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Andrea Staid, Gli Arditi del popolo

Milano, Milieu, 2015 (I ed. 2007), pp. 125, € 11,90

(20 Luglio 2016)

arditi del popolo

Novantacinque anni fa, nel luglio 1921, si consumava la fulminea parabola di quella che Paolo Spriano raffigurerà come “meteora nel cielo incandescente della guerra civile” scatenata dal movimento fascista, vale a dire dell’Associazione fra gli Arditi del popolo. La prima organizzazione squadristica di livello nazionale ad opporsi ai Fasci, messa al bando dal Governo Bonomi nell’agosto successivo, ad un mese e qualche giorno appena dalla nascita.

L’interesse verso gli Arditi del popolo è andato sempre più aumentando negli ultimi anni, soprattutto a partire dal Duemila, quando Eros Francescangeli dava alle stampe la sua monografia, che per la prima volta trattava l’argomento in modo specifico. Una crescita di curiosità e simpatia favorita anche da fattori politici e sociali, con la disgregazione del panorama partitico e l’emergere con sempre più veemenza della violenza di matrice fascista, declinata certo al presente, e dei postulati cui essa si richiama, grazie principalmente al retroterra generato dal revisionismo strumentale. Così si sono moltiplicate le pubblicazioni cartacee e audiovisive, le iniziative e le manifestazioni in ricordo dell’esperienza ardito - popolare, culminate nel 2011, ricorrenza del 90°, con vere e proprie rievocazioni dello spirito originario, come le marce commemorative in cui si sono riprese le movenze militaresche, le simbologie e i crismi che il fascismo poi aveva fatto propri. Una riscoperta riguardante giovani e giovanissimi entusiasti che hanno in questo modo sottratto elementi che la controparte credeva di suo monopolio. Un’ondata in parte rifluita - un po’ per quell’approccio modaiolo di facile obsolescenza che i nostri tempi comportano, un po‘ per il riproporsi delle istanze rossobruniste che hanno confuso le fila dell‘antifascismo militante giovanile - ma pur sempre viva.

A dimostrazione di questa vivacità, ecco una riedizione di un lavoro uscito nel 2007, redatto da Andrea Staid, giovane antropologo milanese prestatosi magistralmente all’argomento durante i suoi studi in Storia contemporanea. Qui c’è sintetizzato il dibattito storiografico sugli ardito-popolari, particolarmente in merito al difficile rapporto con i partiti proletari, con la riproposizione, attraverso la stampa dell’epoca e i lavori storiografici, delle opinioni espresse dalle diverse tendenze politiche, con marcato rilievo a quelle anarchiche, le più generose verso l’Associaizone di Argo Secondari. Ampio risalto, nella cronistoria, è dato alle Barricate di Parma dell’agosto 1922, con la trascrizione delle interviste audiovisive ai testimoni pubblicate nel documentario, appunto, Le Barricate di Parma.

Forse, se si considera l’anno della prima edizione, la ricerca sul tema ha effettuato notevoli evoluzioni, e il riferimento è in particolare alle ricerche di Valerio Gentili, estesesi a livello europeo, con l’analisi dei fenomeni di paramilitarismo antifascista giunti sino ai giorni nostri. Tuttavia, e forse proprio in ragione di ciò, Gli Arditi del popolo si presenta come un’ottima lettura propedeutica, maggiormente per i giovani e per chi si sta approcciando alla materia.

Corredano il libro una corposa appendice fotografica con i volti, le testate e i luoghi trattati, e la trascrizione delle canzoni dell’epoca con i rispettivi spartiti. Queste arie sono riprese nei reading, con accompagnamento musicale, che Staid usa per le presentazioni.

Silvio Antonini

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