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LA SCUOLA BUONA
PER OGNI CAMPAGNA ELETTORALE
e per tutti i pascoli sindacali.

(18 Maggio 2015)

Che la scuola debba adeguarsi, come ogni altra sovrastruttura, alle mutate esigenze del modo di produzione capitalistico, non è una novità, come non è una novità lo squilibrio endemico di questo adeguamento.
Anzi, è una costante del movimento reale.
La odierna novità, a cura del governo Renzi vincolato ai padroni europei, sta nell'accelerazione di questo costante processo, imposta dalla crisi e dal tentativo in corso di un suo superamento.


Si tratta oggi di traslocare il dispotismo del comando capitalista nella scuola dopo che questo si è imposto nel settore del privato.
Dopo gli operai, tocca ai lavoratori del pubblico impiego, insegnanti compresi.

A questa accelerazione Renziana, si oppongono per scopi diversi ma simili e convergenti, sindacati morenti e partiti in cerca di voti.
Dietro la riforma della “buona scuola” c'è una scuola, ed il suo milione di operatori, buona per ogni campagna elettorale e per tutti i pascoli sindacali.

Per il governo degli annunci piu' o meno confermati, ridotti o ritardati sull'assunzione di precari che cerca di mettere la famiglie contro il corpo insegnante nella prospettiva di farle diventare parte integrante di un gigantesco processo valutativo ai lavoratori dela scuola lasciati senza difesa.

Per i partiti, P.D. in testa che se da un lato maggioritario sostiene il governo dall'altro, nel solito trito gioco delle parti, si propone come minoranza “al fianco dei maestri in difesa della scuola pubblica”.

Per i sindacati di stato, che dopo aver sostenuto tutte le ristrutturazioni privatistiche scolastiche, appoggiano virtualmente “scioperi e mobilitazioni” nella speranza di resistere o ritardare la loro sparizione.

Oltre queste squallide consuetudini della politica borghese e del sindacalismo di stato, e dato per scontato il sostegno alla battaglia sindacale di una categoria di lavoratori, resta intatta la necessità di porre alcune discriminanti caratterizzanti la visione autonoma del movimento rivoluzionario sulla e contro la scuola di classe.

Dal punto di vista politico autonomo e di classe, la difesa della scuola pubblica può essere la discriminante della nostra lotta, nel senso che la scuola pubblica, rispetto a quella privata, conterrebbe meno elementi di “formazione” e corruzione ideologica, o di costrizione controllo e disciplina?

Viviamo i tempi del grande cambiamento, ma questo cambiamento porta i segni del ciclo capitalistico e riguarda la società, lo stato, la scuola.
E noi non siamo mai stati per il “cambiamento”,
cui provvede L'Europa dei padroni
ed i suoi servi governativi comunque colorati,
ma per il loro abbattimento.

Invece!

Pino ferroviere
(con-vivente con una maestra)

Pino ferroviere

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