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Bombardamenti italici e imbestiamenti fascisti

(28 Settembre 2017)

douhet

Giulio Douhet

L’Italia fu all’avanguardia nella formazione della teoria e della pratica dei bombardamenti a tappeto. Tra i primi teorizzatori, accanto all’americano Billy Mitchell e al generale tedesco Erich Ludendorff, ci fu l’italiano Giulio Douhet. Un precoce esperimento fu l'uso del fosforo bianco da parte italiana in Etiopia, nonché l’impiego dei gas. E, dal duomo di Milano, il cardinale Schuster benediceva la spedizione con queste parole: “Pace e protezione all’esercito valoroso, che in obbedienza e intrepido al comando della Patria, a prezzo di sangue apre la porta di Etiopia alla fede cattolica e alla civiltà romana”(1). Gli etiopi erano in maggioranza cristiani di rito copto, ma ciò non importava al cardinale fiancheggiatore del fascismo.
Sull’impiego dei gas nella guerra etiopica, sul quale fior di storici hanno tanto disquisito, basterebbe la testimonianza di Bottai che riassume una circolare segreta, dove, tra l’altro si dice. “ Precauzioni. Non raccogliere le bombe inesplose dei nostri aeroplani, che si trovassero sul terreno e le schegge di bombe, che possono essere ipritiche”. E in un paragrafo dal titolo significativo di “imbestiamenti”, racconta: “Galeazzo (Ciano) mi à detto (allora si usava spesso questa forma arcaica del verbo avere) di Starace che à voluto personalmente “lavorarsi” … un gruppo di prigionieri. Fattolo disporre in fila davanti a sé, cominciò un tiro al bersaglio, centro il cuore. Abilissimo, centrava sempre. Al quarto si fermò: “Così soffrono troppo poco”, osservò con aria d’intenditore. E dal quinto, puntò prima ai testicoli e, poi, ma solo per finire le sue vittime, al cuore. Testimoni oculari ànno raccontato questi dettagli” (2). La notizia circolava, nonostante la censura. Non sappiamo se gli “umanitari” Ciano e Bottai protestarono col duce, che certo ne fu informato dai suoi spioni, ma la carriera di Starace non ne soffrì: lasciò la carica di segretario del partito nel 1939, ma solo per diventare capo di stato maggiore della milizia.

Note
1) Renzo De Felice, Mussolini e il fascismo, vol. 4 (Gli anni del consenso), pag. 624-625.
2) Giuseppe Bottai, Diario, prima parte (1935 -1944), pag. 86 e 102.

Michele Basso

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