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(28 Aprile 2013) Enzo Apicella

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NIGERIA: LE CONTRADDIZIONI
DELLA PRIMA ECONOMIA AFRICANA

(28 Ottobre 2019)

Dal n. 82 di "Alternativa di Classe"

mappa nigeria 2

La Nigeria è il Paese più popoloso del continente africano. E' un Paese giovanissimo e in forte crescita demografica: l'età media della popolazione è di 18 anni, il 40% della popolazione ha meno di 14 anni e, con un tasso di crescita del 2,6% annuo, dovrebbe raggiungere nel 2050 i 250 milioni di abitanti, poco meno della metà degli abitanti del continente europeo.
Migliaia di bambini e bambine sono stati incarcerati in modo arbitrario, anche per anni, in condizioni disumane, picchiati e umiliati dall'esercito federale nigeriano nella decennale lotta al movimento terrorista Boko Haran nel nordest. A denunciarlo è un rapporto di Human Rights Watch.
L'esercito nigeriano avrebbe arbitrariamente arrestato migliaia di bambini per sospetto coinvolgimento con il gruppo islamista Boko Haram. Un rapporto di cinquanta pagine, pubblicato da Human Rights Watch e intitolato”Loro non sapevano se io fossi vivo o morto”, dove è spiegato che tutti questi minori per mesi, e, in alcuni casi per anni, sono rimasti detenuti senza specifiche accuse.
Più di 3.600 bambini sono stati arrestati dalle forze armate nigeriane tra il 2013 e il 2019, secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite. Nel Giugno 2015, con un report, Amnesty International ha denunciato la morte di almeno settemila persone che erano detenute presso strutture militari nel nord est della Nigeria. Nel Maggio 2018, un'indagine della stessa organizzazione ha rivelato che migliaia di donne e ragazze, liberate dai jihadisti, sono state sistematicamente oggetto di abusi sessuali da parte dei militari, in cambio di cibo e assistenza.
Più recentemente, migliaia di civili in fuga da Boko Haram sono stati trasferiti in aree non sicure dal governo, che, in vista delle elezioni presidenziali del 2020, vuole dare l'impressione di avere restituito sicurezza al nord-est del Paese.
I nigeriani sono la nazionalità di sub-sahariani più numerosa in Italia. Dalla Nigeria proviene il maggior numero di persone arrivate via mare. Emigrano i giovani nigeriani delle zone rurali, con poca possibilità di trovare lavoro.
Socialmente ed economicamente sfavorite, le zone rurali sono poco considerate dalle politiche economiche, e raramente sono oggetto di progetti di sviluppo agricolo o formativo, il che aumenta l'esclusione sociale e il livello di povertà. Lontani dai centri industriali o dalle grandi città, questi ragazzi hanno poche possibilità di inserirsi in un mercato del lavoro saturo e che offre loro ben poco. La loro prospettiva più rosea è quella di sopravvivere con piccoli lavori giornalieri, informali e mal pagati, in grandi città, in cui non hanno amici o famiglia. Per questo proprio la famiglia preferisce investire su uno dei figli e mandarlo in Europa, nella speranza che trovi un lavoro e che possa sostenerla economicamente con le rimesse. Questo tipo di emigrato è spesso etichettato come “migrante economico”, senza soffermarsi sulle prospettive di vita di queste persone nel loro Paese, che le conducono a intraprendere un viaggio in cui rischiano la vita pur di raggiungere l'Europa.
Emigrano gli abitanti delle regioni del delta del fiume Niger. Si tratta di regioni ricchissime di petrolio, ma la cui estrazione ha conseguenze devastanti per l'ecosistema e per le popolazioni che vivono principalmente di agricoltura e di pesca. Costretti all'esilio a causa della devastazione subita dal territorio.
I 70mila km quadrati del delta del Niger sono infatti tra le aree più inquinate al mondo, in cui la speranza di vita è molto più bassa del resto della Nigeria. In questo contesto così impoverito, si innesta la pratica delle espropriazioni forzate da parte delle compagnie petrolifere, in accordo con lo Stato nigeriano, che aumenta la povertà e l'emarginazione sociale. In un Paese, il cui 90% della ricchezza dipende dal petrolio, il prezzo da pagare è la vita, e il futuro dei proletari che vivono nel delta del Niger.
Anche l'Italia imperialista ha la sua parte di responsabilità, poiché l'ENI è ben presente nell'area, ed è stata in un recente passato portata a processo per disastro ambientale da una Ong nigeriana. E' ancora in corso a Milano il processo ENI-Nigeria per la ipotizzata tangente da 1,3 miliardi di dollari, che sarebbe stata versata da ENI e SHELL a politici nigeriani per l'acquisto nel 2011 dei diritti di sfruttamento del giacimento petrolifero Opl 245.
I nigeriani più poveri vivono proprio in questa zona ricchissima di petrolio, e, di fronte alla distruzione dell'ambiente, in cui hanno sempre vissuto, sono costretti all'esilio. Ragazze giovani, a volte minorenni cercano di raggiungere l'Europa. A volte le ragazze seguono l'itinerario “classico” che le porta in Europa tramite il Mediterraneo, ma molto più spesso il viaggio viene organizzato da reti specializzate.
Molte delle storie di queste ragazze sono simili. Desiderose di raggiungere l'Europa, con la speranza di una vita migliore, fanno affidamento a dei passeur, con la promessa di un lavoro come colf o come cameriera. Scopriranno che la realtà è ben diversa: contraggono un debito dai 30 ai 50mila Euro, che dovrebbero teoricamente pagare con una parte dei soldi guadagnati con il lavoro promesso, e, una volta portate in Europa, sono costrette a prostituirsi.
Ipocrita e demagogica la pretesa dei politicanti borghesi di “aiutare gli africani a casa loro”. ”Aiutarli” laddove le grandi potenze imperialiste foraggiano mafie locali per taglieggiarli, ucciderli o farne schiavi.
La Nigeria è il sesto importatore di grano e riso del mondo, dove i grandi gruppi agricoli nordamericani ed europei hanno acquisito nel tempo un sostanziale monopolio sui mercati delle materie prime alimentari, grazie alla maggiore produttività rispetto ai concorrenti africani, ma anche ai sussidi forniti dai rispettivi governi.
La borghesia nigeriana non ha mai avuto nessun interesse al rafforzamento dell'agricoltura. Aliko Dankote, l'uomo più ricco della Nigeria, deve la sua fortuna al quasi monopolio, che condivide con altre cinque multinazionali della lavorazione e della distribuzione delle materie prime alimentari importate.
La Nigeria dipende dall'estero per CIRCA L'OTTANTA PER CENTO del fabbisogno di grano e riso. Gli agricoltori nigeriani sono, perciò, relegati all'agricoltura di sussistenza, la quale, caratterizzata da un basso livello tecnico e infrastrutturale, è incapace di sostenere la crescita della popolazione, con il risultato di alimentare l'esodo rurale verso le città.
Il costo della vita in Nigeria continua a salire, mentre il salario minimo è rimasto fisso. In quasi tutti i 36 Stati della Nigeria, i lavoratori arrivano ad accumulare fino a 10 mesi di stipendi arretrati. Il problema non è limitato ai soli lavoratori, ma anche ai pensionati, che sempre più spesso muoiono in povertà, dopo aver lavorato per tanti anni.
Nonostante quanto detto finora, cui si aggiunge il raddoppio della disoccupazione sotto il suo primo mandato, l'8 Luglio scorso il Presidente M. Buhari, ex militare del Partito del Congresso di Tutti i Progressisti (APC), e noto per non essere corrotto quanto la maggioranza degli altri principali politicanti, una volta rieletto nel Febbraio scorso, ha finalmente firmato l'adesione anche del suo Paese alla nuova Area di Libero Scambio AfCFTA (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VII n. 74 a pag. 11), che vede così un bilanciamento al potere del Sudafrica nel continente.
Nei giorni scorsi, il Paese si è fermato per uno sciopero generale indefinito, proclamato per protestare contro l'improvvisa cancellazione dei sussidi governativi al prezzo dei carburanti. Lo sciopero era stato indetto dalle due principali organizzazioni sindacali del Paese africano, anche se il movimento di protesta contro il taglio dei sussidi era in realtà esploso spontaneamente, autodefinendosi ”Occupy Nigeria”, per sottolineare qui, come in Occidente, le sempre più difficili condizioni economiche della maggior parte della popolazione.
La vera minaccia per i proletari nigeriani non viene dalle divisioni religiose o dal terrorismo, bensì da un governo centrale comunque corrotto e al servizio delle Compagnie petrolifere e della finanza internazionale. L'unica soluzione concreta ai problemi della Nigeria, e dell'Africa nel suo insieme, è eliminare la radice di tutti questi problemi, che è il sistema di produzione capitalistico. Questa è la causa sottostante a quel che c'è di sbagliato, non solo in Nigeria e in Africa, ma in tutto il mondo.
Il capitalismo è un sistema dominato dalle crisi, e i costi globali per il suo mantenimento sono enormi. Sono le contraddizioni del sistema, che conducono all'imperialismo, che a sua volta conduce inevitabilmente alla guerra. I tremendi costi per mantenere il sistema capitalistico si vedono in modo eclatante nei Paesi africani, dove la classe lavoratrice sta pagando un prezzo terribile. Lo sfruttamento selvaggio e la violazione dei diritti, che vediamo in Nigeria, si sta diffondendo ormai nei Paesi capitalisti più avanzati. Pertanto, è necessario costruire al più presto una vera opposizione di classe a livello internazionale.
Le lotte dei proletari nigeriani sono legate, nel loro divenire e nei loro destini, alle lotte del proletariato mondiale. Punto fermo della nostra concezione politica è l'urgente necessità di un organismo internazionale che quelle lotte coordini.

Alternativa di Classe

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