il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Comunisti e organizzazione    (Visualizza la Mappa del sito )

Ricordando Stefano Chiarini

Ricordando Stefano Chiarini

(6 Febbraio 2007) Enzo Apicella
E' morto Stefano Chiarini, un giornalista, un compagno,un amico dei popoli in lotta

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Memoria e progetto)

In memoria di Mario Lodi. Piadena, 17 febbraio 1922- Drizzona, 2 marzo 2014.

(3 Marzo 2014)

mariolodi

Ciao, Mario.
Grazie di cuore per il tuo esempio, l’umiltà, la profonda capacità di amare.
Resterai sempre il nostro più grande maestro.
“Andate avanti!”, ci hai detto. Le tue parole, “impegno e collettivo”, ci indicano la strada da seguire con forza e speranza. Felice volo nel cielo azzurro, insieme a tutti i Cipì che ti vogliono bene.
Un grande abbraccio
.

Così il sito della Casa delle arti e del gioco (www.casadelleartiedelgioco.it) ricorda la scomparsa dell’uomo che fu Maestro per generazioni di maestri e pedagogisti. Antifascista, pacifista, fondatore del Movimento per la cooperazione educativa, il suo nome entra a buon diritto nella storia delle scienze educative, quanto del movimento operaio e della letteratura italiana. Molto arduo ricordare tutte le personalità con cui Mario condivise la propria vita e le proprie scelte (ma come dimenticare lo scambio epistolare con Don Milani, frutto di un incontro quanto mai fecondo con l’altro Nume tutelare della pedagogia alternativa in Italia..). Altrettanto difficile elencare le sue opere. Impossibile, in queste poche righe, rendere giustizia all’influenza che l’autore de “Il Paese sbagliato” (1971) e “Cominciamo dal bambino” (1977) esercitò e continua ad esercitare su chi si occupa della educazione e della crescita delle nuove generazioni.
Chi scrive preferisce affidare il proprio saluto a Mario Lodi alle sue stesse parole, segnatamente, quelle di una sua vecchia favola, dal cui testo emerge quell’antimilitarismo che Mario considerava uno dei cardini del sistema di valori di cui la scuola avrebbe dovuto farsi portatrice.

La strabomba

Nella sua fabbrica padron Palanca faceva le bibite con gli scarti del petrolio. Ma nessuno comprava quelle bibite perché erano nere e facevano venire il mal di pancia. Allora inventò un bel carosello per convincere la gente. Tutti bevevano e lui diventò ricco, ricchissimo, quasi come il re. I ricchi sono sempre amici dei re e anche padron Palanca lo diventò. Una sera andò a cena nel suo castello e gli disse: "Facciamo una grande guerra! Io ti costruirò la strabomba e tu mi darai cento stramilioni. Io diventerò il più ricco del mondo e tu il re di tutta la terra".
"Bene" disse il re. "Ma come si fa convincere la gente a fare la guerra per noi?".
"Ci penso io" disse padron Palanca. Diventò capo della TV e fece un telegiornale bello come carosello e tutte le sere diceva: "È bello combattere e morire per me e per il re".
E la gente credeva alle sue parole bugiarde come beveva le sue bibite nere.
Intanto padron Palanca nella sua strafabbrica nuova costruiva la strabomba, gli aeroplani, i carri armati, i fucili, e tutto quello che occorreva per fare la grande guerra. E vendette tutto al re per cento stramilioni. Il giorno della guerra la gente, in piazza guardava sul teleschermo il re e il generale Palanca. Il generale diceva: "La guerra è incominciata. Fra poco vedrete l'aereo che sgancia la strabomba sul nemico che non sa niente. Noi siamo più forti e vinceremo. Viva me e viva il re".

L'aereo era arrivato sulla città più grande del mondo. Il generale ordinò: "Butta la strabomba". Il pilota guardò giù e vide i bambini che giocavano. E pensò: "se sgancio li ammazzo!" E volava, volava, sulla città che brillava al sole. E non ubbidiva.
"Butta la strabomba sul nemico!" Urlò il re arrabbiato.
Il pilota volava e diceva: "Vedo solo bambini e gente che lavora... il nemico non lo vedo... il nemico non c'è".

Il re e il generale gridarono:" Sono loro il nemico! Sgancia e distruggili". Ma il popolo e i soldati urlarono tutti insieme: "NO!".
Urlarono tanto forte che il pilota li sentì. Allora tornò indietro, volò sul castello e disse al re: "La bomba la butto addosso a te!".
Insieme al generale il re scappò e da quel giorno un'altra storia incominciò.
In tutta la terra una storia senza guerra.


Mario Lodi, 1971. Ultima pubblicazione in Favole di Pace, 2005

Leonardo Donghi

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Ultime notizie del dossier «La nostra storia»

Ultime notizie dell'autore «Leonardo Donghi»

6841