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(20 Giugno 2014)

Editoriale del n. 18 di "Alternativa di Classe"

elesolounpro

“L'uomo della provvidenza” made in Italy canta vittoria alla sua maniera; e, per non perdere voti, annuncia che “Grillo e Berlusconi non sono finiti”, ma subito promette che governerà “per quattro anni” ed andrà “avanti con riforme forti”. Non va dimenticato che Renzi, prima del voto, aveva affermato che, indipendentemente dal risultato, sarebbe “andato avanti comunque”. Il ruolo, che gli ha cucito addosso l'imperialismo di casa nostra, lo vuole svolgere ad ogni costo! ...Ed i costi, lo sappiamo, sono tutti per i proletari: gli stessi 80 Euro sono costati l'annullamento della detrazione IRPEF per il primo figlio a carico. Proprio lui, che politicamente rappresenta l'estorsione e la rapina ai danni dei proletari, “è contro i ladri”, quindi è per la “legalità”: per la borghesia i fondamenti del proprio dominio sono “legali”, non dimentichiamolo.
La propaganda borghese non ha fatto che celebrare la sua vittoria elettorale, mai verificatasi “per la sinistra (?!?) in Italia”, con più del 40% (40,61%)... Ed, in effetti, nell'unico Paese oltre la Germania, dove ha vinto chi governa, il PD è aumentato di più di due milioni di voti rispetto all'ultima consultazione, e questo, a fronte di una perdita, rispettivamente, di quasi tre milioni di voti per Grillo e di due milioni e settecentomila voti per Berlusconi, anche se, per quest'ultimo, va ricordato che la scissione di Alfano (il “Nuovo centro-destra”) ha conseguito quasi un milione e duecentomila voti, seppure insieme ai democristiani dichiarati dell'UDC.
Per il resto, ci pare giusto menzionare il relativo successo della destra xenofoba ed anti-euro, con la Lega Nord a più del 6%, e l'affermazione di Tsipras, che supera il famigerato sbarramento del 4% (su cui, peraltro, il PD è riuscito ancora una volta a speculare in campagna elettorale), anche se cade in una vergognosa disputa per uno dei tre seggi ottenuti... Seppure in modo diverso fra loro, entrambi i successi hanno a che vedere con i fenomeni emergenti nel resto dell'Europa: il vento di destra (che, purtroppo, a volte coinvolge anche dei compagni...) contro la moneta europea ed il successo della “sinistra radicale” fedele alla NATO, di Syriza in Grecia...
Un breve inquadramento del voto italiano nel contesto europeo ci dice che nel nuovo Parlamento (che ha dodici seggi meno del precedente) ad aumentare i seggi sono solo la Sinistra europea (GUE/NGL), di cui fa parte Tsipras, e la “Europa della Libertà e della Democrazia” (EFD). I due colossi, Popolari (PPE) e Socialisti (S&D), in ordine di dimensioni, perdono entrambi, ma sono ancora gli unici gruppi ad avere un numero di seggi “a tre cifre”. Resta il fatto che, per il limitato significato che continua ad avere una “lettura europea” tout court, va registrato quanto avvenuto nei principali Paesi imperialisti europei: nel voto ha certamente soffiato il “vento di destra” sia in Germania, che in Francia, che nel Regno Unito, ma con la differenza che in Germania ha vinto ancora la Merkel (Popolari), mentre, negli altri due Paesi, Le Pen e Farage, rispettivamente, hanno preso più voti di tutti.
Il dato, però, più significativo è che, mentre la media dei votanti nell'insieme dei Paesi europei è rimasta sul 43%, come nel 2009, i votanti in tutti e tre i già citati (altri) Paesi imperialisti sono cresciuti rispetto al 2009, non come in Italia, dove, invece, è stato il non voto a crescere, e di quasi l'8%, raggiungendo il 43%. Se a questo si aggiunge il milione e mezzo di schede bianche e nulle, arriviamo a più di ventitre milioni (ben 23213554) di potenziali elettori che non hanno espresso alcuna fiducia nelle liste in competizione: vi è un incremento effettivo, che porta il dissenso a circa il 46% degli “aventi diritto”! E con i “ballottaggi” alle comunali dell'8 Giugno i votanti sono scesi ulteriormente di circa il 20% rispetto al 1° turno amministrativo. E' importante farsi una idea anche numerica della entità del malcontento che circola in Italia! E, da indagini approfondite, peraltro svolte da agenzie “super partes”, emerge, realtà non da poco, che la grande maggioranza del non voto è, quanto mai, di matrice operaia!
Innanzi tutto, mai come ora, è chiara la differenza che c'è tra la realtà di come si sono espressi gli “aventi diritto” e quello che viene spacciato dai media. La cosiddetta “schiacciante vittoria” di Renzi e del suo PD, se continuiamo a considerare i risultati elettorali per quello che sono, e cioè uno “specchio (deformante)” della realtà, una sorta di “termometro” degli indirizzi politici della popolazione, è, con evidenza, solo una montatura: vi è una massa, sempre crescente, e sempre più costituita da proletari, che stenta a credere nelle elezioni della democrazia borghese, pur, nella maggior parte dei casi, senza avere una coscienza precisa del loro ruolo. Il consenso reale espresso a Renzi attraverso il voto è di solo due elettori su dieci! Uno su dieci ha votato per il movimento di Grillo, ed un altro (o poco meno) ha votato per Berlusconi! Questo è il reale responso delle urne!! Tra le quattro persone su dieci votanti, che stanno con “il nuovismo” di Renzi, ci sono senz'altro Squinzi, molti pescecani del sistema finanziario e, reclutato, l'apparato CGIL in via di allineamento totale con CISL e UIL...
Sta alle forze di classe, una volta analizzato ed interpretato il voto per quello che è nella realtà, indirizzare il proprio intervento politico anche nel fare chiarezza su tutto ciò, compreso il fatto che l'uguaglianza “di tutti i cittadini” esiste solo nel giorno del voto, e nei giorni successivi tutto ritorna come nei precedenti: profitti e rendite per lorsignori, stenti e sudditanza per i proletari! Il voto è usato, indipendentemente dai reali indirizzi espressi, come legittimazione delle politiche antioperaie, realizzate comunque dai governi (di gradimento del capitale finanziario): la spiegazione migliore la sta dando Renzi stesso, con il “Jobs Act”, ed il suo governo, che, solo dopo il voto, “si è lasciato scappare” un elogio verso un innalzamento ulteriore dell'età pensionabile!
Togliamo loro ogni legittimazione, e facciamolo coscientemente! La contraddizione in Italia tra la metà di elettori che, in un modo o nell'altro, non ha espresso fiducia al sistema e la vittoria elettorale che viene attribuita al nuovo “uomo della provvidenza” è stridente! L'aumento dell'astensione fra i proletari documenta una crescente sfiducia nelle istituzioni, che può essere salutare se viene coltivata ed indirizzata verso l'autonomia e l'indipendenza di classe, verso la costruzione di una coscienza internazionalista. Il fatto che tale tendenza non sia analogamente in crescita negli altri più forti Paesi imperialisti europei testimonia l'assenza nella aggregazione continentale UE di una adeguata avanguardia classista, in grado di declinare la sfiducia nella democrazia capitalistica in energia per l'abbattimento di questo putrido sistema sociale, contemporaneamente ad uno sviluppo, anche qui in Europa, della necessaria organizzazione internazionalista ed internazionale. Urge agire in questo senso.

Alternativa di Classe

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