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Un 1° maggio internazionalista a Torpignattara

(30 Aprile 2021)

1 maggio torpignattara

Probabilmente ancora non ci siamo. Nel senso che la riappropriazione delle piazze, da parte delle realtà antagoniste e della sinistra di classe, sta procedendo troppo lentamente. Molte e molti sono ancora legati a una parola d'ordine ormai abusata: "restiamo a casa". Ma il punto è questo: di "restare a casa" non ce lo possiamo più permettere e non per un'astratta rivendicazione di libertà. No, non si tratta di far propri quei discorsi individualistici - veicolati dalle forze politiche di destra - che contestano aprioristicamente tutte le restrizioni introdotte in relazione alla pandemia. Da tale approccio siamo lontani, così come da un'accettazione altrettanto poco meditata, tesa a giustificare qualsiasi limitazione in nome dell'emergenza sanitaria. A nostro avviso, occorre invece un discorso più analitico, orientato a valutare i pro e i contro di ognuna delle misure adottate dall'alto, nonché a distinguere tra i provvedimenti utili al contenimento della pandemia e quelli volti a rafforzare il controllo sociale. Le realtà antagoniste che continuano a rinviare il momento della mobilitazione, volontariamente o meno rappresentano non una valida alternativa all'individualismo di destra, ma una sorta di suo opposto speculare. Tanto più che da febbraio è in carica uno dei governi più esplicitamente padronali della storia repubblicana. Per fortuna c'è chi è consapevole della gravità del momento e, ad esempio, utilizza la giornata del 1° maggio per rilanciare chiari contenuti di classe. A Roma, in quartiere multietnico come Torpignattara, è prevista un'iniziativa dal chiaro segno internazionalista. L'appuntamento è alle 16.30 in Largo Perestrello e il comunicato d'indizione è firmato da Torpignattara in Lotta, una sigla che probabilmente comprende diverse realtà del territorio (noi abbiamo appreso della cosa dalla pagina fb del Nido di Vespe - Comitato di Lotta Quadraro, storica espressione dell'antagonismo sociale in quella parte della città). Ma confrontiamoci un attimo con i contenuti della giornata. L'incipit del suddetto comunicato è il seguente: "La società industriale contemporanea è differente da quella dello scorso secolo, soprattutto quella italiana. E’ una realtà obiettivamente più multietnica, multiculturale, meno classicamente industriale' e 'nazionale' di quanto lo era in passato, con ancora più necessità lasciate insoddisfatte. Una costante però è rimasta: lo sfruttamento capitalista". In sostanza, si manifesta una piena consapevolezza delle trasformazioni che hanno riguardato la realtà italiana negli ultimi decenni, comportando la formazione di un proletariato autenticamente multietnico. A questo soggetto ci si rivolge in un contesto in cui si sono amplificate "le differenze di classe tra Capitale e Lavoro, tra profitti e salari, tra grandi proprietà e grandi miserie".
Tale situazione, contraddistinta dal peggioramento delle condizioni di vita della parte sfruttata della società, viene lucidamente vista come il risultato delle politiche di divisione attuate dalla classe dominante, che portano "le masse di persone sfruttate, precarie, disoccupate, immigrate e del genere non dominante" a condurre una "guerra tra miserabili" piuttosto che a opporsi all'azione del padronato.
Varie sono le forme assunte dai suddetti contrasti tra i poveri: "i conflitti indotti tra lavoratori e lavoratrici “garantiti” e “precarie”, tra “occupati/e” e “disoccupate/i”, tra persone indigene e immigrate, tra generi sessualmente differenti". Ma mai come oggi, risulta necessario avviarsi verso una concreta solidarietà tra sfruttate/i, ossia tra tutte quelle persone cui "vengono profittevolmente negati l’accesso universale ai beni e servizi basici sociali, come la sicurezza e il benessere economico e sociale, la salute e la cittadinanza".
Dunque, è tempo di riaffermare, nelle piazze, l'istanza dell'unità di classe, partendo però da un discorso non esclusivamente di principio. Nel caso specifico, la scelta di di una delle zone più multietniche di Roma è già in sé significativa. Inoltre, le rivendicazioni veicolate dal comunicato in questione sono assai concrete. Esso si conclude, infatti, con l'invito a contrastare "lo sfruttamento e i licenziamenti, (...) il razzismo e il patriarcato, (...) la repressione e gli sfratti". Esprimendosi anche in termini propositivi, ossia richiamando la necessità di lottare per "salario, reddito, salute, cittadinanza e abitazioni garantiti e universali per tutte/i".
Ora, in relazione a questa piattaforma va rilevato che, pur essendo molto generale, essa denota la capacità di misurarsi con le istanze dei soggetti sociali di riferimento. Ad esempio, non è irrilevante l'inclusione del tema della cittadinanza, declinato dalle forze progressiste sull'esclusivo terreno dei diritti civili e invece qui impostato in altro modo. Infatti, chi non ha la cittadinanza accede al mondo del lavoro in condizioni ancor più svantaggiate rispetto a quelle (comunque non ottimali) di cittadine e cittadini. A parte il riconoscimento di una sintonia di fondo con la propria classe, va detto che la manifestazione potrà definirsi riuscita, risultando veramente incisiva, laddove sia significativa la presenza tanto di persone indigene quanto di persone immigrate. La rappresentazione in piazza di questa unione potrebbe spingere tanti abitanti del territorio - intossicati dalle campagne xenofobe e divisive degli ultimi anni - a iniziare a vedere le cose diversamente. A porsi almeno il problema di quanto poco convenga, per chi fa parte della classe sfruttata, assumere una posizione ostile verso i propri naturali alleati.

Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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