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LA ROSA BIANCA E LA RESISTENZA AL NAZISMO

(27 Febbraio 2023)

Dal n. 122 di "Alternativa di Classe"

Sophie Scholl

Sophie Scholl

Quando si parla di nazismo, si è soliti pensare alla Shoah o alle vicende militari tedesche di prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. Meno propensi a pensare al dissenso e alla resistenza che gruppi, movimenti, associazioni, e anche singole persone, fecero contro il regime nazista. Tra il 1933 e il 1945, molte migliaia di persone cercarono di organizzare forme di resistenza contro i nazisti, utilizzando mezzi sia violenti, che non.
Tra i primi oppositori del nazismo in Germania ci furono i comunisti, i socialisti e i leader dei sindacati. Nelle stesse principali confessioni religiose, nonostante che, in generale, appoggiassero il regime o accettassero passivamente la sua politica, vi furono persone che si opposero fortemente al regime.
Allo stesso modo, all'interno delle forze conservatrici e fra i generali di ascendenza prussiana, disgustati da “quel caporale austriaco”, alcuni cercarono, nel momento in cui i tedeschi avevano cominciato ad avere difficoltà sul campo militare, di giungere ad una pace con gli Alleati prima che arrivasse la tragedia. Viene così ricordata la congiura del 20 Luglio 1944, quando un gruppo di ufficiali al comando del Generale von Stauffenberg, mise una bomba sotto a un tavolo vicino a Hitler, che uccise tre generali, ma non il dittatore.
La manipolazione del consenso e il terrorismo politico impedirono che si formasse in Germania una base popolare contro il regime, la cui èlite ne aveva sposato integralmente la causa. La repressione poliziesca cercò di stroncare sul nascere ogni tentativo di opposizione organizzata e qualsiasi atto di insubordinazione.
In questo contesto, nel giugno del '42 a Monaco venne fondato il gruppo della “Rosa Bianca (Die Weisse Rose)” da cinque studenti (Hans School, la sorella Sophie, Alexander Schmorell, Cristoph Probst, Willy Graf) e da un professore, Kurt Huber. Tale gruppo operò fino a Febbraio 1943, quando furono arrestati insieme ad altre ottanta persone che non ne facevano parte, ma ne erano lontanamente collegate.
La Rosa Bianca non era un'organizzazione diffusa, strutturata e con collegamenti internazionali, come poteva essere la Resistenza italiana, anche se, nel giro di qualche mese, si era trasformata da attività isolata in una rete di espansione che andava diffondendosi nella Germania sud-occidentale, per arrivare sino ad Amburgo e, soprattutto, a Berlino.
I giovani del gruppo non erano animati da una ideologia, né erano iscritti a gruppi politici. Erano ispirati ai principi cristiani di fratellanza (anche se erano di differenti confessioni: evangelici, protestanti e cattolici) e di giustizia, animati dal coraggio di una fede più forte dell'odio e della repressione. Nel gruppo la più determinata era Sophie School, che proveniva da una famiglia antinazista, ma, come tutti i giovani, prima era entrata col fratello e le sorelle nella Gioventù hitleriana; erano, infatti, stati contagiati dall'entusiasmo generale, ma, dopo quattro anni, ne erano usciti disillusi e schifati.
Nel Maggio 1942 la School si recò dal fratello all'Università di Monaco, e decise con alcuni compagni di impegnarsi in una aperta opposizione al nazismo. A metà giugno del '42 cominciarono ad apparire alcuni volantini; ne uscirono quattro diversi, uno dopo l'altro. Logicamenti alcune copie arrivarono alla Gestapo, la quale non riuscì a trovare gli autori, e così mise in allerta proprie spie, che pullulavano all'interno delle università, prendendo nota di tutto quello che si diceva e si faceva.
I volantini esortavano i tedeschi a rifiutare la politica dittatoriale di Hitler attraverso la disobbedienza ed i principi di tolleranza e giustizia. Questa azione di resistenza passiva avrebbe dovuto esercitarsi tramite il sabotaggio degli eventi nazisti, delle loro manifestazioni artistiche, delle loro pubblicazioni, delle raccolte di fondi, passate per beneficenza, cioè tutto quello che favoriva la propaganda di regime.
Gli ultimi due volantini indicavano le mete a cui tendere: il collegamento con gli altri gruppi della resistenza, una Germania federale, l'Europa unita, un ordinamento costituzionale atto a conciliare i diritti della classe lavoratrice e le conquiste proprie della civiltà liberal-democratica.
La Rosa Bianca “appassì” il 18 Febbraio 1943, esattamente 80 anni fa, quando i due fratelli School con circa 1500 volantini (il sesto testo) si recarono all'Università di Monaco e li lanciarono dalle scale. Visti da un impiegato dell'Ateneo, vennero denunciati e consegnati alla Gestapo. Così come prevedeva il piano del gruppo in caso di arresto, sostennero che erano solo loro i responsabili delle azioni fatte dalla Rosa Bianca. Dopo l'interrogatorio con annessa tortura, durato quattro giorni, il 22 Febbraio il “Tribunale del popolo” del regime (VOLKSGERCHSHOF) li dichiarò colpevoli, e li condannò a morte.
Le motivazioni furono che “gli accusati hanno, in tempo di guerra e per mezzo di volantini, incitato al sabotaggio dello sforzo bellico e degli armamenti, e al rovesciamento dello stile di vita nazionalsocialista del nostro popolo, hanno propagandato idee disfattiste e hanno diffamato il Fuhrer in modo assai volgare, prestando così aiuto al nemico del Reich e indebolendo la sicurezza armata della Nazione. Per questi motivi essi devono essere puniti con la morte”. I due fratelli ed il loro compagno Probst furono ghigliottinati. Dopo poco, tutti i membri della Rosa Bianca vennero arrestati e processati, condannati e decapitati; in tutto 15 condanne a morte e 38 carcerazioni.
Noi, che non siamo pacifisti e che non condividiamo le loro posizioni liberal-democratiche, riconosciamo il coraggio, la coerenza e il sacrificio di questi militanti, e riconosciamo il loro tentativo di smuovere le coscienze di un popolo, la cui maggioranza aveva abbracciato a tutto tondo la politica nazista.
Nella consapevolezza tedesca, la resistenza farebbe riferimento solo alla congiura dei generali e alla Rosa Bianca, e non a caso. L'anticomunismo della Repubblica Federale ha sempre cercato di non parlare della “Resistenza rossa”, non riconoscendole il suo giusto e doveroso merito. In Germania c'erano stati 10 attentati a Hitler e vi furono attive una quindicina di organizzazioni di resistenza, ma il vuoto di memoria storica dei tedeschi è stato rafforzato da diversi motivi. Il regime hitleriano aveva dato notizie di solo tre processi politici: quello contro gli anarco-sindacalisti del '35, quello della Rosa Bianca del '43 e quello del putsch del '44.
Per gli Alleati esisteva una colpa collettiva del popolo tedesco, e non poteva esserci resistenza: ogni materiale su di essa fu da loro preso e archiviato; nella Germania occidentale quasi nessuno voleva sapere della resistenza.
Già nei primi degli anni '20 c'erano stati movimenti e partiti della sinistra radicale o minoritaria, che avevano messo in guardia il popolo tedesco dal pericolo fascista. Nel 1932 era nata a Berlino ed in altre città tedesche una Unione di lotta contro la reazione e il fascismo, che comprendeva la FAUD e altre piccole organizzazioni. La FAUD (movimento anarco-sindacalista) non era soltanto una comunità di lotta economica, ma altresì un movimento culturale, che doffondeva anche informazioni d'igiene e di riforma sessuale. Erano forti nel movimento dei disoccupati.
Nel Febbraio 1933 la FAUD si autosciolse e cercò di adattare la propria struttura organizzativa alla lotta clandestina, costituendosi in celle di cinque compagni, e solo un compagno ne conosceva un altro di un'altra cellula. Essi riuscirono ad organizzare manifestazioni contro i nazisti, a Mannheim e Wuppertal riuscirono ad attuare azioni di disturbo o a impedire le “marce trionfali” delle organizzazioni fasciste.
Durante i primi anni del nazismo, opposizione e resistenza erano state fatte esclusivamente dalla Sinistra; la borghesia aveva tutto l'interesse ad appoggiare la politica hitleriana, e la piccola borghesia, senza coscienza di classe, era attratta dalla propaganda e dalle promesse dei nazisti.
Nel frattempo si formarono diversi gruppi clandestini del KPD, ma, data la loro poca esperienza della lotta clandestina, furono facile preda della Gestapo. Nella stessa SPD la base , ma soprattutto i giovani della SAJ (Gioventù Socialista dei Lavoratori), era in dissidio con i dirigenti per la loro linea di moderazione, e chiedevano di formare un fronte unico della classe operaia contro il nazismo. Ma la reazione e la repressione dei nazisti fu rapida, e furono creati 36 tribunali speciali per i processi politici: dal 1933 al '35 furono processate 20883 persone.
Negli anni successivi si continuò sulla stessa falsariga. L'attacco all'URSS del '41 fece riprendere forza alla resistenza, specialmente quella comunista, con l'arresto di 11405 attivisti. Nel 1942 venne scoperta l'organizzazione “Orchestra Rossa”, una rete trasversale di alti funzionari ministeriali comunisti, che passavano importanti informazioni agli Alleati. Furono giustiziate 49 persone. Si formarono anche alcune sacche di resistenza di origine borghese, ma quantitativamente fu molto inferiore di quella del movimento operaio. Si ritiene che l'85% dei “resistenti” fossero comunisti e dei gruppi minori della sinistra, 12% i socialdemocratici, e 3% borghesi.
Inoltre, oltre alla Rosa Bianca, altre forme di resistenza non-violenta cercarono di opporsi al nazismo. Molti “testimoni di Geova” combatterono con atti di sfida di carattere morale, rifiutando di servire nell'esercito tedesco, mentre altri, detenuti nei campi di concentramento, organizzarono gruppi di studio religiosi clandestini. Altre forme di resistenza non-violenta vanno considerate, come dare rifugio agli ebrei, salvare vite umane dalla repressione, o semplicemente alzando il morale dei perseguitati.
Il nazismo ed il fascismo, con tutto il sangue e il dolore di milioni di uomini e donne, che furono portati ai campi di concentramento, non erano dovuti alla cattiveria o alla follia di Hitler o Mussolini, ma ad un fatto economico e sociale. La Germania, che, nonostante non avesse colonie nelle quali, come Francia e Inghilterra, la facesse da padrona, diventò una grande potenza industriale, e la sua borghesia poteva ancora svilupparsi, rimettendo in discussione tutto l'ordine e l'equilibrio mondiale.
Per ottenerlo, era necessaria la pace sociale al suo interno, e perciò andava schiacciata la resistenza operaia. La formazione di ghetti e di campi di concentramento aveva lo scopo di sostituire forza-lavoro tedesca, impiegata nella campagna militare, e di farlo ad un costo bassissimo, incamerando ingenti capitali, che servivano per competere sul piano economico e per finanziare lo sforzo bellico. In tal modo si creò il nemico esterno, dove la rabbia dei proletari potesse finalmente scaricarsi senza problemi per il potere.
Nel 2000 è stato istituito il “Giorno della memoria” nella data del 27 Gennaio. In tale occasione si parla quasi esclusivamente della persecuzione degli ebrei, dimenticandosi di comunisti, omosessuali, handicappati, zingari, testimoni di Geova ed oppositori politici. Da allora i rappresentanti della borghesia, pieni di dolore, celebrano la propria falsa coscienza, dimenticando che fu la loro classe ad ingrassare sul lavoro forzato dei vari reietti.
Finchè c'è pace sociale, non hanno bisogno del terrore. E le forze riformiste e gli apparati sindacali la aiutano a mantenerla, pur con qualche scricchiolio. Ma, nel momento in cui fosse la classe operaia a mettere in discussione il suo potere, quella stessa borghesia non esiterà ad usare sistemi analoghi, ovviamente adattati al diverso contesto storico. Le lotte dei lavoratori devono fare sì che gli scricchiolii di oggi diventino talmente forti da far crollare l'intero impero del profitto, per iniziare una nuova strada, guidata dagli oppressi, verso una convivenza senza servi, né padroni.

Alternativa di Classe

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