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Addio, compagno

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Riflessione sul congresso PRC

Déjà vu (già visto)

(9 Marzo 2005)

Il compagno segretario nazionale, al congresso, ha presentato se stesso come un novello Colombo pronto a salpare alla scoperta di nuove terre, nuove esperienze, verso orizzonti che nessuno aveva mai osato immaginare sinora, indicando una vita perigliosa ma promettente.

Chi ha osato porre interrogativi, fare domande, sollevare obiezioni, ovvero la minoranza interna (che poi è il 41% del Partito) è additato come titubante ed impertinente conservatore, poveri ciechi incapaci di vedere il mondo nuovo, la terra promessa, (che un giorno sarà chiamata America). Ciò di cui si fa grande rimprovero è la mancanza di coraggio.

La posta in gioco è enorme e non si può sofisticare troppo sul programma del percorso, sugli accordi coi compagni di viaggio, sul contratto da stipulare coi Prodi sovrani D’Aragona, i quali cercarono sì di fregarci ma fu nel secolo scorso.

Chi ci sta, ci stà, chi non capisce la grandiosità del disegno va messo da parte, non importa se siamo già ora scarsi per governare il bastimento, l’importante è partire, per il momento i venti regionali sembrano buoni. Semplice no! E’ l’uovo di colombo.

La visione è affascinante, ma sarà perché ho alle spalle diversi anni di militanza comunista, un tremendo, sconfortante senso di “ déjà vu” mi assale e mi vengono in mente le molte “americhe” promesse in passato. Quella che maggiormente mi coinvolse e che aveva certamente un grande fascino (a cui non cedetti)  fu quella dell’allora Segretario Nazionale: Achille Occhetto. Affascinante anche perché egli disponeva di una flotta assai più potente.

E’ vero, sono ormai diffidente ma credo sempre che bisogna andare avanti, guardando criticamente il cammino percorso. Non credo che si tratti di partire, altri hanno iniziato il viaggio prima di noi e altri continueranno, noi siamo solo saliti, anche se a tutti piacerebbe essere l’ultimo e più grande dei profeti, quello che traghetta il popolo eletto (escluso i miscredenti) nella terra promessa, ma non esistono scorciatoie, tante volte abbiamo visto i nostri compagni intraprenderle, molti si sono persi, i più fortunati in qualche ministero o consiglio di amministrazione.

Continuo a coltivare altre ambizioni, so che per governare la nave ci vuole collaborazione, anzi disciplina, ma rivendico il diritto di affermare che non condivido le tesi dell’Ammiraglio in Capo e che bisogna cambiare rotta.

Palmiro Capacci
PRC Forlì

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