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(2 Maggio 2012) Enzo Apicella
A Torino contestato Piero Fassino al corteo del primo maggio. La polizia interviene con una carica pesante e immotivata.

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I gravi fatti di questa notte a Milano… Mobilitiamoci contro l’escalation repressiva del governo Draghi e del padronato

(27 Maggio 2021)

TIR (italiano – english)

polizia contro picchetto ikea

È urgente una risposta forte e unitaria all’escalation repressiva del governo Draghi e del padronato!

I fatti di questa notte al magazzino Zampieri FedEx di San Giuliano sono tra quelli che parlano chiaro: prima l’assalto al picchetto operaio di una squadraccia di mazzieri travestiti da operai, armati di bastoni, pistole taser, tirapugni (con diversi feriti); poi l’intervento di oltre 100 poliziotti e carabinieri per identificare gli operai licenziati in picchetto e i solidali, che erano stati appena aggrediti. Sapendo che non basteranno né le manovre di divisione, né la collaborazione di Cgil-Cisl-Uil ad evitare lo scoppio di acuti conflitti sociali, il governo Draghi e il padronato si preparano, di buona intesa, a fronteggiare la stagione dei licenziamenti con il pugno di ferro.

E dal momento che con le denunce, gli arresti, le multe, i fogli di via non sono riusciti a fermare la lotta dei facchini SI Cobas di Piacenza, sono passati alle bastonature di stato in serie per ferire e intimidire. Alla FedEx di Peschiera Borromeo, all’Esselunga di Pioltello, a piazza Colonna a Roma, contro i disoccupati del Movimento 7 novembre a Napoli, così come in precedenza contro i No Tav a Torino e in valle. Non c’è stato finora il morto o i morti. Ma la dinamica messa in moto, che ha sdoganato la violenza dei crumiri, in azione stanotte con martelli anche alla DHL di Liscate, sicuri di restare impuniti, porta in questa direzione.

Dobbiamo fermarla sul nascere!

Per fermarla sul nascere sono positive tutte le prese di posizione di esplicita condanna dell’azione repressiva del “governo dei migliori”, i migliori servitori del capitale italiano e globale – tanto quanto sono, saranno rivelatori i silenzi, il voltarsi dall’altra parte, le polemiche pretestuose. Ma poiché si tratta di opporre forza organizzata e cosciente ad una forza organizzata nemica al momento preponderante, oltre il coraggio, serve una risposta unitaria la più larga possibile. In gioco non è soltanto la sorte dei trecento licenziati di Piacenza, la loro vittoria o la loro sconfitta, una vittoria o una sconfitta del SI Cobas. Per FedEx e gli altri superpadroni della logistica, questa lotta è diventata un banco di prova: se la multinazionale amerikana sfonda, scatterà a breve un attacco su tutta la linea all’unico settore del proletariato che negli ultimi 10 anni, grazie alle sue lotte, è andato avanti anziché indietro. Sarebbe un duro colpo a tutta la classe, a cominciare dagli operai Stellantis, che stanno dando i primi segni di risveglio. Perché invece di seguire le estenuanti vie istituzionali come stanno facendo senza alcun risultato gli operai di Whirpool o di Embraco, gli indomiti facchini FedEx di Piacenza hanno scelto la via della lotta, degli scioperi di filiera e di settore, dell’appello alla solidarietà di classe, della sfida alle forze politiche che sostengono Draghi. Proprio lo sciopero e l’organizzazione operaia autonoma sono sotto attacco frontale da parte dell’asse FedEx/Confindustria/Draghi – che sta utilizzando a questo scopo gli infami decreti Salvini approvati nel 2018 dal governo Lega-Cinquestelle, scritti sotto dettatura dei boss della logistica.

Con la decisione dell’esecutivo di non prorogare i licenziamenti oltre il 30 giugno (salvo le imprese che preferiscono avere la cassa integrazione gratis), il dado è tratto. Bisogna prepararsi allo scontro. Non ci sono più scuse che tengano. Non ci sono per Cgil-Cisl-Uil, che strepitano anche contro la scandalosa decisione di generalizzare gli appalti al massimo ribasso, che scandalosa è davvero, ma è difficile vadano oltre azioni puramente simboliche, dal momento che risale a circa vent’anni fa l’ultima loro mobilitazione di massa reale (fatta di sabato) della sola Cgil: quella contro la cancellazione dell’art. 18. Questo, però, è anche il momento della verità per il cd. “sindacalismo di base”, che dimostrerebbe la sua inutilità ai fini di una difesa efficace degli interessi di classe se non fosse capace, neppure in una circostanza del genere, di compattarsi e rispondere unitariamente all’aggressione padronal-statale che, in forme differenti, non risparmia ormai nessuno: vedi la vicenda dell’iscritto Usb licenziato dall’Arcelor Mittal a Taranto, i ferrovieri della Cub sanzionati dalla magistratura con una maxi-multa, o le intimidazioni e i soprusi che fioccano sui luoghi di lavoro senza badare alla tessera sindacale che i colpiti hanno in tasca – il padrone stragista della funivia del Mottarone poco tempo fa aveva licenziato un iscritto della Cisl, perché gli dava fastidio il solo sentir nominare sindacato e contratti nazionali… Altrettanto vale per gli appartenenti all’arcipelago delle piccole forze politiche che si dicono anti-capitaliste, o addirittura rivoluzionarie, se non vogliono passare per chiacchieroni o, peggio, per disertori.

In questo frangente l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi e il Patto d’azione anti-capitalista per il fronte unico di classe sono chiamati a rilanciare la propria iniziativa in modo serrato e determinato, a proiettarsi con convinzione verso la massa della classe lavoratrice, minacciata dalla disoccupazione, da un’illimitata precarietà, dalla povertà, dai debiti, tanto quanto da uno sfruttamento così estremo da moltiplicare “incidenti” e morti assassinati sul lavoro per l’insaziabile avidità del capitale. E a proiettarsi verso le grandi masse degli sfruttati e degli oppressi di tutto il mondo, che sono i nostri unici, veri alleati nella lunga guerra di liberazione dal capitalismo.

Alla lotta contro i licenziamenti, contro la repressione, contro il padronato, contro il governo Draghi, contro l’Unione europea!

27 maggio

Tendenza internazionalista rivoluzionaria


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A strong and unified response to the repressive escalation of the Draghi government and the bosses is urgently needed!

The events of this night at the Zampieri FedEx warehouse in San Giuliano (Milan) are among those that speak for themselves: first the attack on the picket worker by a squad of dealers disguised as workers, armed with sticks, taser guns, brass knuckles (with several injured); then the intervention of over 100 policemen and carabinieri to identify the workers fired on picket and the solidarity workers, who had just been attacked. Knowing that neither the divisional maneuvers nor the collaboration of Cgil-Cisl-Uil will be enough to avoid the outbreak of acute social conflicts, the Draghi government and the employers are preparing, by good agreement, to face the season of dismissals with their iron fist. And since with the complaints, the arrests, the fines, they failed to stop the struggle of the SI Cobas porters from Piacenza, they have gone to state beating in series to injure and intimidate. At the FedEx in Peschiera Borromeo, at the Esselunga di Pioltello, in Piazza Colonna in Rome, against the unemployed of the 7 November Movement in Naples, as well as previously against the No Tav in Turin and in the valley.

There has been no dead man or dead so far. But the dynamic set in motion, which foments the violence of the strike-breakers, in action tonight with hammers also at DHL in Liscate, sure to remain unpunished, leads in this direction.

We have to stop it in the bud!

To stop it in the bud, all the positions of explicit condemnation of the repressive action of the “government of the best”, that is to say the best servants of Italian and global capital, are positive – as much as are revealer the silences, the turning away, the spurious controversies. But since it is a question of opposing organized and conscious force to an enemy organized force which is preponderant at the moment, besides courage, a unitary response as broad as possible is needed.

At stake is not only the fate of the three hundred fired from Piacenza, their victory or their defeat, a victory or a defeat of SI Cobas. For FedEx and the other super-masters of logistics, this struggle has become a test case: if the Amerikan multinational breaks through, an attack across the board will soon be triggered on the only sector of the proletariat (in Italy) that in the last 10 years, thanks to its struggles, went forward instead of backward. It would be a severe blow to the whole class, starting with the Stellantis workers, who are showing the first signs of awakening. Because instead of following the grueling institutional paths as the workers of Whirpool or Embraco are doing to no avail, the indomitable FedEx porters of Piacenza have chosen the path of struggle, of supply chain and sector strikes, of the appeal to class solidarity, of the challenge to the political forces that support Draghi. The strike and the autonomous workers’ organization are under frontal attack by the FedEx / Confindustria / Draghi axis – which is using for this purpose the infamous Salvini decrees approved in 2018 by the Lega-Cinquestelle government, written under the dictation of the logistics bosses.

With the executive’s decision not to extend the layoffs beyond June 30 (except for companies that prefer to have free cassa integrazione), the die is cast. We must prepare for the fight. There are no more excuses to hold. There are no excuses for CGIL-CISL-UIL, which are also clamoring against the scandalous decision to generalize contracts at the lowest price, which is really scandalous, but it is very difficult that they’ll go beyond purely symbolic actions, since it dates back to about twenty years ago their last real mass mobilization (made on Saturday) of the CGIL alone: ​the one against the cancellation of art. 18. This, however, is also the moment of truth for the cd. “rank and file unionism”, which would demonstrate its uselessness for the purposes of an effective defense of class interests if it were not capable, even in such a circumstance, of compacting itself and responding jointly to the boss-state aggression which, in different forms, now spares no one: see the story of the USB member fired by Arcelor Mittal in Taranto, the railway workers of the Cub sanctioned by the judiciary with a maxi-fine, or the intimidation and abuses that flock to the workplace without paying attention to the union card that those affected have in their pockets – the master responsible of the Mottarone cable car massacre recently fired a member of the CISL, because he was bothered by the mere hearing of a union and national contracts …

The same is true for the members of the archipelago of small political forces who call themselves anti-capitalist, or even revolutionary, if they don’t want to pass for talkers or, worse, deserters.

At this juncture the Assembly of combative workers and the Anti-capitalist Pact of action for the united class front are called to relaunch their initiative in a tight and determined way, to project themselves with conviction towards the mass of the working class, threatened by unemployment, by an unlimited precariousness, by poverty, by debts, as much as by an exploitation so extreme as to multiply “accidents” and deaths murdered at work by the insatiable greed of capital. And to project itself towards the great masses of the exploited and oppressed around the world, who are our only, true allies in the long war of liberation from capitalism.

To the fight against layoffs, against repression, against the bosses, against the Draghi government, against the European Union!

May 27

Revolutionary internationalist tendency

pungolorosso.wordpress.com

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