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L'ultima vittima

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(26 Dicembre 2010) Enzo Apicella

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Attentati di Parigi: barbarie, barbarie e ancora barbarie

(16 Novembre 2015)

Non è il caso di parlare di barbarie al plurale, di scegliere chi è più barbaro o chi è più cattivo. Se è mediaticamente più orrendo assistere all’esecuzione di prigionieri civili per sgozzamento, all’uccisioni di civili che stanno allo stadio o assistono ad un concerto, o è più terribile apprendere che in un tragico “video game” qualche drone ha distrutto decine di famiglie o bruciato qualche centinaio di pastori con il loro gregge. La barbarie è una e una sola.

E’ la BARBARIE del capitalismo che deve essere combattuta, indipendentemente dall’ideologia, dallo strumentale uso religioso che se ne fa e dai fronti che, di volta in volta, lo compongono. E’ il capitalismo in perenne crisi che va distrutto come forma produttiva, come espressione imperialistica di guerra e di morte. Il capitalismo crea le crisi. Le crisi accelerano e rendono più cattivo il muoversi dell’imperialismo. L’imperialismo crea imperialismo a sua immagine e somiglianza. La barbarie crea barbarie in un ciclo senza fina. Per romperlo c’è solo una via d’uscita ed è quella della ripresa della lotta classe.

je suis proletariat

La strage di Parigi fa gridare al crimine contro l’umanità. La borghesia internazionale oscilla tra lo sgomento e l’indignazione. Tra la paura e lo spirito di rivincita. Da più parti si sentono grida di “guerra giusta” da contrapporre alla “guerra santa”. Occidente contro oriente, tradizione cristiana contro quella integralista musulmana. La Francia vuole vendicare le sue vittime colpendo al cuore la strategia dell’Isis. L’Isis attacca Parigi per vendicare la precedente decisione del governo francese di entrare nella guerra siriana. In realtà lo scontro è tra gli interessi di un imperialismo nascente che muove i suoi tragici passi nel “suo” Medio oriente e quelli del mondo imperialista occidentale che del petrolio del Medio oriente ha fatto da anni la ragione dei suoi interventi militari.

In realtà la guerra è già in atto da anni. Francia, Usa, Inghilterra, oggi anche la Russia di Putin, sono i guerrafondai che demoliscono il presente per garantirsi economicamente (gas e petrolio) il futuro. Iraq e Afghanistan prima, Libia dopo, Oggi la Siria e domani qualunque area o paese che abbia in minimo di interesse economico e strategico.

L’ipocrita occidente piange le sue innocenti vittime ma dimentica che il mostro che le ha uccise è nato grazie al suo interessato aiuto ed è stato scaricato soltanto quando ha preso una strada autonoma ponendosi come imperialismo tra gli imperialismi. Dimentica che tanto furore bellico e omicida è anche il frutto della sua barbarie imperialistica che ha trasformato il Medio oriente in un perenne campo di battaglia da spogliare dalle sue ricchezze per poi abbandonarlo alla più nera delle miserie, in mezzo alla devastazione della guerra, alla fame e alla negazione di qualsiasi futuro se non quello della fuga verso quei paesi che ne hanno decretato la condanna.

Barbarie è quella dell’Isis che per i sui interessi economici, politici di Stato imperialista nascente, di imbonitore di masse diseredate che hanno scambiato la religione come l’unica via di salvezza e hanno venduto la loro dignità di classe sfruttata su questa terra per una impossibile felicità ultraterrena. Barbarie è combattere una guerra “asimmetrica” contro inermi civili decimandoli come animali da macello.

Ma barbarie è anche quella dell’imperialismo occidentale che tutto distrugge, centinaia di migliaia di civili per ogni guerra guerreggiata, pur di soddisfare gli interessi del proprio capitale, per perpetrare la vita di un sistema economico che per sopravvivere non può che creare crisi economiche, fame, disoccupazione e maggior sfruttamento per milioni di proletari e guerre che per essere combattute vogliono la presenza di quegli stessi sfruttati che il sistema economico ha messo sul lastrico.

La strage di Parigi deve far riflettere tutti quelli che si fermano al dato tragico di cronaca senza sforzarsi di andare un po’ oltre.

La borghesia francese, al pari di quella internazionale, trasformerà l’orrenda carneficina in mezzo per intensificare le proprie attività belliche. Apparentemente tutti contro l’Isis, in realtà ogni imperialismo per se stesso alla ricerca del proprio vantaggio economico in una fase di crisi economica stagnante di cui non si vedono ancora i segni di una robusta ripresa.
La barbarie di Parigi fa il paio con la barbarie dei droni che sui campi di battaglia della Siria uccidono migliaia di vittime civili, bombardano ospedali e dissemina ovunque “effetti collaterali” devastanti.
Non è il caso di parlare di barbarie al plurale, di scegliere chi è più barbaro o chi è più cattivo. Se è mediaticamente più orrendo assistere all’esecuzione di prigionieri civili per sgozzamento, all’uccisioni di civili che stanno allo stadio o assistono ad un concerto, o è più terribile apprendere che in un tragico “video game” qualche drone ha distrutto decine di famiglie o bruciato qualche centinaio di pastori con il loro gregge. La barbarie è una e una sola.

E’ la BARBARIE del capitalismo che deve essere combattuta, indipendentemente dall’ideologia, dallo strumentale uso religioso che se ne fa e dai fronti che, di volta in volta, lo compongono. E’ il capitalismo in perenne crisi che va distrutto come forma produttiva, come espressione imperialistica di guerra e di morte. Il capitalismo crea le crisi. Le crisi accelerano e rendono più cattivo il muoversi dell’imperialismo. L’imperialismo crea imperialismo a sua immagine e somiglianza. La barbarie crea barbarie in un ciclo senza fina. Per romperlo c’è solo una via d’uscita ed è quella della ripresa della lotta classe.

Le centinaia di milioni di proletari che oggi vivono nello sfruttamento, che sono vittime innocenti delle stragi e delle guerre, devono iniziare a prendere le distanze da queste società barbare. Devono tentare uscire dagli schemi in cui la società capitalistica li ha costretti. Devono pensare ad una alternativa a questa società e alle sue insopportabili barbarie. Devono pensare in termini di classe, di guerra alla guerra, di guerra alla barbarie e a chi la provoca invocando, oltretutto, il loro aiuto e la loro comprensione. E allora ci saranno meno guerre, meno ideologie o religioni che le giustificano, meno stragi come quella di Parigi o qualche altra a venire. Questa è la via, la sola possibile, per sviluppare l'autonomia di lotta della classe sfruttata in opposizione alle guerre ed al sistema economico che le genera.
14 novembre 2015

Partito Comunista Internazionalista - Battaglia Comunista

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