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(16 Giugno 2010) Enzo Apicella
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Emergenza siccità nel Corno d’Africa: in Kenya il costo dell’acqua è cresciuto fino al 400%

Unicef: «L'unico modo per fermare questa crisi è che i governi, i donatori e la comunità internazionale aumentino i finanziamenti»

(24 Agosto 2022)

siccità fame

Se l’emergenza siccità guidata dalla crisi climatica è già molto pressante in un Paese sviluppato come l’Italia, in Corno d’Africa e in Sahel – entrambe regioni che hanno contribuito solo in minima parte all’emissione dei gas serra che stanno surriscaldando il clima – sta assumendo proporzioni apocalittiche.

Come informa oggi l’Unicef, il numero di persone colpite dalla siccità in Etiopia, Kenya e Somalia che non hanno un accesso affidabile ad acqua sicura è passato da 9,5 milioni di febbraio a 16,2 milioni di luglio, mettendo i bambini e le loro famiglie in maggiore pericolo di contrarre malattie come il colera e la diarrea. Mentre in Burkina Faso, Ciad, Mali, Niger e Nigeria, la siccità, i conflitti e l’insicurezza sono alla base dell’insicurezza idrica, con 40 milioni di bambini che devono affrontare livelli di vulnerabilità idrica da alti a molto alti.

«La storia dimostra che quando alti livelli di malnutrizione acuta grave nei bambini si combinano con epidemie mortali di malattie come il colera o la diarrea, la mortalità infantile aumenta drammaticamente – e tragicamente. Quando l’acqua non è disponibile o non è sicura, i rischi per i bambini si moltiplicano esponenzialmente. In tutto il Corno d’Africa e nel Sahel, per milioni di bambini un’altra malattia significherebbe la catastrofe», dichiara il direttore generale dell’Unicef Catherine Russell.

La maggior parte delle persone nel Corno d’Africa si affida all’acqua fornita da venditori su camion o carretti trainati da asini: qui, alla scarsità materiale di risorsa idrica, si abbina anche un elevatissimo rincaro delle forniture. Col risultato che nelle aree più colpite dalla siccità, l’acqua non è più alla portata di molte famiglie.

In tutto il Sahel, la disponibilità di acqua è diminuita di oltre il 40% negli ultimi 20 anni a causa dei cambiamenti climatici e di fattori complessi come i conflitti

In Kenya – dove oltre il 90% delle fonti d’acqua aperte (come stagni e pozzi) nelle aree colpite dalla siccità sono già prosciugate – 23 contee hanno registrato aumenti significativi dei prezzi, con Mandera che ha raggiunto il 400% e Garissa il 260% rispetto al gennaio 2021.

Una situazione che va di pari passo con la crescita delle malattie trasmesse dall’acqua: in Somalia sono stati segnalati focolai di diarrea acuta acquosa e colera in quasi tutti i distretti colpiti dalla siccità, con 8.200 casi segnalati tra gennaio e giugno, più del doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Che fare? L’Unicef sta fornendo aiuti salvavita e servizi multisettoriali resilienti ai bambini e alle loro famiglie in grave difficoltà nel Corno d’Africa e nel Sahel, ma l’appello per aumentare la resilienza a lungo termine delle famiglie nella regione del Corno d’Africa – e impedire che la siccità devasti le vite per gli anni a venire – è attualmente finanziato solo per il 3%. L’appello per la regione del Sahel centrale, volto a soddisfare le esigenze dei bambini e delle famiglie vulnerabili con programmi di acqua, servizi igienici e igiene, è invece finanziato solo al 22%.

«Immaginate di dover scegliere tra comprare il pane o l’acqua per un bambino affamato, assetato e già malato, o tra guardare il vostro bambino soffrire per la sete estrema o lasciarlo bere acqua contaminata che può causare malattie mortali – sottolinea Russell – Le famiglie delle regioni colpite dalla siccità sono costrette a scelte impossibili. L’unico modo per fermare questa crisi è che i governi, i donatori e la comunità internazionale aumentino i finanziamenti per soddisfare i bisogni più acuti dei bambini e forniscano un sostegno flessibile a lungo termine per spezzare il ciclo delle crisi».

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