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(Il saccheggio del territorio)

Fiumi distrutti in Toscana: dossier della Lipu denuncia tagli selvaggi di vegetazione

Gravi impatti su habitat e avifauna, con danni erariali valutabili tra i 22 e i 70 milioni di euro

(3 Ottobre 2018)

lipu

Secondo il dossier, “Fiumi distrutti – Impatti sull’ambiente e la biodiversità Impatti sull’ambiente e la biodiversità causati dalla distruzione della vegetazione lungo i corsi d’acqua della Toscana” della Lipu su i tagli indiscriminati di vegetazione effettuati lungo i corsi d’acqua della Toscana tra di marzo e luglio di quest’anno, il bilancio è preoccupante: «Migliaia di nidi attivi distrutti, habitat perduti, paesaggi deturpati».

Il dossier realizzato dalla Lipu Toscana è ricco di fotografie scattate nei siti oggetto degli interventi e gli ambientalisti dicono che è prima di tutto «una testimonianza visiva di quanto accaduto, oltre che un corposo lavoro di analisi dei dati raccolti. Le conseguenze di questo scempio si traducono in habitat e nidi distrutti, uccelli, piccoli mammiferi, rettili e anfibi scomparsi».

La Lipu mette sotto accusa le decisioni della Regione Toscana, che «in deroga alle prescrizioni della legge regionale n. 155/1997, che escludeva tassativamente i tagli di vegetazione in alveo nel periodo marzo-giugno (ossia quello della nidificazione), ha autorizzato negli ultimi tre anni interventi di taglio vegetazionale anche nel periodo antecedente il 30 giugno, ad esclusione dei tratti ricadenti all’interno dei siti Natura 2000 e aree protette. Con la prescrizione, largamente disattesa nei fatti, che “devono essere adottati accorgimenti utili per prevenire danni all’ambiente e in particolare alla fauna nidificante”».

Il dossier evidenzia che «Sono tante le specie di uccelli che hanno sofferto del taglio della vegetazione riparia e delle modificazioni agli ambienti fluviali: dall’usignolo di fiume alla cannaiola comune, dal cannareccione al canapino comune». Per queste specie, il dossier fa calcoli e stime delle coppie presenti nelle zone di intervento: «30.000 nidi distrutti lungo i corsi d’acqua (stima prudenziale): Riduzione tra il 64% e il 100% degli uccelli nidificanti (dati 2018 per i campioni studiati); Danno complessivo erariale, per effetto della scomparsa della fauna selvatica protetta, stimato in una forbice compresa tra i 22 e i 70 milioni di euro». Senza contare la minaccia che questo rappresenta per specie di grande interesse conservazionistico, come il tarabusino, l’airone rosso, il falco di palude e tantissime altre. Per la Lipu Toscana il caso dell’Arno a Pisa è emblematico: «Lungo i due chilometri di Viale delle Piagge: lo sfalcio degli argini dal 2016 al 2018, effettuati in piena nidificazione dell’avifauna e con mezzi meccanici, ha portato alla completa scomparsa di tutte le specie di uccelli tipiche di questo habitat».

L’associazione protezionistica evidenzia che «Oltre ai danni agli habitat e alla biodiversità, la manutenzione attuata quest’anno non ha certamente portato benefici in termini di sicurezza idraulica: la vegetazione di un corso d’acqua è importante per consolidare le sponde, depurare le acque, regolare il deflusso. E contrariamente a quanto affermano gli enti gestori, in primis i consorzi di bonifica, se si privano i fiumi di tale vegetazione, la velocità dell’acqua, in caso di piena, è destinata ad aumentare, creando disastri come quelli che, a causa dei cambiamenti climatici, hanno colpito sempre più di frequente l’Italia e la Toscana.

Marco Dinetti, responsabile ecologia urbana della Lipu, conclude: «Gli interventi nei corsi d’acqua vanno effettuati al di fuori del periodo riproduttivo dell’avifauna, escludendo il periodo da fine marzo a fine luglio ed evitando comunque i tagli indiscriminati e a raso. Solo con azioni selettive, contestualizzate e mirate si possono conservare gli habitat fluviali, rafforzando la protezione idrogeologica e la tutela del paesaggio e della biodiversità. E’ veramente giunta l’ora per tutto il Paese di cambiare le politiche di gestione del territorio, a partire da quella dei fiumi.Servono maggiori competenze tecniche, collaborazione e nuove sensibilità, e soprattutto serve capire che l’approccio sommario al patrimonio naturale è un terribile boomerang. Distruggere la natura è far male prima o poi anche alle società umane. Ogni distinzione radicale tra “noi” e “loro, tra esseri umani e natura, oggi, in epoca di cambiamenti climatici e grandi emergenze ambientali, ha perso di significato, è superata, è pericolosa».

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