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L'angoscia dell'anguria

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(24 Luglio 2013) Enzo Apicella

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Offensiva borghese e organizzazione indipendente della classe operaia

(8 Settembre 2021)

scintilla

Mentre la situazione economica è caratterizzata da una stabilizzazione relativa e vacillante, nel campo politico si accentua la rissosità fra partiti borghesi.

La conflittualità si accentuerà sui vari temi in agenda nei prossimi mesi (elezioni comunali, riforma Cartabia, riforma fiscale e delle pensioni, riforma PA, Ddl Zan, etc.), in vista delle elezione del presidente della repubblica.

Le contraddizioni attraversano i rapporti fra i partiti si sviluppano anche al loro interno, riflettendo l’urto di interessi fra frazioni della classe dominante.

Draghi va avanti senza farsi trascinare nella rissa, per rispettare gli impegni presi con l’UE sul PNRR, che prevedono obiettivi e tempi categorici; intanto prepara il G20 per rilanciare l’immagine di un imperialismo italiano che perde sempre più posizioni.

La “fiducia preventiva” posta da Draghi sulla controriforma della giustizia fa capire che utilizzerà il “semestre bianco” per procedere a spron battuto nell’attuazione del programma della borghesia imperialista, accelerando e intensificando l’offensiva antioperaia.

Per gli operai non c’è nulla di buono in vista. Se i partiti borghesi si combattono fra di loro con spade di cartone, usano quelle di ferro per attaccare chi produce tutta la ricchezza sociale.

Il capitalismo per imboccare la strada della ripresa ha bisogno di una competività sfrenata, di ristrutturazioni profonde, concentrazione di capitali, rafforzamento dei monopoli.

I manager si fanno beffe degli accordi firmati e delle raccomandazioni (grazie Landini…). Licenziano per i aumentare i dividendi degli azionisti. Puntano a sostituire operai anziani, logorati, operai combattivi e sindacalizzati, con giovani precari e supersfruttatti, con contratti a tempo determinato.

Siamo all’inizio dell’ennesima mattanza sociale, ma anche di una nuova e più acuta fase della lotta di classe degli sfruttati contro gli sfruttatori.

La rabbia e la protesta proletaria crescono. Mentre si cercano le vie dell’unità di lotta, per creare i rapporti di forza necessari a imporre il ritiro dei licenziamenti, i grandi problemi sociali irrisolti tornano a porsi con maggiore evidenza.

Scrivono gli operai GKN: “Il tema che questa nostra vertenza pone all’intera società è quello della continuità produttiva dello stabilimento. Poniamo il tema del posto di lavoro come un corpo di diritti e un patrimonio collettivo. Il paradosso a cui stiamo assistendo è questo: il singolo operaio pone alla società il tema del posto di lavoro come un problema collettivo, Governo e aziende rispondono proponendo al singolo operaio misure per addolcire la sua condizione individuale di futuro disoccupato.”

Il problema posto non si risolve con una legge sulle delocalizzazioni, invocata dai riformisti, o con le “ricollocazioni”.

Per offrire una risposta occorre chiedersi: da cosa dipendono la crisi dell’industria, i licenziamenti di massa, lo sfruttamento senza fine? Dipendono dalle leggi del capitalismo, in cui la produzione è finalizzata al profitto.

Di conseguenza, la soluzione al problema non può che trovarsi nel passaggio della proprietà dei mezzi di produzione dalle mani private alla mano sociale.

A coloro che ritengono il socialismo qualcosa che non interessa più l’operaio, rispondiamo che la questione del passaggio rivoluzionario al socialismo è più attuale che mai.

La società socialista non è solo fondamentalmente diversa dal capitalismo, ma è anche superiore. Assicura nei fatti (e non sulla carta) lavoro, casa, pensione, istruzione gratuita fino ai livelli superiori, sanità pubblica, svago e cultura.

E’ la sola società che ha dimostrato di garantire ai lavoratori tutti i diritti, di abolire sfruttamento e disuguaglianze sociali.

Tutto questo è possibile perché c’è la socializzazione dei mezzi di produzione, l’economia pianificata e il sistema della dittatura del proletariato, diretto dal Partito comunista.

Ed è proprio il Partito la principale questione politica che si pone alle avanguardie di fabbrica.

Senza un partito politico indipendente della classe operaia, con un suo programma rivoluzionario di lotta al capitalismo e per il socialismo, il movimento operaio finisce per sottomettersi alla borghesia e al riformismo.

Lavorare per il Partito oggi significa unirsi in una sola organizzazione che lo prepari legando la teoria marxista-leninista con la pratica quotidiana.

Da “Scintilla”, n. 117 – settembre 2021

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