalt porta a galla, e cioè la violenza e la finzione.

L’ordine del giorno

Qual è stato l’errore del poliziotto M. che è finito, senza che io lo volessi, nel Gazzettino?
E’ stato un errore interpretativo grossolano.
E’ stato confondere l’ordine del giorno con quello della notte.
Si è comportato cioè, di giorno, alla luce, come se fosse notte, buio, con pochi astanti. Libero nella sua violenza, senza prove a lui contrarie (come sempre) e perennemente senza testi.
L’ordine del giorno è infatti diverso, gli uomini in divisa pubblici e privati non si comportano come di notte.
Mentre di notte sono lì per far rispettare la legge, ma ne sono al di sopra, di giorno lo sguardo del mondo, pur vile e impaurito, li costringe ad un maggior rispetto delle forme.
Come disse un vigilantes anziano: “Certe cose non le possiamo fare a quest’ora, troppa gente in giro”.

PEACE REPORTER. Una conclusione

Domenica 29 agosto, a poche ore dall’assassinio di Baldoni, ero in ospedale ad affiggere una decina (non un migliaio) di volantini con il comunicato di Peace Reporter (proprio in un momento tragico per loro in IRAQ) dal titolo Se questi sono medici, una agenzia britannica, sull’aiuto dei medici ai torturatori nelle torture di Abu Ghraib.
Un vigilantes privato, tale signor I. , seguiva passo passo questa cosa e democraticamente strappava, con l’approvazione e il menefreghismo del poliziotto di turno, l’ispettore L., tali manifestini in modo sistematico.
Feci un comunicato come associazione, e scrissi:
“Abbiamo più volte denunciato il “fascismo di sostanza” di vigilantes e di quella parodia di polizia che abbiamo in ospedale.
Da liberal NON avevo mai avuto pregiudizi negativi nei confronti delle cosiddette forze dell’ordine pubbliche e private.
Ora non più. Da mesi denunciamo pubblicamente e correttamente il “fascismo di fatto” di tali persone e di tali comportamenti. E MAI sul piano personale, ma sempre sul piano del lavoro.
Ancora una volta, pur stanchi, lo denunciamo nell’auspicio che chi di dovere FINALMENTE intervenga.”

Ancora una volta, pubblicamente, tutti hanno taciuto.
Tranne l’Associazione per la Pace, Radio Cooperativa e, in un trafiletto, il Gazzettino.

gianni buganza

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