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RICORDANDO PEPPINO IMPASTATO APPROSSIMANDOSI IL XLII ANNIVERSARIO DELLA MORTE

(8 Maggio 2020)

Peppino Impastato

Ricorre domani l'anniversario della morte di Peppino Impastato, assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978.
Ricordo ancora quello che lessi su alcuni giornali il giorno dopo la sua morte. Non conoscevo Peppino Impastato, e non ricordo se conoscevo già gli animatori del Centro siciliano di documentazione di Palermo che qualche anno dopo a lui sarebbe stato intitolato. Ma ricordo bene che la versione "ufficiale" diffusa dalle autorità, che molti giornali riferirono e che tutti sanno essere falsa, mi parve subito del tutto insostenibile. Peppino Impastato era candidato in una lista della già vecchia nuova sinistra alle elezioni comunali del suo paese che si sarebbero svolte qualche giorno dopo, e che potesse fare una campagna elettorale ed insieme predisporre un attentato di cui sarebbe restato vittima (questa la versione diffusa dalle autorità e ripresa dalla stampa, atta ad occultare il delitto mafioso di cui era vittima) era una enormità così insensata che chiunque non avesse perso il lume della ragione lo avrebbe capito. Io perlomeno lo capii subito, forse anche perché in quegli stessi giorni ero candidato in un'altra lista della già vecchia nuova sinistra per le elezioni provinciali che si svolgevano qui nel viterbese. E perché in quei giorni, che erano quelli del sequestro di Aldo Moro che fu assassinato lo stesso 9 maggio in cui fu assassinato Peppino Impastato, come molti altri militanti della già vecchia nuova sinistra sentivo che era nel novero delle possibilità che poteri criminali tanto illegali quanto istituzionali potessero fare quello che fecero a Peppino Impastato. E non aggiungo altro.
Negli anni successivi ho seguito sia pur da lontano il lavoro dei suoi compagni e dei suoi familiari, e sempre di più ho capito che quello che facevano lì, durante la vita e dopo la morte di Peppino, era esattamente ispirato alle stesse decisioni morali e politiche da cui scaturiva il lavoro che facevamo noi qui. Certo, lì rischiando ogni giorno la vita, e qui no.
Così sempre ho sentito che Peppino Impastato per l'intera sua vita è stato un nostro compagno, la bella parola che etimologicamente significa la persona che condivide il suo pane con chi non ne ha, la parola vera con cui le oppresse e gli oppressi si chiamano tra loro quando decidono di lottare insieme per fare insieme giustizia e libertà, fraternità e sororità, uguaglianza nella diversità e responsabilità comune, per difendere ed inverare il diritto di ogni essere umano alla vita, alla dignità, alla solidarietà, alla condivisione del bene e dei beni. Per abolire tutte le uccisioni, tutte le persecuzioni, tutte le schiavitù. Affinché ad ogni persona sia dato a seconda dei suoi bisogni, e da ogni persona sia dato a seconda delle sue capacità. C'è chi lo chiama socialismo, chi comunismo, chi anarchia, chi fare la volontà del sommo bene se il sommo bene lo scrive e lo pensa con le maiuscole come fosse una persona, chi nonviolenza, chi semplicemente umanità.
Ed è per questo che in occasione del ricorrere dell'anniversario della sua scomparsa sento ancora come un morso di lupo nelle viscere per quel lutto che non cicatrizza, perché nessun lutto cicatrizza mai; ed insieme provo un sentimento contraddittorio per le commemorazioni di cui vengo a conoscenza: di gratitudine infinita per i familiari, gli amici e i compagni di Peppino che con la loro memoria e con la loro lotta lo fanno restare vivo - nel senso in cui una volta Franco Fortini scrisse per Franco Serantini "Ma se tutto è un segno solo e diventano i destini / uno solo e noi portiamo Serantini / finché possiamo"; e di turbamento per tante commemorazioni che sento opache o insincere e che comunque - come voleva l'autore delle Maximes - so essere l'omaggio che il vizio rende alla virtù. Ma non escludo che cio' che a me può sembrare ipocrisia può essere anche altro, non solo ombra ma anche luce, e magari per qualcuno l'inizio di un cammino, o il ritrovamento di una via smarrita nella selva. Profondo è il pozzo del cuore umano, e nondimeno neanch'esso insondabile, come scriveva del tempo Thomas Mann all'inizio della sua biblica tetralogia. Così ogni ricordo di Peppino Impastato, ogni commemorazione, ogni intitolazione, è comunque utile: poiché sentendo o leggendo quel nome può sempre accadere che una persona dapprima ignara, o incerta, o confusa, o stanca per molte sofferenze e delusioni, una persona o anche molte, possano aprire gli occhi, ed entrare - o ritornare - nella lotta che fu anche la sua, e proseguirla: l'umanità merita che tu prosegui quella lotta di liberazione, quell'impegno di solidarietà che è insieme resistenza alla menzogna e all'oppressione, universale benevolenza, vigile responsabilità e generosa condivisione; l'umanità intera e la tua stessa umanità lo merita.
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E quindi penso che un buon modo di ricordare Peppino Impastato sia mettersi in contatto con i suoi compagni di Cinisi, di Palermo, e sostenerli come si può.
E che un modo altrettanto buono sia quello di condurre nel luogo in cui vivi la lotta contro i poteri criminali e contro il regime della corruzione, la lotta per l'eguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani, la lotta contro la rapina, l'abuso, la violenza che condanna le sue vittime a una vita di strazi e a una morte prematura.
La lotta, per ripetere una volta di più le parole che ripeto ogni giorno a chi ancora vuole ascoltare un vecchio barbogio, contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni; la lotta per i diritti umani di tutti gli esseri umani; la lotta in difesa di quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanità intera, quest'unico mondo vivente di cui siamo insieme parte e custodi. La lotta di tutte le oppresse e di tutti gli oppressi per far cessare la rapina, la violenza, l'iniquità ed ogni devastazione. La lotta di tutte le oppresse e di tutti gli oppressi per realizzare una società finalmente umana.
La lotta di Peppino Impastato, e d'innumerevoli resistenti, d'innumerevoli vittime.
La lotta nonviolenta che ad ogni violenza si oppone.
La lotta nonviolenta che soccorre ed accoglie ed assiste ogni persona bisognosa di aiuto.
La lotta nonviolenta, che è un altro nome della lotta antimafia, che è un altro nome della lotta antifascista.
Salvare le vite è il primo dovere.
Sii tu l'umanità come dovrebbe essere.
Nel ricordo di Peppino Impastato continuala tu la lotta per la liberazione dell'umanità intera.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi.
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Una minina notizia su Peppino Impastato
Giuseppe Impastato, nato nel 1948, militante della nuova sinistra di Cinisi (Pa), straordinaria figura della lotta contro la mafia, di quel nitido e rigoroso impegno antimafia che Umberto Santino defini' "l'antimafia difficile"; fu assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978. Tra le raccolte di scritti di Peppino Impastato: Lunga è la notte. Poesie, scritti, documenti, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, Palermo 2002, 2008. Tra le opere su Peppino Impastato: Umberto Santino (a cura di), L'assassinio e il depistaggio, Centro Impastato, Palermo 1998; Salvo Vitale, Nel cuore dei coralli, Rubbettino, Soveria Mannelli 1995; Felicia Bartolotta Impastato, La mafia in casa mia, La Luna, Palermo 1986; Claudio Fava, Cinque delitti imperfetti, Mondadori, Milano 1994; AA. VV., Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio, Editori Riuniti, Roma 2001, 2006 (pubblicazione della relazione della commissione parlamentare antimafia presentata da Giovanni Russo Spena; con contributi di Giuseppe Lumia, Nichi Vendola, Michele Figurelli, Gianfranco Donadio, Enzo Ciconte, Antonio Maruccia, Umberto Santino); Marco Tullio Giordana, Claudio Fava, Monica Zapelli, I cento passi, Feltrinelli, Milano 2001 (sceneggiatura del film omonimo); Umberto Santino (a cura di), Chi ha ucciso Peppino Impastato. Le sentenze di condanna dei mandanti del delitto Vito Palazzolo e Gaetano Badalamenti, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, Palermo 2008; Giovanni Impastato e Franco Vassia, Resistere a mafiopoli. La storia di mio fratello Peppino Impastato, Stampa Alternativa, Viterbo 2009.
Naturalmente sono fondamentali le molte altre ottime pubblicazioni del Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato"; per contatti: Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", via Villa Sperlinga 15, 90144 Palermo, sito: www.centroimpastato.it
Ugualmente fondamentale l'attività dell'"Associazione casa memoria Felicia e Peppino Impastato"; per contatti: corso Umberto I 220, 90045 Cinisi (Pa), sito: www.peppinoimpastato.com
Si vedano anche almeno i libri dedicati a Felicia Bartolotta Impastato, la madre di Giuseppe Impastato che lo ha sostenuto nella sua lotta, lotta che ha proseguito dopo l'uccisione del figlio; è deceduta nel dicembre 2004. Opere di Felicia Bartolotta Impastato: La mafia in casa mia, intervista di Anna Puglisi e Umberto Santino, La Luna, Palermo 1987. Tra le opere su Felicia Bartolotta Impastato: Anna Puglisi e Umberto Santino (a cura di), Cara Felicia. A Felicia Bartolotta Impastato, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, Palermo 2005; Cfr. anche il profilo scritto da Anna Puglisi per l'Enciclopedia delle donne e ripubblicato anche in "Nonviolenza. Femminile plurale" n. 311.


Viterbo, 8 maggio 2020

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo

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