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Gutta cavat lapidem?

Gutta cavat lapidem?

(19 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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    (Senza casa mai più!)

    Roma, 8-12-2013: "Sher Khan cerca...casa, salario, cittadinanza"

    (9 Dicembre 2013)

    SHERK

    A conferma della vitalità sociale che contraddistingue attualmente la capitale, ieri la lotta per la casa a Roma non si è espressa solo con l'occupazione di un edificio ex Inail al quartiere Parioli, presto sottoposta a sgombero.
    In un'altra parte della città, nel primo pomeriggio, si è svolta una manifestazione promossa dal gruppo "Sher Khan Cerca Casa". Partito da Piazza della Marranella, a Torpignattara, e culminato nel quartiere Pigneto, il corteo ha attraversato viuzze e viali, in una suggestiva alternanza tra case basse e palazzoni, tipica di quest'area fortemente caratterizzata in senso multietnico.
    La scelta della location è stata quanto mai azzeccata. Infatti, la manifestazione, partecipata da oltre 200 persone, ha visto non solo la presenza di un combattivo gruppo di italiani, perlopiù giovanissimi, ma anche quella di una cospicua componente immigrata.
    Del resto, l'unità tra sfruttati d'ogni dove è stato il tema dominante del corteo, richiamato nei volantini, negli interventi al megafono e negli striscioni.
    A partire da quello d'apertura: "Stop sgomberi e razzismo, Sher Khan cerca...casa, salario, cittadinanza". Cui seguiva un significativo "Mai più morti in mare e senza tetto, lo Stato non deve negare la vita".
    Ma non mancava uno striscione dell'Ulama Council of Italy, espressione di quella rivendicazione della libertà di culto che è sempre stata presente - a Roma - nelle iniziative degli immigrati e che continua ad essere attuale in un contesto in cui la politica alimenta di continuo campagne islamofobiche.
    Dunque, la stessa composizione sociale del corteo si è tradotta in una pluralità di voci e discorsi, però mai slegati fra loro. Lo testimonia l'intervento di un mediatore culturale senegalese, che ha invitato gli italiani a superare i luoghi comuni nei confronti di coloro che non sono più da considerarsi "altri" bensì soggetti portatori degli stessi bisogni e degli stessi problemi di tanti "nativi".
    E lo conferma la denuncia - effettuata da Bachcu dell'Associazione Dhuumcatu - di quelle aggressioni imperialiste camuffate da "atti umanitari", che non solo costringono milioni di persone ad abbandonare i paesi d'origine, ma, negli stessi stati occidentali che le attuano, sottraggono risorse che potrebbero essere impiegate per le politiche sociali.
    Dal canto loro, i ragazzi del gruppo "Sher Khan Cerca Casa" non si sono limitati a sottolineare che i due sgomberi sin qui subiti non hanno ridotto la loro volontà di lotta, ricordando che la battaglia per il diritto all'abitare è parte integrante del conflitto sociale che oggi si dispiega nel paese, spesso al di fuori delle compatibilità vigenti, come testimoniano i casi degli autoferrotranvieri dell'AMT di Genova e dei facchini della logistica.
    Ma forse il principale collante della manifestazione è stato il ricordo di un grande combattente per i diritti degli immigrati: Sher Khan, morto a piazza Vittorio nel dicembre del 2009.
    Per il freddo ma anche - e soprattutto - perché debilitato dal periodo di detenzione nel CIE di Ponte Galeria che gli ha voluto riservare lo Stato italiano.

    Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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