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Eric Hobsbawm

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A SETTE ANNI DALLA SCOMPARSA DI LUCIO MAGRI: IL GENOMA GRAMSCI

(25 Novembre 2018)

lucio magri

Il prossimo 28 novembre ricorre il settimo anniversario dalla scomparsa di Lucio Magri.
Mi permetto di auspicare che questa data sia ricordata adeguatamente da quanto rimane della sinistra italiana, e in particolare da parte del “Manifesto".
Un ricordo rivolto non tanto e non solo alla persona ma al contributo dato, per sua importante iniziativa e capacità di riflessione, da un’area politica che nel corso degli anni si è impegnata a fondo per fornire caratteri e prospettiva alla nostra storia.
Accenno a un solo passaggio nell’opera di Lucio.
Mi riferisco all’individuazione di quel “genoma Gramsci” che Magri così lucidamente ha definito nel suo “sarto di Ulm” avanzando la proposta di tornare a raggiungere un grado di autonomia teorica che oggi manca, ponendosi proprio sul piano del riferimento alla storia del movimento operaio e comunista.
Nulla, però, nell’individuazione di questo passaggio fondamentale e nella relativa proposta politica deve essere lasciato all’emozione del momento, alla semplicistica volontà dell’apparire e meno che mai all’idea di compiere delle scelte e avanzare delle proposte sulla base dei sondaggi e degli umori correnti.
Il legame vero delle proposte politiche con la realtà del radicamento sociale deve verificarsi per il tramite dell’elaborazione collettiva da parte del soggetto politico, del partito.
Partito cui dovrebbe toccare ancora il duplice compito: da un lato di ricezione della realtà sociale e dei bisogni delle masse, dall’altra di formazione nel senso di esercizio di una vera e propria “pedagogia della classe”.
E’ stata questa la lezione che deriva dall’assunzione piena del cosiddetto “genoma Gramsci” che proprio Lucio ha ricordato con grande chiarezza ed espressione di spessore culturale nel suo “sarto di Ulm”.
Stiamo attraversando un momento nel quale la questione non è quella di “suscitare la rivolta” bensì di organizzarla e di fornirle uno sbocco politico.
In questo senso la “lezione magriana” appare quanto mai valida e da ricordare.

Franco Astengo

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