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Psicocomunista

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(14 Novembre 2010) Enzo Apicella

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LE DUE SINISTRE E IL SOGGETTO POLITICO : NON SERVE L’UNITA’ DELL’ESISTENTE RESIDUALE.

(25 Settembre 2014)

La rubrica “Lettere” del Manifesto del 25 Settembre ospita un interessante intervento di Luciano Mignoli che descrive le “due sinistre”, in un’ottica molto diversa da un certo tipo di teorizzazione portata avanti attorno agli anni 90.
Le due sinistre, infatti, secondo Mignoli sarebbero quella ancorata al ‘900 e la seconda, quella costituita da nuovi corpi intermedi (forse intende i “nuovi movimenti sociali” proiettati nel futuro: due sinistre giudicate dall’autore incomunicanti tra loro.
Da un lato, quindi, una sinistra legata alle identità storiche ideologiche e un’altra sinistra legata alle “identità d’azione”.
Una sinistra che crede ancora nella democrazia dei partiti e nel centralismo democratico e una sinistra che crede nella democrazia partecipativa e nell’intelligenza collettiva.
E ancora: una sinistra che guarda con sospetto al 96% degli italiani che non credono più ai partiti e una sinistra che, in questo, vi vede una grande opportunità di partecipazione attiva.
E via così con altri esempi dello stesso tenore: non è difficile comprendere da quale parte batte il cuore dell’autore che pure si rammarica dell’impossibilità delle due sinistre a fondersi che, secondo lui, quando ci riescono diventano irresistibili.
La comunicazione dovrebbe essere però lasciata alla seconda sinistra, quella che per definirla schematicamente si potrebbe denominare della “democrazia del pubblico”.
Presa per buona la schematizzazione effettuata da Mignoli rimane sospeso un grande interrogativo: se si pensa necessaria una “fusione” tra queste due sinistre quale dev’essere il luogo nel quale questo processo potrà verificarsi?
In precedenza, però, è necessario sciogliere un altro nodo: per quale ragione di fondo questa fusione tra le presunte “due sinistre” è urgente e indispensabile?
Il punto è quello dell’opposizione da mettere in piedi in tempi rapidissimi sia sul piano politico, sia su quello sociale rispetto alla vera e propria devastazione democratica messa in atto dal governo Renzi quale espressione di un blocco di potere egemonizzante la feroce gestione del ciclo capitalistico.
Prima di tutto occorre essere d’accordo su questo: non esistono nuovi centrosinistra, non esistono alternative di governo sia a livello nazionale sia in sede locale.
E’ necessario convenire su di un’opposizione di tipo sistemico, sulla base del cui concetto recuperare identità, progettualità, capacità d’aggregazione. Senza il riconoscimento di questa necessità non faremo mai un passo avanti e la prova di ciò risiede nel disastro fin qui realizzato dalle forze della cosiddetta “sinistra radicale” in ragione delle ambiguità e dai politicismi espressi nel corso di questi anni.
Assunta l’opposizione come solo orizzonte possibile nel periodo il rapporto tra queste “due sinistre” può avvenire soltanto all’interno di un soggetto politico organizzato, dei cui tratti si può e si deve discutere anche alla luce delle diverse visioni dell’agire politico descritte nella lettera in questione, ma che presenta comunque l’esigenza di definire adeguati livelli di organizzazione, centrali e periferici, evitando le trappole mortali del movimentismo e dell’individualismo competitivo e ponendo alcuni elementi di analisi “strutturali” alla base del proprio dibattito.
Deve essere chiaro, infine, che non servono i partiti, movimenti e le tante Associazioni attualmente circa presenti nel panorama della sinistra italiana.
Servono metodologie e obiettivi adeguati alla fase, partendo da un’altra considerazione di fondo: non c’è il bianco e il nero, il buono e il cattivo, il vecchio e il nuovo. Gli intrecci sono molto più complessi e soprattutto il quadro che abbiamo intorno è quello di una sconfitta, prima di tutto di questi residuali gruppi dirigenti, della quale è bene prendere piena consapevolezza.

Franco Astengo

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