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(15 Agosto 2012) Enzo Apicella

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L'interesse del proletariato

L'obiettivo della ricostituzione del partito comunista è all'ordine del giorno dei comunisti rivoluzionari

(27 Febbraio 2018)

L'obiettivo deve essere la rivoluzione sociale attraverso la quale la classe lavoratrice diventi padrone della situazione,

ancora gramsci

Siamo in campagna elettorale, che in effetti è partita da tempo, grazie anche alla piaggeria dei vari mezzi di informazione. Tutti, lacerati dalle scelte dei candidati, sono lanciati in una gara di promesse improbabili e tutti uniti per convincere gli elettori ad andare a votare. Con una legge, peraltro, diabolica e truffaldina che non garantisce assolutamente quella stabilità tanto invocata da governo e politici. Anche la sinistra è sensibile al richiamo delle sirene del voto alimentando illusioni, parla-mentarismo e fiducia negli strumenti della democrazia borghese. Ebbene noi, ancora una volta, ci distinguiamo e ci pronunciamo per l'astensionismo. Perché? Perché nessuna forza che si candida può rappresentare gli interessi della classe lavoratrice nell'attuale situazione e perché siamo con-vinti che la macchina statale borghese deve essere demolita e non si possa semplicemente impos-sessarsene.
Ci richiamiamo all'unico modo per cambiare effettivamente le condizioni drammatiche in cui si vive e che, nonostante le "rassicurazioni" dei governanti, peggioreranno sempre più. Da marxisti e le-ninisti ci basiamo su teorie scientifiche, e non dogmi incontrastabili, che sono state applicate con successo e che sono più che mai valide. Seguendo Marx (ricordiamo quest'anno i 170 anni del "Manifesto" del partito comunista) e Lenin sappiamo che solo distruggendo il capitalismo e con es-so tutti i borghesi, che solo capovolgendo i rapporti di forza a favore del proletariato si può instau-rare un sistema sociale di liberi dallo sfruttamento. Ma per arrivare a questo ci vuole un autentico partito comunista che non ripercorri le teorie riformiste ed opportuniste che la spudorata disonestà intellettuale ha portato alla sconfitta del PCI. Il partito, per permettere alla classe operaia di sop-piantare e sostituirsi alla borghesia confermando che gli operai possono "fare da sé e fare bene", impadronirsi della produzione e avviare una rigenerazione di tutta la società, come sosteneva Gramsci.
Sappiamo che la costruzione del partito comunista è opera lunga e complessa, comprende l'organizzazione, la struttura, il metodo e il contenuto del lavoro rivoluzionario, l'assimilazione del marxi-smo-leninismo e farne pratica nella vita interna e nell'azione politica del partito con l'obiettivo di portare la lotta di classe alla rivoluzione. Cosa ben diversa da un'adesione generale a un movimento rivoluzionario. Quando si parla di rivoluzione, di presa del potere, di rovesciamento della bor-ghesia si deve essere coscienti che al proletariato è necessario il suo stato maggiore, cioè il partito leninista. Qualcuno dirà che ce ne sono anche troppi di partiti comunisti nel panorama italiano, ciò che distingue la nostra concezione è che per noi il partito comunista, pur "rappresentando" gli interessi delle masse lavoratrici, attua la volontà di una determinata parte delle masse, quella più avanzata, la parte del proletariato che vuole rovesciare il regime esistente con mezzi rivoluzionari per fondare il comunismo.
Guardiamo a Gramsci perché ha posto le basi e indicato la strada per compiere in Italia la rivolu-zione proletaria, non a caso il fascismo lo imprigionò perché capo del Partito Comunista e riferimento del proletariato italiano e lo condannò per la grande opera da lui svolta. Ma al tempo stesso guardiamo a Lenin e Stalin tanto più oggi che il revisionismo, il riformismo, lo sviluppo di teorie di ogni genere: dalla fine della storia, alla fine dell'ideologia, alla scomparsa della classe operaia ecc. ecc. - generate o da precisi interessi di classe della borghesia, o da interpretazioni errate circa le forme assunte dal capitalismo nella sua fase imperialista, mentre rimane intatto il raggiungimento del massimo profitto attraverso lo sfruttamento della classe operaia e la rapina dei popoli - sembra abbiano portato indietro la situazione.
Lenin intendeva l'organizzazione all'opposto delle organizzazioni tradizionali dei cosiddetti partiti di massa della sinistra dove chiunque può iscriversi con il conseguente annacquamento della sua composizione di classe e dove si perpetua la separazione tra la lotta economica e quella politica, dove gli intellettuali elaborano la teoria, i dirigenti fanno la politica e ai proletari rimane solo la lotta rivendicativa economica-sindacale, sempre nell'ambito delle compatibilità col sistema capitalista, in conformità alle forme dello Stato borghese. La più ampia democrazia si ottiene obbligando tutti i militanti a partecipare attivamente alla vita politica del partito. Come sosteneva Lenin nel saggio "Un passo avanti, due passi indietro": "Il partito, nella sua attività pratica - se vuole conservare l'u-nità delle sue fila - deve applicare una disciplina proletaria unica, egualmente obbligatoria per tutti i membri del Partito, tanto per i capi, quanto per i semplici membri. Perciò nel Partito non deve es-serci alcuna divisione in membri dell'élite, per i quali la disciplina non sia obbligatoria e i non membri dell'élite, che debbano sottomettersi alla disciplina..."
Stalin, ritenendo il partito "il capo politico della classe operaia", precisava che "non deve limitarsi a registrare quello che la massa della classe operaia sente e pensa e trascinarsi alla coda del movimento spontaneo, ma deve condurre dietro a sé il proletariato, elevarsi al di sopra degli interessi immediati del proletariato, elevare le masse al livello degli interessi di classe del proletariato". Per Stalin, essere in grado di dirigere la lotta del proletariato il partito, armato d'una teoria rivoluzionaria, deve conoscere le leggi del movimento e le leggi della rivoluzione. Deve assorbire tutti i migliori elementi della classe operaia, la loro essenza, il loro spirito rivoluzionario, la loro devozione sconfi-nata alla causa del proletariato. Deve porsi alla testa della classe operaia e vedere più lontano del-la classe operaia perché solo così è in grado di trasformare la classe operaia in forza politica indi-pendente.
L'obiettivo della ricostituzione del partito comunista è all'ordine del giorno dei comunisti che non praticano il riformismo, che si distinguono nella lotta sindacale-rivendicativa per difendere gli interessi immediati, e vincere l'opportunismo, uno dei principali nemici del movimento operaio. La pratica dimostra che quando i sindacalisti attivi tra la classe lavoratrice sono opportunisti difendono gli interessi della borghesia meglio degli stessi borghesi. Ma al tempo stesso i comunisti difendono gli interessi futuri del movimento operaio senza dimenticare mai che lo scopo finale della lotta di classe - affermazione che non deve essere solo teorica - è quello dell'abolizione del sistema del lavoro salariato e dell'emancipazione del proletariato.
Gli insegnamenti e l'operato di Marx, Lenin, Stalin, Gramsci, ancora oggi, sono di grande attualità per chi vuole condurre la lotta di classe sino all'abbattimento violento del capitalismo per una so-cietà fondata sul lavoro e sull'emancipazione da ogni forma di schiavitù dell'uomo sull'uomo. Approfondire i loro scritti non è anacronistico come vuole inculcare la borghesia che non perde occa-sione per attaccarli, manipolarli, mistificarli. L'obiettivo deve essere la rivoluzione sociale attraverso la quale la classe lavoratrice diventi padrone della situazione, con la condizione della dittatura del proletariato, indispensabile nella lotta contro le forze e le tradizioni della vecchia società, nel passaggio dal capitalismo al comunismo, cioè la società senza classi. Non c'è altra via, se non si capisce, non c'è salvezza!

nuova unità

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