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(2 Gennaio 2012) Enzo Apicella

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ASSASSINIO

(15 Settembre 2016)

L’assassinio del compagno operaio avvenuto a Piacenza durante uno sciopero richiama alla mente i più tragici episodi delle lotte operaie negli anni bui della repressione padronale e poliziesca.
Con la memoria è necessario andare ancora più indietro nel tempo rispetto agli stessi anni’50: a Modena, Portella delle Ginestre, Melissa, Montescaglioso, Battipaglia.
Non ci sono comparazioni possibili nel tempo: forse con gli ultimi anni dell’800 e le cannonate di Bava Beccaris.
Siamo però di fronte a una situazione ancora più drammatica e pericolosa rispetto ai tempi passati: non è stata la polizia a sparare, ma il frutto della guerra tra poveri, di un odio interno a chi non è più in grado di riconoscere “la classe”.
L’identità di classe è stata smarrita, sostituita da un corporativismo esasperato da insopportabili condizioni materiali di vita e di lavoro, grazie ad una gigantesca operazione manipolatrice della realtà e la complicità di una gran parte dei soggetti esistenti in campo politico e sindacale.
Esprimere solidarietà militante è giusto ma non basta, decisamente non basta se non si riesce a metterci all’opera per far comprendere fino in fondo ciò che sta accadendo e la profondità dell’abisso, morale e materiale, nel quale ci hanno spinto.
Per uscirne, o almeno provarci, serve subito una grande mobilitazione dal basso e il recupero di un’identità di lotta assolutamente necessaria.
Grazie per l’attenzione

Franco Astengo

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